Elaborazione tratta dal podcast Secret Garden
La forza del silenzio interiore
Mario Antonelli · 2 gennaio 2025
Da dove nasce questo testo
Questo articolo nasce dalla puntata 2 “La forza del silenzio interiore” del podcast Secret Garden: qui trovi l'elaborazione scritta, lì la voce originale di Mario Antonelli. Il concetto fa parte dello stesso percorso raccolto nel libro You Leader Trilogy Vol. 1 — No alle minchiolanze.
L'articolo in breve
Introduzione
Il silenzio interiore non spegne il mondo: ti aiuta ad ascoltare ciò che senti. Quindici minuti senza ruoli da recitare possono restituire spazio alla tua voce.
Casistica quotidiana
Non perché hai trovato una risposta a ogni domanda, ma perché torni a sentire che cosa c'è, sotto le richieste e le aspettative.
Riflessione e approfondimento
Essere connessi con se stessi aiuta a riconoscere quando parlare e quando tacere, quando agire e quando restare a osservare.
Soluzioni e morale
Aspetti in fila alla posta e hai già il telefono in mano, prima ancora di chiederti se ti serve.
L'articolo completo
Quando arriva una notifica, quanto spazio resta per quello che stavi sentendo tu?
Il telefono richiama la tua attenzione. Poi ci sono le opinioni, i giudizi, le aspettative di chi ti sta vicino. E quelle dei social, che riescono a chiederti qualcosa anche senza conoscerti. In mezzo ci siamo noi, con una voce che facciamo fatica a distinguere dal resto.
Non è semplice fermarsi. Soprattutto quando abbiamo qualcuno a cui rispondere, un problema da risolvere, un ruolo da tenere in piedi. Mettersi in ascolto di sé può sembrare l'ultima cosa per cui trovare spazio. Prima sistemiamo il resto, poi magari ci pensiamo. Solo che il resto continua a fare rumore.
È da qui che parte la puntata: dal silenzio interiore. Non un mondo finalmente zitto. Sarebbe una richiesta un po' impegnativa, anche per il telefono.
Il rumore fuori può continuare. E anche dentro non è detto che tutto si calmi appena decidiamo di fermarci. Fare silenzio interiore non significa non sentire più niente. Significa ascoltare quello che senti e dargli un peso. Non liquidarlo subito perché qualcuno ha un'opinione diversa o un'aspettativa più rumorosa.
Per quel momento, le risposte non le cerchi fuori. E non prendi quelle degli altri come risposte al posto delle tue. Lasci un po' di spazio alla tua voce, prima di tornare ad ascoltare le altre.
Un momento senza etichette
Almeno una volta al giorno, puoi concederti un momento in cui non devi dimostrare niente a nessuno.
Non devi essere il genitore, il lavoratore, il partner. E nemmeno quello che risolve i problemi degli altri. I ruoli rimangono, con le loro responsabilità. Ma per un momento non hai bisogno di recitarli.
Prima di quelle etichette ci sei tu. Sembra una cosa evidente, finché non proviamo a farle spazio davvero.
È lì che recuperi il tuo centro. Non perché hai trovato una risposta a ogni domanda, ma perché torni a sentire che cosa c'è, sotto le richieste e le aspettative. Senza doverlo subito spiegare o giustificare a qualcuno.
La sicurezza di sé passa anche da questo contatto. Non è una gara di bravura. Essere connessi con se stessi aiuta a riconoscere quando parlare e quando tacere, quando agire e quando restare a osservare. Non serve riempire ogni spazio con una parola o con qualcosa da fare.
Quindici minuti, nella vita che hai
Non devi aspettare una giornata vuota. Puoi ritagliare quindici minuti nella giornata che c'è. Con la testa sul cuscino, sotto la doccia, con la musica in sottofondo. Il punto non è ottenere un silenzio perfetto. È avere un momento in cui nessuno bussa e tu puoi ascoltarti.
Proteggere quello spazio può essere difficile. Chi ti sta accanto è abituato a trovarti disponibile. Per questo serve farglielo capire, senza trasformarlo in uno scontro: quel momento è per te, e lo fai anche per loro.
La voce interiore non urla. Sussurra. Se le altre voci occupano tutto, sentirla diventa complicato. Non c'è da rimproverarsi: c'è da lasciarle posto.
Come si vede nella vita di tutti i giorni
Sali in macchina e la prima cosa che fai è accendere la radio. Anche per un tragitto di cinque minuti.
Aspetti in fila alla posta e hai già il telefono in mano, prima ancora di chiederti se ti serve.
La sera, a letto, arriva finalmente il silenzio. E con lui tutti i pensieri che hai tenuto lontani durante il giorno.
Prova a chiederti
Quando è stata l'ultima volta che sono rimasto un quarto d'ora senza niente da ascoltare?
Cosa sento, quando smetto di riempire il silenzio?
Nella puntata trovi questo invito all'ascolto di te. Puoi ascoltarla e poi, oggi, scegliere dove mettere i tuoi quindici minuti. Se qualcuno condivide quello spazio, diglielo con semplicità: «Mi prendo un momento per me».
Queste riflessioni divulgative non sostituiscono consulenze mediche, psicologiche, legali o finanziarie né la formazione professionale. Note legali complete
Fa parte del tema Forza interiore: tutti gli articoli e le puntate
Continua da qui
Voglio comunicare meglioUn percorso tra puntate, podcast e letture su questo tema →