Scuola e crescita personale · 21 maggio 2026
Tornare a studiare da adulti
Da dove nasce questo testo
Testo originale di Mario Antonelli, scritto per marioantonelli.it. Questo concetto è già espresso dall'autore nel paragrafo 3 “Un vero sogno non delude” del libro You Leader Trilogy Vol. 1 — No alle minchiolanze (Parte II – Guida antiminchiolanza), riproposto nell'articolo Un vero sogno non delude mai e nella puntata 14 “La persona che diventerai” del podcast You Leader Easy, riproposto nell'articolo La persona che diventerai.
L'articolo in breve
Introduzione
Tornare a studiare da adulti significa avere un motivo chiaro e una vita piena. Si parte dagli spazi disponibili e si riprende dopo le pause, senza mettersi sotto processo.
Casistica quotidiana
Quel qualcosa può avere la forma di un lavoro, di una promessa mantenuta, di una curiosità finalmente seguita.
Riflessione e approfondimento
Io, però, non le affiderei l’organizzazione dello studio: rischia di essere un appuntamento rimandato parecchie volte.
Soluzioni e morale
Quando succede, possiamo aggiungere alla pausa anche un processo: dovevo organizzarmi meglio, avrei dovuto fare di più.
L'articolo completo
Dove lo metti, oggi, il tempo per studiare? Prima che cominci la giornata, durante il tragitto, in una pausa? La domanda arriva presto, quando decidi di tornare sui libri a quaranta o cinquant’anni. E non basta avere voglia per darle una risposta semplice.
Da una parte hai un vantaggio: sai perché sei lì. Dall’altra hai una vita intorno. Una vita che non si mette in attesa perché hai deciso di ricominciare a studiare. Le due cose stanno insieme. Il desiderio di imparare è vero. Anche la fatica di fargli spazio.
Non serve scegliere quale delle due raccontarsi. Possiamo riconoscerle entrambe e partire da quello che abbiamo, senza aspettare condizioni perfette.
Un motivo da tenere vicino
Perché vuoi tornare a studiare? Per un lavoro? Per mantenere una promessa fatta a te stesso? Per una curiosità che è rimasta lì, anche mentre ti occupavi d’altro?
Non c’è bisogno di una risposta solenne. Basta una risposta tua, abbastanza chiara da poterla scrivere. Perché finché il motivo resta nella testa può sembrare evidente. Poi arriva una giornata piena, lo studio scivola in fondo e quel motivo si fa meno riconoscibile.
Scriverlo serve a questo. Non a trasformarlo in una formula capace di risolvere la stanchezza o liberare il tempo. Serve a ritrovarlo nei giorni in cui salterebbe tutto. A ricordarti perché avevi deciso di cominciare, senza dover ricostruire ogni volta il discorso da capo.
A cinquant’anni il voto non è il centro di tutto. Studi perché vuoi ancora diventare qualcosa. Quel qualcosa può avere la forma di un lavoro, di una promessa mantenuta, di una curiosità finalmente seguita. Non deve fare colpo su nessuno. Deve avere senso per te.
La meta chiara non toglie gli ostacoli. Ti aiuta a non perdere di vista la ragione per cui stai provando ad attraversarli.
Il tempo che c’è, non quello perfetto
La giornata libera sarebbe comoda. Tutta a disposizione, senza niente intorno. Io, però, non le affiderei l’organizzazione dello studio: rischia di essere un appuntamento rimandato parecchie volte.
Da adulti si studia più spesso negli spazi vuoti. Trenta minuti la mattina presto. Un tratto del tragitto. Una pausa. Non è il tempo ideale? Può darsi. Ma è quello con cui puoi cominciare a fare i conti.
Più che trovare tempo, spesso impariamo a rubarne un po’ alla giornata. Senza fingere che sia facile e senza chiedere a ogni spazio di diventare una sessione di studio. Il punto è non lasciare che l’attesa di una giornata intera renda inutilizzabile anche la mezz’ora che c’è.
E poi ci saranno i buchi. Giorni interi in cui i libri resteranno chiusi. È una possibilità da mettere nel conto, non una prova contro di te.
Quando succede, possiamo aggiungere alla pausa anche un processo: dovevo organizzarmi meglio, avrei dovuto fare di più. Ma quel processo non restituisce il tempo passato. E riprendere a studiare non richiede prima una sentenza.
Il punto non è riuscire a non interrompersi. È ricominciare in fretta, appena riesci, senza trasformare un giorno saltato nel giudizio su tutto il percorso. La vita intorno resta. Lo studio deve trovare posto lì, non in una vita immaginaria dove niente si mette di traverso.
Come si vede nella vita di tutti i giorni
Lo vedi quando compri il corso, poi la settimana si riempie e i video restano lì ad aspettarti. Quando aspetti la giornata libera per studiare, e quella giornata non arriva mai. Quando salti tre giorni e ti convinci che ormai è andata, invece di ricominciare dal quarto.
Prova a chiederti
Perché voglio tornare a studiare, detto con parole mie? Sto aspettando il tempo perfetto o sto usando la mezz'ora che c'è?
Oggi prendi un foglio e scrivi perché vuoi tornare sui libri. Una frase, con parole tue. Tienila vicino a quello che stai studiando: quando salta una giornata, puoi ripartire anche da lì.
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Voglio semplicemente riflettereUn percorso tra puntate, podcast e letture su questo tema →