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Le parole della filosofia · 1 novembre 2026

Atarassia: che cos'è la serenità secondo gli antichi

Da dove nasce questo testo

Testo originale di Mario Antonelli, scritto per marioantonelli.it. Lo stesso filo di pensiero attraversa il libro You Leader Trilogy Vol. 1 — No alle minchiolanze e le puntate dei suoi podcast.

L'articolo in breve

Una parola greca per un desiderio di tutti: non essere travolti. L'atarassia secondo Epicuro e gli antichi, spiegata in modo semplice. Nella Lettera a Meneceo, Epicuro spiega che per arrivarci bisogna liberarsi da alcune paure: quella degli dèi, quella della morte, quella di non avere abbastanza. Come il mare che sotto la superficie resta calmo anche quando sopra ci sono le onde. Se ti interessa come anche Socrate cercava una vita più vera, c'è «Socrate: la domanda che rende liberi».

L'articolo completo

Ci sono parole antiche che sembrano difficili, ma raccontano desideri semplicissimi. «Atarassia» è una di queste. Viene dal greco e significa, più o meno, «assenza di turbamento». In altre parole: serenità.

Da dove viene

L'atarassia è al centro del pensiero di Epicuro, filosofo greco che ad Atene, alla fine del quarto secolo a.C., fonda una scuola in un giardino. Per lui la felicità è fatta di due cose: aponia, cioè assenza di dolore nel corpo, e atarassia, cioè assenza di turbamento nell'animo.

Nella Lettera a Meneceo, Epicuro spiega che per arrivarci bisogna liberarsi da alcune paure: quella degli dèi, quella della morte, quella di non avere abbastanza. E bisogna distinguere i desideri naturali e necessari da quelli inutili, che non finiscono mai.

Anche altre scuole usano questa parola. Gli scettici, a partire da Pirrone, pensano che la serenità arrivi sospendendo il giudizio. Gli stoici, come «Epitteto: ciò che dipende da noi», parlano di un animo che non si lascia trascinare dalle passioni.

Che cosa significa davvero

Spesso si pensa che Epicuro fosse il filosofo del piacere sfrenato. È un luogo comune. Il suo piacere è sobrio: un pasto semplice, un amico, una conversazione. Per lui chi vuole sempre di più non sarà mai sereno.

Atarassia non vuol dire indifferenza. Non è non sentire niente. È sentire, ma senza farsi travolgere. Come il mare che sotto la superficie resta calmo anche quando sopra ci sono le onde.

Come usarlo ogni giorno

Un primo passo è guardare i propri desideri. Quante delle cose che ti agitano servono davvero? Quante sono solo abitudine o confronto con gli altri?

Un secondo passo è curare le amicizie. Epicuro le metteva tra le cose più importanti per vivere bene. Una persona con cui parlare con sincerità vale più di tanti oggetti.

Un terzo passo è tornare spesso alle cose semplici. Una passeggiata, il silenzio, un libro. Non per scappare dai problemi, ma per tornarci con la testa più libera.

Se ti interessa come anche Socrate cercava una vita più vera, c'è «Socrate: la domanda che rende liberi». E sul modo di dare peso alle cose, leggi anche «Memento mori: ricordarsi della fine per vivere meglio».

Alla fine, l'atarassia non è un traguardo da raggiungere una volta per tutte. È un modo di stare al mondo che si allena, un giorno alla volta.

Continua da qui

Voglio comunicare meglioUn percorso tra puntate, podcast e letture su questo tema →
  1. 01Dire di no senza rompere il rapporto
  2. 02Frasi che fanno riflettere: pensieri sulla vita, e a cosa servono davvero
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