Mario Antonelli

Scuola e crescita personale · 7 novembre 2025

Il tempo dello studio: poco e spesso

Da dove nasce questo testo

Testo originale di Mario Antonelli, scritto per marioantonelli.it. Questo concetto è già espresso dall'autore nel paragrafo 8 “Rispetta i tempi” del libro You Leader Trilogy Vol. 1 — No alle minchiolanze (Parte II – Guida antiminchiolanza), riproposto nell'articolo Rispetta i tempi (soprattutto quelli degli altri) e nella puntata 25 “Il successo grazie all'impercettibile” del podcast You Leader Easy, riproposto nell'articolo Il successo grazie all'impercettibile.

L'articolo in breve

  • Introduzione

    Studiare poco e spesso aiuta a ricordare, non solo a riconoscere le pagine. Un quarto d’ora vero, deciso prima e ripetuto con regolarità, conta più di due ore distratte.

  • Casistica quotidiana

    Nella maratona, invece, il rischio è continuare a leggere e scambiare la familiarità con la conoscenza.

  • Riflessione e approfondimento

    Stancano comunque, ed è la parte poco divertente: paghiamo la fatica senza portarci via quello che pensavamo.

  • Soluzioni e morale

    Quando ogni giorno perdi mezz'ora a decidere quando e dove studiare, e quella trattativa ti stanca più dello studio.

L'articolo completo

Hai presente quando studi con il telefono in mano e, dopo due ore, ti sembra di aver fatto abbastanza? Il tempo è passato. La stanchezza c’è. Quanto sia rimasto di quello che hai letto, però, è un’altra domanda.

Non è una questione di buona volontà. Possiamo stare a lungo davanti a un testo senza dedicargli davvero quel tempo. E possiamo fare il contrario: restarci poco, ma esserci. Quindici minuti fatti bene, per esempio. Senza tenere aperta la trattativa tra la pagina e il telefono.

Poi c’è lei, la maratona della notte prima. Un classico dello studio. Può funzionare per il compito: concentri tutto lì, leggi, rileggi, cerchi di arrivare in fondo. Il problema è quello che succede dopo. Perché superare il compito e tenersi quello che abbiamo studiato non sono proprio la stessa cosa.

Riprendere non è ricominciare da zero

Quando distribuisci lo studio, a ogni ripresa chiedi alla memoria di recuperare. Devi ritrovare quello che avevi incontrato prima. Quel piccolo sforzo non è un fastidio da evitare: è proprio ciò che aiuta a fissare le cose.

Nella maratona, invece, il rischio è continuare a leggere e scambiare la familiarità con la conoscenza. La pagina ti sembra chiara. Le frasi ti suonano note. Ti dici: questo lo so. Magari, però, lo stai soltanto riconoscendo perché lo hai appena letto.

Succede a noi, non soltanto a chi studia in modo distratto. Riconoscere un testo dà una sensazione rassicurante. Recuperarlo dalla memoria chiede qualcosa in più. Ecco perché tornare sulle cose, poco e spesso, ha un senso preciso. Non serve a riempire il calendario di appuntamenti con lo studio. Serve a far lavorare la memoria ogni volta che riprendiamo.

La costanza, qui, non ha niente di eroico. È meno spettacolare di una notte intera sui libri. Ma lo studio non ha bisogno di fare scena. Ha bisogno di lasciare qualcosa anche quando la pagina non è più davanti a noi.

Un quarto d’ora, ma onesto

Dire «studio due ore» sembra un impegno serio. Dire «studio quindici minuti» può sembrare quasi una concessione. Dipende da che cosa facciamo dentro quel tempo.

Due ore con il telefono in mano possono essere due ore finte. Stancano comunque, ed è la parte poco divertente: paghiamo la fatica senza portarci via quello che pensavamo. In più, ci resta la convinzione di aver dato tutto. Dopotutto, siamo rimasti lì due ore.

Un quarto d’ora onesto non promette miracoli. È soltanto un tempo breve dedicato davvero allo studio. Poco, sì. Ma poco e presente è diverso da tanto e altrove.

La difficoltà è anche cominciare. Se ogni giorno dobbiamo decidere quando, dove e come, lo studio diventa una discussione con noi stessi. E quella discussione consuma energia prima ancora di aprire il testo.

Per questo aiutano la stessa ora, lo stesso posto, lo stesso rito d’inizio. Non per trasformare la giornata in un regolamento. Per togliere qualche decisione dal tavolo. Quando l’inizio è già deciso, c’è meno da contrattare.

Il tempo, lasciato senza una destinazione, viene occupato da qualcos’altro. Aspettare che avanzi può portarci di nuovo alla maratona. Deciderlo prima non rende tutto facile, ma evita di dover trovare ogni giorno un nuovo accordo con noi stessi.

Come si vede nella vita di tutti i giorni

Lo vedi quando resti due ore alla scrivania con il telefono accanto e alla fine hai studiato venti minuti sparsi. Quando la notte prima dell'esame leggi tutto d'un fiato e una settimana dopo non ti è rimasto niente. Quando ogni giorno perdi mezz'ora a decidere quando e dove studiare, e quella trattativa ti stanca più dello studio.

Prova a chiederti

Quanto del tempo che dedico allo studio è studio davvero? Ho un'ora e un posto già decisi, o ogni giorno ricomincio la trattativa con me stesso?

Per oggi, fai una cosa piccola: scegli a che ora e in quale posto dedicare quindici minuti allo studio. Quando arriva quel momento, metti da parte il telefono e riprendi il testo. Comincia cercando di ricordare quello che avevi già letto.

Continua da qui

Il tempo mi sta sfuggendoUn percorso tra puntate, podcast e letture su questo tema →
  1. 01Dire di no senza rompere il rapporto
  2. 02Frasi che fanno riflettere: pensieri sulla vita, e a cosa servono davvero
  3. 03Che cos'è un mental coach e cosa fa davvero

Community WhatsApp

Il posto dove You Leader continua durante la settimana

Riflessioni, note vocali, domande, anticipazioni e cose che non finiscono sui social.

Entra nella community