Scuola e crescita personale · 2 aprile 2024
Studiare non è ricordare
Da dove nasce questo testo
Testo originale di Mario Antonelli, scritto per marioantonelli.it. Questo concetto è già espresso dall'autore nel paragrafo 13 “Il fluido della genialità” del libro You Leader Trilogy Vol. 1 — No alle minchiolanze (Parte II – Guida antiminchiolanza), riproposto nell'articolo Il fluido della genialità: dove nascono le idee buone e nella puntata 6 “Il fluido della genialità” del podcast You Leader Easy, riproposto nell'articolo Il fluido della genialità.
L'articolo in breve
Introduzione
Studiare non significa ripetere una pagina. Significa capirla, spiegarla con parole proprie e tornare sui punti che restano poco chiari.
Casistica quotidiana
Quello che permette a un insieme di parole di diventare un argomento comprensibile.
Riflessione e approfondimento
Il lavoro si concentra su ciò che hai compreso: meno tempo speso a rileggere tutto, più contenuto che resta.
Soluzioni e morale
Quello che ho appena letto, saprei spiegarlo a qualcuno con parole mie?
L'articolo completo
Hai appena chiuso il libro. Provi a dire che cosa hai studiato e le parole non arrivano. Eppure quella pagina l’hai letta. Ti sei fermato, ci hai dedicato tempo. Com’è possibile che adesso sembri già così lontana?
«Ho studiato, ma non me lo ricordo». È una frase che molti ragazzi mi dicono. Dentro c’è una difficoltà concreta: aver fatto uno sforzo e non ritrovarsi in mano quello che ci si aspettava. Non è piacevole. E rispondere «studia di più» non aiuta a capire dove si è inceppato il passaggio.
Spesso, infatti, non è la memoria il problema. È che abbiamo letto senza capire davvero. Siamo arrivati in fondo alle righe, ma il loro significato è rimasto lì, sulla carta. Noi da una parte, la pagina dall’altra. Non proprio una collaborazione riuscita.
Prima il senso, poi il ricordo
Ripetere e capire non sono la stessa cosa. Puoi provare a tenere insieme le parole di una pagina, ma se restano soltanto parole la testa tende a lasciarle andare. La memoria trattiene meglio ciò che ha un senso.
Il punto, allora, non è soltanto chiederti: «Come faccio a ricordarlo?». Prima c’è un’altra domanda: «Che cosa sto leggendo?». Riesci a vederci una storia, un motivo, un collegamento con qualcosa che sai già?
Non devi aggiungere chissà che cosa al testo. Devi trovare il filo. Quello che permette a un insieme di parole di diventare un argomento comprensibile. Quando quel filo c’è, ricordare diventa più facile. Non perché la memoria abbia ricevuto istruzioni speciali. Perché adesso ha qualcosa di sensato da tenere.
Per accorgerti della differenza, puoi fare una prova molto semplice. Chiudi il libro e spiega l’argomento a voce alta. Immagina di parlare con una persona che non ne sa niente. Non devi riprodurre la pagina: devi farle capire di che cosa stai parlando.
Qui non serve una bella esibizione. Non c’è un premio per chi assomiglia di più al libro. Servono parole tue, anche semplici. Se non riesci ancora a usarle, quell’argomento non è ancora davvero tuo.
E se ti blocchi? Quel punto merita attenzione. Il blocco ti indica dove la comprensione è rimasta incompleta. Non è un invito a ricominciare tutto da capo. È un’indicazione più precisa: torna lì.
Un pezzo, una pausa, due righe
Nella pratica, puoi procedere così: leggi un pezzo alla volta e poi fermati. Prima di andare avanti, prova a riassumerlo in due righe con parole tue. Il passaggio importante è proprio quella pausa. Hai letto: adesso controlli che cosa hai capito.
Se il riassunto non viene, torna sul punto che non riesci a spiegare. Non sull’intera pagina per forza, e nemmeno su tutto quello che hai studiato. Cerca il passaggio che ti manca. Poi riprova a dirlo.
Quando quel pezzo è chiaro, vai avanti. Un altro pezzo, un’altra pausa, altre due righe. Alla fine, per ripassare, torni sui riassunti. Il lavoro si concentra su ciò che hai compreso: meno tempo speso a rileggere tutto, più contenuto che resta.
Non è una tecnica magica. È un modo diverso di studiare: capire prima, ricordare dopo. La difficoltà non sparisce per decreto, ma hai un punto concreto su cui lavorare.
Come si vede nella vita di tutti i giorni
Rileggi lo stesso capitolo per la terza volta, con l'evidenziatore che ormai ha colorato tutta la pagina.
La sera prima dell'interrogazione ti sembra di sapere tutto. La mattina dopo, alla prima domanda, il vuoto.
Un amico ti chiede di cosa parla il libro che hai finito ieri. Ti ricordi che ti è piaciuto. Non molto altro.
Prova a chiederti
Quello che ho appena letto, saprei spiegarlo a qualcuno con parole mie?
Sto studiando per capire o per sentirmi a posto?
Oggi prova con un solo pezzo della pagina che stai studiando. Leggilo, chiudi il libro e spiegalo a voce alta. Se trovi un punto che non sai dire, riapri lì.
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Voglio comunicare meglioUn percorso tra puntate, podcast e letture su questo tema →