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La giornata storta: essere grati senza fingere
Redazione marioantonelli.it · 30 ottobre 2026
Da dove nasce questo testo
Testo originale di Mario Antonelli, scritto per marioantonelli.it. Lo stesso filo di pensiero attraversa il libro You Leader Trilogy Vol. 1 — No alle minchiolanze e le puntate dei suoi podcast.
L'articolo in breve
Quando qualcosa pesa, essere grati può sembrare una forzatura. Riconoscere anche ciò che apprezzi permette di non fingere e non cancellare il resto. Poi ci troviamo a disagio perché la giornata vera non collabora: contiene cose diverse, e non sembra intenzionata a metterle in ordine per facilitarci la risposta. Non serve dare alla giornata un aspetto migliore di quello che ha avuto: la gratitudine imperfetta resta vicina a ciò che hai vissuto, comprese le parti che avresti preferito diverse. Quando torna quel disagio — riconosci qualcosa di buono e subito ti rimproveri perché sei ancora stanco — può aiutare una frase autentica di Mario: «Riconoscersi è già metà del lavoro: quasi tutto ciò che ci sembra…
L'articolo completo
Quando il sorriso non viene
La giornata è quasi finita e, se qualcuno ti domanda com’è andata, non sai bene da dove cominciare. Qualcosa da apprezzare c’è stato, ma anche una fatica che senti ancora: puoi essere grato senza dover dire che è andato tutto bene?
Quello che apprezzi e quello che pesa
A casa, per esempio, riconosci il valore di ciò che hai e delle persone con cui condividi le giornate. Eppure oggi sei stanco, tutto ti costa un po’ di più e il buonumore non arriva. Non stai necessariamente mettendo in discussione la tua vita: stai facendo i conti con una giornata nella quale la fatica si fa sentire. Affetto e stanchezza, in quel momento, ci sono entrambi.
Sul lavoro può succedere qualcosa di simile. Ci sono aspetti che apprezzi davvero, ma questo non rende piacevole ogni ora né leggero ogni impegno. Quando torni a pensare a ciò che ti è pesato, ricordarti che esistono anche cose buone può sembrarti quasi un invito a non parlarne. Come se riconoscere il valore del tuo lavoro comportasse l’obbligo di esserne contento in ogni momento.
Nelle relazioni la differenza è ancora più evidente. Sei grato della presenza di qualcuno, e nello stesso tempo una parte della giornata passata insieme può averti lasciato una fatica. Quella presenza non perde tutto il suo valore perché oggi non ti senti sereno. Ma nemmeno la fatica scompare soltanto perché quella persona conta per te. Puoi riconoscere l’una senza dover negare l’altra.
Sono situazioni normali, nelle quali però rischiamo di chiederci una cosa poco ragionevole: scegliere una sola versione della giornata. O bella o brutta, o da apprezzare o da sopportare. Poi ci troviamo a disagio perché la giornata vera non collabora: contiene cose diverse, e non sembra intenzionata a metterle in ordine per facilitarci la risposta.
La gratitudine non corregge la giornata
Nella puntata 759 di You Leader, Mario Antonelli propone una prospettiva precisa: la gratitudine può essere imperfetta. Può lasciare spazio a ciò che apprezzi e a ciò che ancora pesa, senza chiederti di sorridere per forza. Non è un modo elegante per dire che, in fondo, va tutto bene. È la possibilità di riconoscere che non va tutto bene e che, tuttavia, non c’è soltanto quello che non va.
Il primo passaggio è proprio questo: apprezzare qualcosa non significa approvare l’intera giornata. Se c’è stato un momento buono, puoi riconoscerlo per quello che è, senza attribuirgli il compito di compensare ogni difficoltà. Non deve diventare abbastanza grande da farti dimenticare il resto. Può restare un momento buono, dentro una giornata faticosa.
Il secondo riguarda ciò che pesa. La gratitudine non richiede di ridimensionarlo fino a renderlo trascurabile. Se una cosa ti è costata fatica, riconoscerla non annulla ciò per cui sei grato. Noi, invece, a volte aggiungiamo alla stanchezza anche la pretesa di non sentirla, perché abbiamo già individuato qualche buona ragione per essere contenti. Ma una buona ragione non è un obbligo a provare buonumore.
Il terzo passaggio è rinunciare al sorriso forzato. Puoi apprezzare sinceramente qualcosa anche senza apparire allegro. Non serve dare alla giornata un aspetto migliore di quello che ha avuto: la gratitudine imperfetta resta vicina a ciò che hai vissuto, comprese le parti che avresti preferito diverse.
Quando torna quel disagio — riconosci qualcosa di buono e subito ti rimproveri perché sei ancora stanco — può aiutare una frase autentica di Mario: «Riconoscersi è già metà del lavoro: quasi tutto ciò che ci sembra strano, lo pensano in tanti». La domanda allora cambia: c’è davvero qualcosa di strano nel provare gratitudine senza sentirsi completamente sereni? Oppure stiamo chiedendo a una giornata normale una coerenza che non le appartiene?
Due cose vere, senza aggiustarle
Puoi fermarti su tre domande semplici: che cosa ho apprezzato oggi? Che cosa mi pesa ancora? Sto cercando di riconoscere la giornata o di farla sembrare migliore? Non occorre rispondere bene, né trovare qualcosa di particolarmente importante. Anche questa riflessione può restare imperfetta.
Oggi, prima di chiudere la giornata, prova a nominare una cosa che hai apprezzato e una che ti è costata fatica. Lasciale una accanto all’altra, senza usare la prima per smentire la seconda. È un gesto piccolo, che non cambia quello che è successo, ma ti permette di raccontartelo senza forzature.
La gratitudine non deve rendere bella tutta la giornata per essere sincera. Può semplicemente riconoscere ciò che hai apprezzato, lasciando al resto il suo nome e il suo peso. Per oggi, non serve aggiungere un sorriso che non viene.
Queste riflessioni divulgative non sostituiscono consulenze mediche, psicologiche, legali o finanziarie né la formazione professionale. Note legali complete
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