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Devi giustificare ogni tua scelta?
Redazione marioantonelli.it · 4 novembre 2026
Da dove nasce questo testo
Testo originale di Mario Antonelli, scritto per marioantonelli.it. Lo stesso filo di pensiero attraversa il libro You Leader Trilogy Vol. 1 — No alle minchiolanze e le puntate dei suoi podcast.
L'articolo in breve
Spieghi una scelta e finisci per cercare approvazione? Distinguere il dialogo dalla giustificazione continua può lasciarti un po’ di pace. Sono situazioni differenti, ma la domanda che le attraversa è simile: sto spiegando qualcosa che l’altro ha bisogno di conoscere, oppure sto cercando di rendere la mia scelta accettabile ai suoi occhi? Dover rendere comprensibile ogni particolare di sé può diventare impegnativo, soprattutto quando torni su qualcosa che hai già chiarito. Quando riapri per l’ennesima volta un messaggio per aggiungere un’altra giustificazione, può essere utile una frase autentica di Mario: «Riconoscersi è già metà del lavoro: quasi tutto ciò che ci sembra strano, lo…
L'articolo completo
Quando la spiegazione non finisce
Stai rispondendo a un messaggio: hai comunicato una scelta, ma continui ad aggiungere spiegazioni. Rileggi e ti sembra che manchi ancora qualcosa, anche se per te è tutto abbastanza chiaro. Devi davvero giustificarti così tanto, oppure stai aspettando che dall’altra parte arrivi un’approvazione?
Le ragioni ci sono, ma non sembrano bastare
A casa racconti che hai deciso di tenere un momento per te. Lo dici, poi cominci a precisare perché ne hai bisogno, quanto ci hai pensato, perché proprio oggi. La conversazione potrebbe riguardare semplicemente quella scelta e ciò che comporta. Invece ti ritrovi a cercare una spiegazione che non lasci spazio a nessuna perplessità. Non vuoi soltanto essere capito: vorresti essere certo che nessuno abbia qualcosa da ridire.
Sul lavoro esprimi una scelta che riguarda il tuo modo di svolgere un’attività. Spiegarne le ragioni è parte del confronto, soprattutto se coinvolge altre persone. Ma può succedere che, dopo averle chiarite, tu continui a ripeterle con parole diverse. Non sono emersi nuovi elementi: è rimasta un’espressione dubbiosa, e quella ti basta per ricominciare. La spiegazione diventa più lunga, mentre la scelta resta la stessa.
Con una persona vicina racconti una decisione personale. Lei la vede diversamente e te lo dice. Tu aggiungi un particolare, poi un altro, nella speranza che a un certo punto risponda che hai fatto bene. Il confronto, però, può anche finire con due opinioni diverse. È proprio questo finale che a volte facciamo fatica ad accettare, pur avendo già detto tutto ciò che serviva.
Sono situazioni differenti, ma la domanda che le attraversa è simile: sto spiegando qualcosa che l’altro ha bisogno di conoscere, oppure sto cercando di rendere la mia scelta accettabile ai suoi occhi? Non è una distinzione immediata. Mentre parliamo, le due cose possono somigliarsi parecchio, e noi possiamo passare dall’una all’altra senza accorgercene.
Il dialogo non richiede un’approvazione finale
Nella puntata 743 di You Leader, Mario Antonelli propone una riflessione sulla pace di non spiegarsi. Il punto di partenza non è smettere di parlare con gli altri, ma dubitare che ogni scelta personale debba essere accompagnata da una relazione dettagliata. Già questa distinzione cambia la prospettiva: possiamo dare valore al dialogo senza considerare obbligatoria una giustificazione continua.
Il primo aspetto riguarda ciò che per te è già chiaro. Quando hai compreso le ragioni di una scelta, raccontarle può aiutare l’altro a conoscerti. Continuare ad aggiungerne, però, non significa necessariamente chiarire meglio. A volte stai soltanto cercando una formulazione che ottenga il consenso che le precedenti non hanno ottenuto. E non è detto che quella formulazione esista, perché una persona può capire il tuo punto di vista e non condividerlo.
Il secondo aspetto è il confine tra confronto e ricerca di approvazione. Nel confronto c’è spazio per spiegare, ascoltare e anche scoprire qualcosa che non avevi considerato. Quando cerchi approvazione, invece, la conversazione sembra incompleta finché l’altro non ti dà ragione. Il problema non è la sua domanda iniziale: è il fatto che nessuna risposta ti sembri sufficiente senza quel consenso finale.
Poi c’è la fatica. Dover rendere comprensibile ogni particolare di sé può diventare impegnativo, soprattutto quando torni su qualcosa che hai già chiarito. Accorgertene non significa essere poco disponibili. Significa riconoscere che il dialogo e la fatica di farsi approvare non sono la stessa cosa, anche quando usano le stesse parole.
Quando riapri per l’ennesima volta un messaggio per aggiungere un’altra giustificazione, può essere utile una frase autentica di Mario: «Riconoscersi è già metà del lavoro: quasi tutto ciò che ci sembra strano, lo pensano in tanti». Riesci a riconoscere che cosa stai cercando in quell’ultima aggiunta? Non serve rimproverarti perché desideri essere approvato. Puoi osservare quel desiderio senza affidargli tutta la conversazione.
La pace di non spiegarsi, allora, non coincide con il silenzio ostinato. È poter restare nel dialogo senza sentirsi tenuti a prolungarlo fino a cancellare ogni differenza. Una scelta può essere raccontata con chiarezza e restare non condivisa. Questo non rende automaticamente inutile il confronto che avete avuto.
Una spiegazione può anche essere sufficiente
La prossima volta che senti il bisogno di ricominciare da capo, fermati su tre domande: che cosa resta da chiarire? Sto cercando comprensione o approvazione? Per me questa scelta è già chiara? Non sono domande per interrompere l’altro, ma per capire dove ti trovi tu.
Oggi puoi fare un gesto piccolo: prima di aggiungere un’altra spiegazione a una scelta già comunicata, rileggi ciò che hai scritto. Se manca un’informazione utile, aggiungila. Se stai ripetendo le stesse ragioni soltanto per ottenere un assenso, puoi lasciare il messaggio così. Non hai rinunciato al dialogo: hai riconosciuto che, per questa volta, quello che volevi dire c’è già.
Queste riflessioni divulgative non sostituiscono consulenze mediche, psicologiche, legali o finanziarie né la formazione professionale. Note legali complete
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