L'importanza della comunicazione · 14 giugno 2025
Parlare in pubblico senza recitare
Da dove nasce questo testo
Testo originale di Mario Antonelli, scritto per marioantonelli.it. Questo concetto è già espresso dall'autore nel paragrafo 18 “Fatti vedere” del libro You Leader Trilogy Vol. 1 — No alle minchiolanze (Parte II – Guida antiminchiolanza), riproposto nell'articolo Fatti vedere: l'ambizione non è una parolaccia e nella puntata 24 “Siamo tutti osservati” del podcast You Leader Easy, riproposto nell'articolo Siamo tutti osservati.
L'articolo in breve
Introduzione
Parlare in pubblico non significa recitare bene. Significa preparare pochi punti chiari, fare spazio all’ansia e restare in contatto con chi ascolta.
Casistica quotidiana
Non per fingere una sicurezza che in quel momento non senti, ma per tornare a quello che stai facendo: parlare con delle persone.
Riflessione e approfondimento
Non resta tutta su come stai andando, sulla frase riuscita bene o su quella che avresti voluto dire diversamente.
Soluzioni e morale
Quando il battito accelera e lo prendi come un segnale di disastro, invece che come energia per una cosa che ti importa.
L'articolo completo
Quando stai per parlare davanti ad altre persone, dove va la tua attenzione? A quello che vuoi dire o alla paura di non dirlo abbastanza bene?
Ho parlato davanti a sale piene e davanti a dieci persone. Cambia la dimensione della sala, certo. Ma la differenza tra un intervento che arriva e uno che scivola via non sta nella bravura. Sta nell’autenticità. Nel riuscire a esserci, senza mettere tra noi e chi ascolta una parte da recitare.
Sembra semplice, detto così. Poi arriva il momento di aprire bocca e il battito accelera. Ecco, partiamo da lì. Non dalla versione impeccabile di noi stessi, che peraltro avrebbe anche qualcosa di sospetto.
L’ansia può esserci. La voce resta tua
Quel battito accelerato non è per forza un nemico da sconfiggere. È energia. Spesso ci agitiamo proprio perché quello che stiamo per fare ci importa. Non sentire niente, invece, può voler dire che ci importa poco.
Questo non rende l’ansia piacevole. E non serve raccontarci che basti darle un altro nome per sentirci tranquilli. La difficoltà rimane: hai qualcosa da dire e, nello stesso momento, senti tutta la fatica di esporti.
Il punto non è cancellare quella sensazione prima di cominciare. È non lasciarle guidare la voce.
Puoi rallentare. Respirare. Cercare gli occhi di qualcuno. Non per fingere una sicurezza che in quel momento non senti, ma per tornare a quello che stai facendo: parlare con delle persone.
Anche noi, quando ascoltiamo, non cerchiamo necessariamente una prestazione perfetta. Seguiamo chi è presente. Chi ci guarda e non sembra impegnato soltanto a riprodurre un discorso già pronto.
Prepara il filo, non il copione
Prepararsi bene non significa imparare tutto a memoria. La memoria, quando le affidiamo ogni parola, può renderci rigidi. Se salta una frase, rischiamo di perdere anche il resto. Eravamo così occupati a ricordare il passaggio esatto da non sapere più come proseguire senza di lui.
Meglio preparare tre punti e un esempio per ciascuno. Pochi appoggi chiari. Sai che cosa vuoi dire e hai un modo concreto per spiegarlo. Non devi tenere in piedi ogni singola frase: devi avere chiaro il filo.
Il resto lo trovi lì, guardando le facce. Questo non vuol dire arrivare impreparati e sperare che venga fuori qualcosa. Vuol dire preparare il contenuto senza chiudere in anticipo ogni parola. Lasciare spazio alle persone che hai davanti.
C’è una differenza importante: non devi essere interessante. Devi essere interessato a chi ti ascolta.
L’attenzione, allora, cambia direzione. Non resta tutta su come stai andando, sulla frase riuscita bene o su quella che avresti voluto dire diversamente. Torna alle persone. A quel contatto che fa di un intervento una conversazione con molti, anziché una recita davanti a molti.
Cerca gli occhi, rallenta, respira. Sono gesti piccoli, ma appartengono al parlare, non al recitare. Ti aiutano a restare lì, dentro quella conversazione, invece di inseguire il discorso perfetto che avevi in testa.
L’autenticità non sostituisce la preparazione. È il modo in cui la porti davanti agli altri: con un filo chiaro e senza dover dimostrare di essere un’altra persona.
Come si vede nella vita di tutti i giorni
Lo vedi quando impari il discorso a memoria, salta una frase e va in tilt anche tutto il resto. Quando prima di parlare controlli le slide per la decima volta invece di guardare chi hai davanti. Quando il battito accelera e lo prendi come un segnale di disastro, invece che come energia per una cosa che ti importa.
Prova a chiederti
Sto preparando un copione da recitare o un filo da seguire? La mia attenzione è su come sto andando o sulle persone che ascoltano?
Oggi, se hai un intervento da preparare, prendi un foglio. Scrivi i tre punti che vuoi lasciare a chi ascolta e un esempio per ciascuno. Per ora fermati lì: prepara quello che vuoi dire, non tutte le parole con cui lo dirai.
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