Mario Antonelli

L'importanza della comunicazione · 13 febbraio 2024

Parlare chiaro è un atto di rispetto

Da dove nasce questo testo

Testo originale di Mario Antonelli, scritto per marioantonelli.it. Questo concetto è già espresso dall'autore nel paragrafo 6 “Effetto Baglioni” del libro You Leader Trilogy Vol. 1 — No alle minchiolanze (Parte II – Guida antiminchiolanza), riproposto nell'articolo Effetto Baglioni: dire cose semplici in modo che arrivino e nella puntata 1 “L'Effetto Baglioni” del podcast You Leader Easy, riproposto nell'articolo L'effetto Baglioni.

L'articolo in breve

  • Introduzione

    Parlare chiaro significa fare spazio a chi ascolta. Non serve togliere profondità: serve togliere ciò che rende più difficile incontrarsi.

  • Casistica quotidiana

    Il punto è accorgerci di che cosa succede dall'altra parte: mentre noi ci sentiamo protetti, chi ascolta rimane fuori.

  • Riflessione e approfondimento

    Se qualcuno fa fatica a capirci, prima di considerarlo un problema suo possiamo tornare alle nostre parole.

  • Soluzioni e morale

    La mail di lavoro di dieci righe che, riletta, poteva essere di tre.

L'articolo completo

Ti è capitato di ascoltare una spiegazione e pensare: ma non si poteva dire più semplicemente?

A volte la difficoltà sembra una garanzia. Se una frase richiede parecchio lavoro per essere capita, ci viene da pensare che contenga qualcosa di profondo. Può succedere anche quando siamo noi a parlare: aggiungiamo parole, allunghiamo il giro, e ci sembra di dare più peso al pensiero.

Ma il peso delle parole non coincide con quello delle idee. E una spiegazione difficile non è, per questo, una spiegazione profonda.

Quando abbiamo capito davvero qualcosa, riusciamo a trovare parole semplici per raccontarla. Questo non significa che sia facile trovarle. Significa che il lavoro di renderci comprensibili spetta anche a noi, non soltanto a chi ci ascolta.

Le parole che ci tengono al riparo

Perché, allora, ci complichiamo tanto?

Spesso per proteggerci. Un linguaggio complicato crea distanza. E quella distanza può farci sentire più al sicuro dal giudizio. Se tengo il mio pensiero dietro una spiegazione difficile, mi espongo meno. Almeno, questa è la sensazione.

Non serve rimproverarci per questo. Sentirsi giudicati non piace, e cercare un riparo è comprensibile. Il punto è accorgerci di che cosa succede dall'altra parte: mentre noi ci sentiamo protetti, chi ascolta rimane fuori.

Non era quello che volevamo, magari. Volevamo spiegare bene, essere precisi, far capire che avevamo pensato a ciò che stavamo dicendo. E invece abbiamo messo un ostacolo proprio dove cercavamo un incontro.

Parlare chiaro è un atto di rispetto perché tiene conto anche di quella persona. Della fatica che le chiediamo. Della possibilità che le diamo di seguirci, senza dover indovinare che cosa intendiamo.

Togliere il superfluo, non il pensiero

Qui nasce un equivoco: se semplifico, divento banale?

No, non necessariamente. Semplificare non vuol dire svuotare un'idea. Vuol dire togliere ciò che non la aiuta ad arrivare. Il pensiero resta. A diminuire sono i giri necessari per raggiungerlo.

Una frase corta può contenere un'idea enorme. Un paragrafo lungo può lasciarla nascosta. La lunghezza, da sola, non ci dice quanto abbiamo pensato. Qualche volta ci dice soltanto quanto ci siamo affezionati alle nostre parole. E separarcene può dispiacere un po'.

Possiamo cominciare da un'abitudine molto concreta: un'idea per frase. Non dobbiamo far entrare tutto nello stesso periodo. Diamo a un pensiero il suo spazio, poi passiamo al successivo. Chi ascolta non deve tenere insieme ogni pezzo mentre noi continuiamo ad aggiungerne.

Poi ci sono gli esempi concreti, al posto delle definizioni. Una definizione può lasciarci ancora lontani da quello che vogliamo spiegare. Un esempio ci aiuta a mostrarlo. Non serve a fare bella figura: serve a farci capire.

Infine, possiamo chiedere: «Sono stato chiaro?».

È una domanda breve, ma cambia dove mettiamo l'attenzione. Non stiamo esaminando chi ci ascolta. Stiamo verificando se abbiamo fatto bene la nostra parte. Non è debolezza. È interesse per l'altro.

Se qualcuno fa fatica a capirci, prima di considerarlo un problema suo possiamo tornare alle nostre parole. Forse c'è un passaggio da sciogliere, una frase da dividere, una definizione da sostituire con un esempio.

Non significa trovare subito la spiegazione perfetta. Significa non lasciare tutta la fatica a chi sta cercando di seguirci.

Come si vede nella vita di tutti i giorni

La mail di lavoro di dieci righe che, riletta, poteva essere di tre.

Il medico che ti spiega il referto con parole che non conosci. Annuisci, esci, e lo cerchi su Google in macchina.

Spieghi a tua madre come fare una videochiamata. Dopo cinque minuti vi guardate entrambi un po' persi.

Prova a chiederti

Quando parlo, penso a farmi capire o a sembrare preparato?

Qual è l'ultima volta che ho chiesto «sono stato chiaro?»

Oggi, prima di inviare un messaggio, rileggi una frase. Se contiene due idee, dividila. Il pensiero resta lì. Solo, gli hai aperto un po' di spazio.

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