Mario Antonelli

Elaborazione tratta dal podcast You Leader Easy

Siamo tutti osservati

Mario Antonelli · 31 ottobre 2024

Da dove nasce questo testo

Questo articolo nasce dalla puntata 24 “Siamo tutti osservati” del podcast You Leader Easy: qui trovi l'elaborazione scritta, lì la voce originale di Mario Antonelli. Il concetto fa parte dello stesso percorso raccolto nel libro You Leader Trilogy Vol. 1 — No alle minchiolanze.

L'articolo in breve

  • Introduzione

    C’è chi conta sulla tua felicità e chi aspetta un tuo inciampo. Ricordare chi ti vuole bene aiuta a dare il giusto peso a questi sguardi.

  • Casistica quotidiana

    Perché già non è semplice trovare la propria strada; se poi ogni passo diventa un esame da superare per rendere felice qualcuno, la faccenda si complica parecchio.

  • Riflessione e approfondimento

    Anche queste persone contano su di noi, ma al contrario: sperano nel nostro fallimento per sentirsi meno sole nelle proprie difficoltà, o per sentirsi meglio.

  • Soluzioni e morale

    Non un resoconto da presentare: un modo per ricordare con chi hai voglia di condividere il cammino e per chi stai lavorando.

L'articolo completo

Chi ti viene in mente quando pensi a qualcuno che sarebbe felice di vederti sorridere?

Fermati un momento su quella persona. Non su quello che si aspetta da te. Proprio sulla sua felicità nel sapere che qualcosa, nella tua vita, sta andando bene.

Qualche anno fa, in un mio video su Facebook, invitavo a riflettere su questo: la gente conta su di te. Una frase breve, ma con due significati piuttosto diversi. C’è chi conta sulla tua realizzazione. E c’è chi conta sui tuoi fallimenti, per sentirsi meno solo o un po’ meglio con se stesso.

Detta così, sembra che ci sia un pubblico anche quando non abbiamo comprato nessun biglietto. E in un certo senso è proprio questo il punto: quello che facciamo viene osservato. Non sempre con lo stesso affetto.

Partiamo però da chi ci vuole bene.

Pensa ai nostri genitori e ai nostri nonni. A quando hanno grattato il fondo del loro barile per regalarci un momento di serenità. Per vederci sorridere. Per comprarci quella bicicletta o quel computer che ci ha permesso di avviare la nostra professione.

Dietro quegli oggetti c’erano rinunce, fatica e il desiderio di darci qualcosa. Non soltanto una bicicletta o un computer, dunque. Anche una possibilità.

Ecco, quelle persone contano su di noi in questo senso: la nostra felicità riguarda anche loro. Quando ci realizziamo, ne gioiscono. Si nutrono di quel sorriso per il quale hanno fatto tanto.

Questo pensiero può farci compagnia. Senza diventare un altro peso da portarci dietro. Perché già non è semplice trovare la propria strada; se poi ogni passo diventa un esame da superare per rendere felice qualcuno, la faccenda si complica parecchio.

Non si tratta di dover dimostrare qualcosa ogni giorno. Si tratta di ricordare che le nostre fortune possono essere una gioia condivisa. Che c’è qualcuno per cui vederci stare bene è una cosa bella, senza bisogno di aggiungere altro.

Poi ci sono gli altri sguardi.

Quelli di chi resta alla finestra e aspetta un inciampo. Anche queste persone contano su di noi, ma al contrario: sperano nel nostro fallimento per sentirsi meno sole nelle proprie difficoltà, o per sentirsi meglio.

Esistono. Far finta di niente non le fa sparire. Ma non serve nemmeno odiarle. Sarebbe un altro impegno, e non proprio leggero.

Possiamo riconoscere che ci sono senza mettere nelle loro mani il significato di quello che facciamo. Essere osservati non vuol dire dover vivere per chi osserva. E se qualcuno aspetta di vederci cadere, tanto vale lasciargli vedere anche le cose che ci riescono. Le nostre vittorie, quando arrivano. Senza trasformarle in una rivincita contro qualcuno.

Come si vede nella vita di tutti i giorni

Tua madre che ti chiede «allora, come va il lavoro?». E tu rispondi «bene» anche quando non è vero, per non deluderla.

Pubblichi una cosa bella e la prima cosa che controlli è se l'ha vista quella persona lì. Quella che non ti sopporta.

Un progetto va storto. Il primo pensiero non è come rimediare, ma cosa dirà chi aveva previsto che sarebbe andata così.

Prova a chiederti

Per chi sto facendo davvero quello che faccio?

Quanto spazio sto dando, nella mia testa, a chi aspetta che io cada?

Di questi due modi di contare su di noi parlo nella puntata del podcast: puoi ascoltarla per riprendere il filo con calma.

Intanto, oggi scegli una persona che conta su di te in senso buono. Falle sapere a che punto sei, anche se sei ancora a metà strada. Basta un messaggio semplice. Non un resoconto da presentare: un modo per ricordare con chi hai voglia di condividere il cammino e per chi stai lavorando.

Queste riflessioni divulgative non sostituiscono consulenze mediche, psicologiche, legali o finanziarie né la formazione professionale. Note legali complete

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  2. 02Come chiedere aiuto senza sentirti un peso
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