Mario Antonelli

L'importanza della comunicazione · 14 ottobre 2025

Parlare con chi non la pensa come te

Da dove nasce questo testo

Testo originale di Mario Antonelli, scritto per marioantonelli.it. Questo concetto è già espresso dall'autore nel paragrafo 11 “Non ascoltarli” del libro You Leader Trilogy Vol. 1 — No alle minchiolanze (Parte II – Guida antiminchiolanza), riproposto nell'articolo Non ascoltarli: il giudizio degli altri arriva sempre prima dei risultati e nella puntata 26 “Oltre i pareri altrui” del podcast You Leader Easy, riproposto nell'articolo Oltre i pareri altrui.

L'articolo in breve

Parlare con chi non la pensa come te non significa cambiare idea. Significa cercare un punto comune e capire che cosa sta dicendo, prima di rispondere. Significa domandarsi che cosa ci sia nella posizione dell’altro che possiamo riconoscere anche in noi. Il punto di arrivo è quel «sì, è così» che conferma che stai rispondendo alla sua posizione, non alla versione che avevi già in testa. Oggi, al prossimo disaccordo, prova soltanto questo: prima della tua risposta, riassumi ciò che l’altro ha detto e chiedigli se hai capito.

L'articolo completo

Quando parli con qualcuno che non la pensa come te, stai ascoltando oppure stai già preparando la risposta? È una domanda un po’ scomoda. Anche per noi che magari siamo convinti di essere lì per confrontarci. Poi l’altro parla e noi abbiamo già pronta l’obiezione. A volte pure la replica alla sua replica. Una discreta organizzazione, peccato che manchi l’ascolto.

Le discussioni si accendono spesso proprio qui. Tu cerchi di far passare il tuo punto, l’altro cerca di far passare il suo. Ciascuno vuole vincere. Capire può aspettare. E così quello che abbiamo davanti smette di essere una persona con cui parlare: diventa l’ostacolo da superare per avere ragione.

Non serve rinunciare alle proprie convinzioni per uscire da questo giro. Serve distinguere due cose che, mentre discutiamo, tendiamo a confondere: capire una posizione e condividerla. Possiamo fare la prima senza arrivare alla seconda. Il confronto comincia a cambiare quando lasciamo aperta questa possibilità.

Cerca sotto il disaccordo

Il punto in cui vi somigliate potrebbe non essere quello di cui state litigando. Se resti soltanto sulla questione che vi divide, trovare qualcosa in comune sembra difficile. E magari lo è davvero. Non c’è bisogno di fingere che le differenze siano piccole o che basti un sorriso per sistemarle.

Puoi però cercare un po’ più sotto. Dietro due posizioni diverse può esserci una preoccupazione condivisa. Oppure una paura simile. Non è detto che da lì nasca un accordo. Ma riconoscere quella somiglianza permette di guardare l’altro senza ridurlo alla sua opinione.

Il punto comune non cancella quello su cui siete lontani. Gli sta accanto. Potete avere una preoccupazione simile e pensarla diversamente sul resto. Tenere insieme queste due cose è meno comodo che dividere il campo tra chi ha ragione e chi ha torto. Però lascia spazio a una conversazione.

Cercarlo, quel punto, non significa concedere qualcosa per quieto vivere. Significa domandarsi che cosa ci sia nella posizione dell’altro che possiamo riconoscere anche in noi. Una somiglianza reale, non una frase gentile usata per tornare subito all’attacco.

Prima ripeti, poi rispondi

Qui arriva il passaggio concreto. Prima di dire la tua, riassumi quello che hai ascoltato. Con parole tue, ma senza correggerlo lungo la strada. Niente obiezioni infilate tra una frase e l’altra. Per quelle c’è il momento successivo.

Puoi partire semplicemente da: «Se ho capito, stai dicendo questo». Poi restituisci il suo pensiero e lascia che sia l’altro a dirti se lo hai capito. Se ti corregge, riprova. Il punto di arrivo è quel «sì, è così» che conferma che stai rispondendo alla sua posizione, non alla versione che avevi già in testa.

Non è facile quando hai una risposta pronta e ti sembra importante dirla subito. Aspettare può pesare. Ma riassumere non ti toglie la parola: mette l’ascolto prima della replica. Dopo puoi esprimere il tuo dissenso, anche senza cambiare idea di una virgola.

Non devi uscire dalla conversazione pensando le stesse cose dell’altro. Non è questo il compito. Puoi restare della tua opinione e smettere di trattarlo come un impedimento. È una differenza piccola nelle parole, molto concreta nel modo di stare dentro una discussione.

Come si vede nella vita di tutti i giorni

Lo vedi a tavola, quando parte il discorso su politica o educazione dei figli e in tre frasi siete già schierati. Quando l'altro sta ancora parlando e tu hai già pronta l'obiezione, la replica e pure la replica alla replica. Quando esci dalla discussione avendo «vinto», ma senza aver capito una parola di quello che pensava davvero.

Prova a chiederti

Sto ascoltando per capire o per rispondere? Che cosa c'è, sotto la sua posizione, che assomiglia a una mia preoccupazione?

Oggi, al prossimo disaccordo, prova soltanto questo: prima della tua risposta, riassumi ciò che l’altro ha detto e chiedigli se hai capito. Aspetta la conferma. Poi parla tu.

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