Elaborazione tratta dal podcast You Leader Easy
Oltre i pareri altrui
Mario Antonelli · 25 novembre 2024
Da dove nasce questo testo
Questo articolo nasce dalla puntata 26 “Oltre i pareri altrui” del podcast You Leader Easy: qui trovi l'elaborazione scritta, lì la voce originale di Mario Antonelli. Il concetto fa parte dello stesso percorso raccolto nel libro You Leader Trilogy Vol. 1 — No alle minchiolanze.
L'articolo in breve
Introduzione
Un parere può aiutarti oppure ridurti a un’etichetta. Dai bersaglieri al giornalismo, fino al network: come distinguere un consiglio da una sentenza.
Casistica quotidiana
E sono arrivati altri giudizi, questa volta rivolti a me e ad Alessia: truffatori, cervelli lavati, gente di una setta.
Riflessione e approfondimento
Quando qualcuno riduce ciò che fai a una sentenza, distinguere quello che può servirti dal resto può diventare difficile.
Soluzioni e morale
Senza preparare una risposta, chiediti: chi me lo ha dato conosce questa strada o la sta guardando dal bordo?
L'articolo completo
Ti è capitato di raccontare quello che fai e sentirti spiegare, subito dopo, chi sei? Non una domanda. Non un tentativo di capire. Proprio una definizione, pronta da appiccicarti addosso.
A me è capitato in lavori diversi. Cambiava quello che facevo, cambiava l’etichetta. Il dito puntato, invece, aveva una certa continuità. Avrei potuto riconoscerlo anche senza guardare il resto.
Da giovane sono stato ufficiale dei bersaglieri, di stanza a Legnano. Ogni tanto incontravo qualcuno che vedeva un militare e pensava a un guerrafondaio. Il passaggio era quello: dalla divisa al giudizio, senza fermate intermedie.
Solo che della vita militare io amavo la goliardia. Lo spirito di corpo. La parte sportiva, oltre a quella tecnica. C’erano ragioni precise dietro la mia scelta. Chi puntava il dito non le conosceva, ma questo non gli impediva di avere già un’opinione su di me.
Poi sono diventato giornalista professionista. Un altro mestiere, un’altra definizione. A me e ai colleghi capitava di sentirci dire: «Ma quali giornalisti, voi siete giornalai».
E così anche quel lavoro veniva liquidato in una battuta. Non si parlava più di ciò che facevamo. Bastava cambiare una parola per aver chiuso il discorso.
Poi sono diventato networker. E sono arrivati altri giudizi, questa volta rivolti a me e ad Alessia: truffatori, cervelli lavati, gente di una setta. Tra chi li pronunciava c’erano anche giornalisti.
Lo stesso mestiere, insomma, non ci mette automaticamente al riparo dal giudicare gli altri. Possiamo conoscere bene il fastidio di un’etichetta e poi usarne una anche noi.
Il punto della puntata è questo. Qualunque strada prendiamo, possiamo incontrare qualcuno convinto di sapere meglio di noi dove dovremmo andare. Qualcuno che pensa di conoscere ciò che è giusto per noi. O di vedere più lontano della nostra visione, pur guardandola da fuori.
Nei primi mesi ci dicevano: «Vedrai, mollerete anche voi, vi sfrutteranno, poi mi dirai».
A distanza di anni, quel «poi mi dirai» non è arrivato.
Questo non significa che ogni parere scomodo sia da buttare. Sarebbe una scorciatoia anche quella. E non significa che sentire certe parole sia facile. Quando qualcuno riduce ciò che fai a una sentenza, distinguere quello che può servirti dal resto può diventare difficile.
Per questo provo a tenere separati il consiglio e la sentenza.
Il consiglio arriva da chi ha fatto la strada. Da chi sa di che cosa sta parlando perché ci è passato. La sentenza arriva da chi resta sul bordo e, da lì, decide come andrà il tuo cammino.
Il primo merita ascolto, anche quando non dice quello che speravi. Al secondo puoi lasciare la parola, senza affidargli anche la direzione delle tue scelte. Ascoltare qualcuno non ci obbliga a prendere per buona la sua conclusione.
Come si vede nella vita di tutti i giorni
Racconti un'idea a un pranzo di famiglia. Lo zio, che non ha mai aperto una partita IVA, ti spiega perché fallirai.
Un collega che stimi ti dice che la presentazione non funziona. Ti brucia. Però ha ragione su due punti su tre.
Un commento sotto un tuo post, di uno sconosciuto. Ci pensi tutta la sera, più che ai cinquanta commenti belli.
Prova a chiederti
Quale parere sto trattando come una sentenza?
Chi, tra le persone che conosco, ha davvero fatto la strada che voglio fare?
Nella puntata del podcast torno su queste esperienze e su questa distinzione. Se ti va, puoi ascoltarla.
Intanto, oggi, ripensa a un solo parere che ti è rimasto addosso. Senza preparare una risposta, chiediti: chi me lo ha dato conosce questa strada o la sta guardando dal bordo? Parti da lì.
Queste riflessioni divulgative non sostituiscono consulenze mediche, psicologiche, legali o finanziarie né la formazione professionale. Note legali complete
Fa parte del tema Forza interiore: tutti gli articoli e le puntate
Continua da qui
Sto attraversando un momento difficileUn percorso tra puntate, podcast e letture su questo tema →