Elaborazione tratta dal podcast You Leader Easy
Pensieri (Drive edition)
Mario Antonelli · 10 febbraio 2024
Da dove nasce questo testo
Questo articolo nasce dalla puntata 3 “Pensieri” del podcast You Leader Easy: qui trovi l'elaborazione scritta, lì la voce originale di Mario Antonelli. Il concetto fa parte dello stesso percorso raccolto nel libro You Leader Trilogy Vol. 1 — No alle minchiolanze.
L'articolo in breve
Introduzione
Un tragitto in macchina, il rumore del motore e lo spazio per pensare. Perché il pensiero può frenarci, ma anche dare una direzione a quello che facciamo.
Casistica quotidiana
Sto dicendo che forse possiamo smettere di considerare il pensiero soltanto come qualcosa che intralcia.
Riflessione e approfondimento
Non serve copiare il tragitto: serve un momento senza schermi, in cui la testa abbia un po’ di spazio.
Soluzioni e morale
O ancora: esci per una commissione, lasci il telefono in tasca, e al ritorno ti sembra di avere la testa un po' più ordinata.
L'articolo completo
Dove va la tua testa mentre tu vai in ufficio? O mentre guidi per fare una commissione?
La mia, spesso, comincia a mettere in fila i pensieri. Io seguo il tragitto, lei lavora. Qualche volta fa ordine. Qualche altra lascia tutto un po’ in giro, e anche da lì può venire fuori qualcosa.
Questa puntata è nata così. Ho deciso di registrarla mentre sono in macchina. Se nell’ascolto senti il motore, quindi, non cercare significati nascosti: è proprio il motore. Gli effetti speciali, per questa volta, li abbiamo lasciati perdere.
Mi piaceva partire da una situazione normale. Devi andare da qualche parte, hai una destinazione e, in mezzo, c’è un pezzo di tempo. Per me quel tempo è spesso uno spazio creativo. Lo sento quasi catartico: posso sistemare quello che ho in testa oppure lasciare che i pensieri si muovano senza chiedere subito una spiegazione.
Non sono la stessa cosa. Fare ordine e lasciar andare hanno movimenti diversi. Però non sento il bisogno di scegliere. Un pensiero arriva: posso anche lasciarlo lì per un po’, senza assegnargli immediatamente un posto.
È da questo che nasce il ragionamento della puntata. Per come la vedo io, il pensiero c’entra parecchio con la nostra serenità. Una minchiolanza può partire da lì. Ma può partire da lì anche una situazione di benessere.
Sotto il rumore del motore, insomma, lavora un altro motore. Fa meno rumore, almeno fuori. Dentro, a volte, si sente parecchio. È quello che pensiamo, e può dare il primo movimento al nostro stato d’animo.
Non sto dicendo che basti un pensiero bello per stare bene. Sarebbe comodo, certo. Ma le cose non sono così semplici. Sto dicendo che forse possiamo smettere di considerare il pensiero soltanto come qualcosa che intralcia. A volte complica. Altre volte orienta.
Nella formazione si sente spesso un invito piuttosto deciso: non pensare, fai. Passa alle azioni massive.
Capisco da dove arriva. Ti fermi, cominci a ragionare, poi a razionalizzare ogni cosa. E insieme ai ragionamenti possono farsi avanti quelle paure ancestrali che rendono difficile muoversi. Il pensiero finisce davanti all’azione, anziché accompagnarla.
Succede. E quando succede non basta sentirsi dire di partire e basta. Non liquiderei quella fatica con una pacca sulla spalla.
Però tra riconoscere questo rischio e spegnere il pensiero c’è una bella differenza.
C’è anche un pensiero buono. Quello che ti aiuta a capire, che rimette un po’ d’ordine, che suggerisce una direzione. Non è nemico del fare. Può aiutarci a capire dove stiamo andando, invece di chiederci soltanto di muoverci.
Per me trova spazio spesso in macchina. Per te può essere una camminata, la doccia, il percorso per andare da qualche parte. Non serve copiare il tragitto: serve un momento senza schermi, in cui la testa abbia un po’ di spazio.
E senza pretendere un’idea appena comincia la pausa. Altrimenti trasformiamo anche quella in un compito da svolgere bene. Ci mancava giusto il pensiero da consegnare puntuale.
Come si vede nella vita di tutti i giorni
Sei in coda al semaforo e ti accorgi che stai ripassando una discussione di ieri. Per la terza volta. Stesse frasi, stesso finale.
Oppure sei sotto la doccia e, senza cercarla, arriva la soluzione a una cosa che al computer non si sbloccava.
O ancora: esci per una commissione, lasci il telefono in tasca, e al ritorno ti sembra di avere la testa un po' più ordinata. Non hai fatto niente di speciale. Hai solo lasciato spazio.
Prova a chiederti
Quando ho un momento libero, lo riempio subito o lascio lavorare la testa?
Il pensiero che mi porto dietro oggi mi sta fermando o mi sta indicando una direzione?
Nella puntata trovi questo ragionamento, motore compreso. Se ti va, ascoltala. Poi oggi, per un piccolo tratto della tua camminata o del tuo percorso, lascia da parte lo schermo. Non cercare un pensiero speciale. Lascia spazio a quello che c’è.
Queste riflessioni divulgative non sostituiscono consulenze mediche, psicologiche, legali o finanziarie né la formazione professionale. Note legali complete
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