Elaborazione tratta dal podcast Secret Garden
Fuori dal seminato
Mario Antonelli · 15 gennaio 2025
Da dove nasce questo testo
Questo articolo nasce dalla puntata 3 “Fuori dal seminato” del podcast Secret Garden: qui trovi l'elaborazione scritta, lì la voce originale di Mario Antonelli. Il concetto fa parte dello stesso percorso raccolto nel libro You Leader Trilogy Vol. 1 — No alle minchiolanze.
L'articolo in breve
Introduzione
Uscire dal seminato non significa ignorare le regole, ma distinguere quelle che servono dalle abitudini che seguiamo per conformarci. E lasciare un po’ di spazio a ciò che desideriamo.
Casistica quotidiana
Nel secondo caso rischiamo di passare più tempo a sorvegliare il seminato che a viverci dentro.
Riflessione e approfondimento
E neppure paletti da abbattere soltanto per dimostrare che sappiamo farlo.
Soluzioni e morale
Qualcosa può crescere fuori dal tratto già seminato, se smettiamo di considerarlo automaticamente fuori posto.
L'articolo completo
Per te una giornata è bella soltanto quando va secondo i piani?
Se la risposta è sì, ci capiamo. Un programma rispettato dà sollievo. Nessun intoppo da gestire, nessuna sorpresa da sistemare. Possiamo tirare il fiato. Alla giornata chiediamo soprattutto questo: di non prendere iniziative. Ne abbiamo già abbastanza delle nostre.
Così passiamo parecchio tempo a prevenire gli imprevisti. Proviamo ad anticiparli, a schivarli, a tenerli lontani. E se arrivano lo stesso, pensiamo che qualcosa sia andato storto. Non era previsto, dunque non doveva succedere.
Ma siamo sicuri che una deviazione sia soltanto un errore di percorso?
Non parlo delle difficoltà come se fossero regali. Alcune pesano, e parecchio. Non c’è bisogno di sorridere per forza, né di trovare subito qualcosa di buono. Però c’è una differenza tra affrontare un imprevisto e organizzare la propria vita per impedirne qualunque ingresso.
Nel secondo caso rischiamo di passare più tempo a sorvegliare il seminato che a viverci dentro.
Restare sul sentiero conosciuto ha buone ragioni. Sai dove mettere i piedi. Hai meno incertezza da sopportare. Un po’ d’ansia si quieta. Non è poco, e capisco perché quella comodità ci trattenga.
Solo che il sentiero più comodo potrebbe non essere quello che desideri percorrere.
Ci insegnano a studiare, a lavorare, a costruire qualcosa. Tutte cose che contano. Insieme, però, a volte ci arriva un’altra istruzione: prima il sacrificio, dopo la vita. I desideri possono aspettare. Magari fino alla pensione, purché nel frattempo non disturbino troppo.
Non c’è niente di sbagliato nello studiare, lavorare, costruire. Il punto è un altro: possiamo ancora scegliere, dentro quel percorso? Oppure è diventato l’unico ammesso?
Quando lo schema risponde al posto nostro, la domanda «che cosa voglio?» finisce per farsi sentire meno. E possiamo ritrovarci con il necessario, ma senza qualcosa che desideriamo davvero.
Non è una colpa. Non cancella il valore di quello che abbiamo costruito. Il necessario e il desiderato, semplicemente, non coincidono per forza. Possiamo riconoscerlo senza disprezzare ciò che abbiamo.
Qui voglio essere chiaro: le leggi si rispettano. Uscire dal seminato non è un permesso per fare qualsiasi cosa.
Ma non tutto ciò che chiamiamo regola è una legge. Ci sono abitudini che seguiamo per paura di sbagliare. Altre ci aiutano a restare in riga. Offrono sicurezza, certo. A volte, però, fanno tanto rumore da coprire la nostra voce.
È a queste che penso quando parlo di ribellione gentile. Niente molotov. E neppure paletti da abbattere soltanto per dimostrare che sappiamo farlo.
I paletti possono servire. Proviamo piuttosto a guardarli: quali abbiamo scelto? Quali teniamo lì solo per conformarci? Dove la decisione spetta a noi, possiamo riprendercela senza proclami.
Quel giardino segreto che è nostro ha bisogno di spazio. Non soltanto per ciò che serve, ma anche per ciò che vogliamo. Qualcosa può crescere fuori dal tratto già seminato, se smettiamo di considerarlo automaticamente fuori posto.
Come si vede nella vita di tutti i giorni
La strada di sempre per andare al lavoro, anche quando quella nuova farebbe risparmiare dieci minuti. Non l'hai mai provata. E se poi ti perdi?
La risposta «si è sempre fatto così». La senti in ufficio, in famiglia, a volte nella tua stessa voce.
Il desiderio rimandato da anni. Non proibito, non impossibile. Solo fuori dal programma. E il programma, si sa, non si discute.
Prova a chiederti
Quale regola sto seguendo solo perché la seguono tutti?
Che cosa desidero davvero, che continuo a rimandare perché non era previsto? Nella puntata del podcast parlo proprio di questo. Puoi ascoltarla e lasciare un momento alla domanda. Poi, oggi, scegli una sola abitudine che segui per conformarti. Prova a sospenderla per un giorno. Senza rivoluzionare il resto. Guarda come ti senti senza quel piccolo vincolo.
Queste riflessioni divulgative non sostituiscono consulenze mediche, psicologiche, legali o finanziarie né la formazione professionale. Note legali complete
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