Mario Antonelli

Elaborazione tratta dal podcast You Leader Easy

Amor proprio

Mario Antonelli · 21 maggio 2024

Da dove nasce questo testo

Questo articolo nasce dalla puntata 11 “Amor proprio” del podcast You Leader Easy: qui trovi l'elaborazione scritta, lì la voce originale di Mario Antonelli. Il concetto fa parte dello stesso percorso raccolto nel libro You Leader Trilogy Vol. 1 — No alle minchiolanze.

L'articolo in breve

  • Introduzione

    L’amor proprio passa anche da come ci parliamo prima di dormire. Non cancella le difficoltà, ma lascia spazio a ciò che abbiamo fatto e di cui siamo contenti.

  • Casistica quotidiana

    Cambiare le parole non la fa sparire, e fingere di stare bene sarebbe soltanto un altro modo di raccontarsela.

  • Riflessione e approfondimento

    Lasciarla accanto a ciò che è andato storto, senza pretendere che lo compensi o lo risolva.

  • Soluzioni e morale

    Nella puntata del podcast parlo proprio di questo momento, quando finisce la giornata e restiamo con noi stessi.

L'articolo completo

Ti capita di voler soltanto dormire e ritrovarti, invece, a fare il bilancio della tua vita?

La testa è sul cuscino. La giornata è finita. Almeno sulla carta. Perché proprio lì può cominciare un altro giro: quello che hai detto, quello che hai fatto, quello che non è andato come speravi.

Parti da una cosa storta e poco dopo sei già alla domanda: «Ma come sono arrivato fin qui?».

Il sonno può aspettare, a quanto pare. Il resoconto ha preso la parola.

Durante il giorno abbiamo più spazio per raccontarcela. Agli altri, certo. Ma anche a noi stessi. Una spiegazione un po’ comoda, qualche fesseria ripetuta abbastanza da sembrare credibile. Poi restiamo soli e quelle parole perdono forza.

Non c’è più qualcuno da convincere. Non c’è un riconoscimento da aspettare. Ci siamo noi. E la distanza, a volte scomoda, tra quello che mostriamo e quello che pensiamo davvero.

È lì che sento entrare in gioco l’amor proprio.

Non quello misurato con i like o con l’approvazione degli altri. Parlo del modo in cui ti consideri quando nessuno guarda. Di quello che pensi della persona che sei, senza doverlo spiegare a qualcuno.

Se senti che manca qualcosa, questo incontro può pesare parecchio. Arrivano domande come «Perché proprio a me?» o «Mi merito davvero di stare in questa situazione?».

Non sono domande da liquidare con una frase allegra. Una situazione difficile resta difficile. Cambiare le parole non la fa sparire, e fingere di stare bene sarebbe soltanto un altro modo di raccontarsela.

Possiamo però ascoltare il tono con cui ce ne parliamo.

Perché riconoscere che qualcosa va male è una cosa. Usarlo per trattarci male è un’altra. E nel buio, mentre ripassiamo la giornata, le due cose possono finire insieme senza che ce ne accorgiamo.

Per me addormentarsi è un po’ come morire. Svegliarsi, al mattino, è come rinascere. È un’immagine: una giornata si chiude, un’altra comincia.

L’attimo prima del sonno è quello in cui sento più forte la richiesta di onestà. Quello che ho detto incontra quello che penso. E quello che penso deve fare i conti con la realtà.

Non è necessariamente comodo. Ma essere onesti con noi stessi non significa dover essere ostili.

Un riconoscimento arrivato da fuori non basta, da solo, a cambiare quel dialogo. Possiamo riceverlo e poi, la sera, parlarci come se non avessimo fatto niente di buono. Come se nel resoconto ci fosse posto soltanto per ciò che è mancato.

E il resto?

Non serve gonfiarlo. Non serve trasformare una cosa di cui siamo contenti in qualcosa di straordinario. Basta non cancellarla subito. Lasciarla accanto a ciò che è andato storto, senza pretendere che lo compensi o lo risolva.

Anche questa è onestà. Non una fesseria più gradevole, ma uno sguardo che non esclude tutto il buono.

Come si vede nella vita di tutti i giorni

Spegni la luce e ti torna in mente quella frase detta male in riunione. Ci giri intorno per mezz'ora, come se potessi cambiarla.

Hai fatto dieci cose buone e una sbagliata. Indovina quale si prende il posto sul cuscino.

Un amico ti racconta la stessa giornata e tu gli diresti: «Dai, è andata bene». A te stesso, invece, non lo concedi.

Prova a chiederti

Con quale tono mi parlo quando la giornata finisce?

Direi a un amico le stesse cose che dico a me?

Nella puntata del podcast parlo proprio di questo momento, quando finisce la giornata e restiamo con noi stessi. Se ti va, puoi ascoltarla.

Per oggi, prova soltanto a cambiare una domanda. Stasera, prima di dormire, al posto di «Cosa mi è andato storto?», chiediti: «Cosa ho fatto oggi di cui sono contento?».

Trova una risposta, anche piccola. E lasciala lì, senza sminuirla.

Queste riflessioni divulgative non sostituiscono consulenze mediche, psicologiche, legali o finanziarie né la formazione professionale. Note legali complete

Fa parte del tema Forza interiore: tutti gli articoli e le puntate

Continua da qui

Mi pesa il giudizio degli altriUn percorso tra puntate, podcast e letture su questo tema →
  1. 01Come non finire in mezzo ai litigi degli altri
  2. 02Come chiedere aiuto senza sentirti un peso
  3. 03Come chiedere com’è andata senza mettere pressione

Tutti gli articoli e le puntate su Relazioni

Community WhatsApp

Il posto dove You Leader continua durante la settimana

Riflessioni, note vocali, domande, anticipazioni e cose che non finiscono sui social.

Entra nella community