Filosofia pratica
Aspetta a raccontare la tua
Redazione marioantonelli.it · 28 settembre 2026
Da dove nasce questo testo
Testo scritto a partire da un contenuto di Mario Antonelli già pubblicato: Non cercavo una soluzione.
L'articolo in breve
Introduzione
Qualcuno ti dà una bella notizia e a te viene in mente un’esperienza simile. Prima di raccontarla, puoi restare ancora un momento nella sua.
Casistica quotidiana
Un amico trova casa mentre noi stiamo ancora discutendo con il proprietario, una collega ottiene un incarico che avremmo voluto, qualcuno parte per una vacanza e noi abbiamo appena fatto i conti delle spese.
Riflessione e approfondimento
Possiamo però evitare di ridurre la notizia dell’altro per renderla più sopportabile, rispondendo subito: «Bello, ma vedrai quanto lavoro.»
Soluzioni e morale
Oggi, alla prossima bella notizia che ricevi, prima di raccontare un’esperienza tua prova a fare una domanda su quella dell’altro.
L'articolo completo
Il telefono vibra mentre stai mettendo su il caffè. Un amico ti scrive che gli hanno affidato un lavoro a cui teneva e in cui sperava da mesi. Tu gli rispondi: «Grande! Pensa che quando è successo a me…».
Dovevi fargli compagnia nella sua bella notizia, ma dopo tre messaggi gli stai raccontando il tuo vecchio ufficio, il responsabile di allora e quella riunione finita alle otto. Non serve essere vanitosi perché accada: spesso il racconto dell’altro accende un ricordo nostro. Ci sembra un modo per dire che lo capiamo, che conosciamo quella soddisfazione e abbiamo qualcosa in comune.
L’intenzione può essere affettuosa, solo che, mentre cerchiamo il punto in comune, rischiamo di cambiare il protagonista della conversazione. L’altro voleva raccontarci la sua giornata e si ritrova ad ascoltare la nostra.
Forse è capitato anche a te di dare una bella notizia e ritrovarti, poco dopo, ad ascoltare quella di chi avevi chiamato. Magari non ci sei rimasto male, però una frase ti era rimasta a metà: volevi raccontare come l’avevi saputo, oppure quanto avevi esitato prima di crederci. Sono dettagli piccoli, ma spesso è proprio lì che una persona ha voglia di arrivare quando ci cerca. Non sta facendo un comunicato: sta provando a condividere un momento.
Con le fatiche degli altri qualche volta ci mettiamo al lavoro troppo presto, cercando il consiglio, la soluzione, la frase che sistema. Con le gioie possiamo avere un’altra reazione frettolosa: cercare subito qualcosa di nostro da aggiungere. In entrambi i casi saltiamo un passaggio, quello di capire che cosa l’altro vuole raccontarci prima di decidere che cosa abbiamo da dire noi.
Quando la nostra giornata è diversa
C’è una complicazione: le belle notizie non arrivano necessariamente in una nostra bella giornata. Un amico trova casa mentre noi stiamo ancora discutendo con il proprietario, una collega ottiene un incarico che avremmo voluto, qualcuno parte per una vacanza e noi abbiamo appena fatto i conti delle spese. Possiamo essere contenti per loro e sentire anche una fitta per noi: le due cose possono convivere, anche se non è facile.
Non occorre fingere entusiasmo né rimproverarci perché non ci viene spontaneo saltare sulla sedia. Possiamo però evitare di ridurre la notizia dell’altro per renderla più sopportabile, rispondendo subito: «Bello, ma vedrai quanto lavoro.» Oppure: «Sì, quella zona la conosco. Parcheggiare è un incubo.»
Magari è vero, ma non è detto che sia la prima cosa che serve dire. Non si tratta di applaudire qualsiasi scelta: se ci chiedono un parere, possiamo darlo con sincerità. Qui parliamo di quel momento iniziale in cui qualcuno ci porta una soddisfazione e, prima di esaminarla, possiamo accoglierla.
Lasciare spazio al racconto
Basta una domanda che nasca da quello che abbiamo ascoltato: «Come te l’hanno comunicato?» Oppure, se si parla di una casa: «Qual è la cosa che ti piace di più della casa?» Se ricordiamo un racconto precedente, possiamo chiedere: «Era questo l’incarico di cui mi avevi parlato?»
Non serve una raffica di domande, né dobbiamo trasformare una telefonata in un’intervista. Basta una domanda, poi il tempo per la risposta, anche se sappiamo già che cosa avremmo fatto noi.
Il nostro racconto può aspettare qualche minuto. A volte troverà spazio dopo e sarà un vero scambio; altre volte non servirà. Non perdiamo un’occasione importante ogni volta che un nostro ricordo resta fuori dalla conversazione.
Possiamo anche rimediare mentre stiamo parlando, se ci accorgiamo di essere partiti per la nostra storia. Non occorre una cerimonia di scuse: «Mi sono messo a raccontarti di me. Dimmi, tu come sei stato quando l’hai saputo?» Così riportiamo l’attenzione sull’altro, senza farne un altro episodio dedicato a quanto siamo distratti.
Oggi, alla prossima bella notizia che ricevi, prima di raccontare un’esperienza tua prova a fare una domanda su quella dell’altro. Poi lascia che finisca la risposta. Il tuo ricordo, se serve, lo racconti dopo.
Queste riflessioni divulgative non sostituiscono consulenze mediche, psicologiche, legali o finanziarie né la formazione professionale. Note legali complete
Continua da qui