Filosofia pratica
Come accettare un complimento senza sminuirti
Redazione marioantonelli.it · 4 ottobre 2026
Da dove nasce questo testo
Testo scritto a partire da un contenuto di Mario Antonelli già pubblicato: Quel grazie ha un nome.
L'articolo in breve
Introduzione
Ti fanno un complimento e cerchi subito di ridimensionarlo? Puoi accoglierlo senza vantarti e senza correggere chi ti sta apprezzando.
Casistica quotidiana
Accogliere un complimento non significa dichiararsi eccellenti, ma riconoscere che quella persona ha vissuto qualcosa di buono e ha scelto di dircelo.
Riflessione e approfondimento
Ma chi ti fa il complimento sta guardando il risultato, non quanto hai speso: un semplice «Grazie, mi piaceva renderlo un po’ più accogliente» lascia spazio a quel momento, senza bisogno di giustificazioni.
Soluzioni e morale
Oggi, se arriva un complimento sincero, prova una cosa piccola: rispondi «Grazie, mi fa piacere» e fermati lì, senza aggiungere subito un «però».
L'articolo completo
Stai sparecchiando e qualcuno ti dice: «Era davvero buona, questa cena». Tu hai ancora un piatto in mano e la risposta è già partita: «Ma no, la pasta era un po’ indietro». Così finiamo a discutere la cottura, mentre l’altro voleva soltanto dirci che è stato bene.
Può capitare di ricevere un complimento e non sapere come accoglierlo. Non si tratta delle lodi esagerate, di quelle che ti fanno controllare se subito dopo arriva una richiesta, ma di un apprezzamento semplice: «Hai spiegato bene». «Mi ha fatto piacere vederti». «Questa cosa ti è riuscita».
Sono poche parole, eppure a volte ci danno più impaccio di una critica. Con la critica possiamo discutere, spiegare, difenderci; davanti a un complimento sincero, invece, restiamo lì, quasi dovessimo trovare una risposta all’altezza. Così lo ridimensioniamo, perché diventa più facile da accettare: «Non è niente». «Poteva farlo chiunque». «Sì, però ho sbagliato quella parte».
Non significa per forza che ci consideriamo incapaci. Magari abbiamo imparato che accettare un apprezzamento somiglia a darsi delle arie, oppure ci preoccupa sembrare troppo soddisfatti. O semplicemente non siamo abituati a stare per qualche secondo dalla parte di chi riceve, e finiamo per ricorrere alla modestia anche dove non serve.
Quando sta per uscire il solito «ma no», può essere utile accorgerci se stiamo ringraziando o correggendo il complimento. Perché qualche volta una persona ci racconta qualcosa che ha apprezzato e noi le spieghiamo che non avrebbe dovuto apprezzarlo così tanto. Lei dice: «Mi sei stato utile». Noi rispondiamo, in sostanza: «Hai valutato male».
Naturalmente non è quello che intendiamo, però la conversazione può prendere quella strada. L’altro si ritrova a doverci convincere: «No, guarda che dico sul serio». Voleva ringraziarci e ora deve anche insistere perché gli crediamo.
Accogliere un complimento non significa dichiararsi eccellenti, ma riconoscere che quella persona ha vissuto qualcosa di buono e ha scelto di dircelo. Possiamo aver notato un errore che lei non ha visto o essere ancora insoddisfatti del risultato. Le due cose possono stare insieme: la nostra valutazione non cancella la sua esperienza.
Come si vede nella vita di tutti i giorni
Al lavoro, hai appena finito di presentare un progetto e un collega ti dice: «Finalmente ho capito come funziona». Tu pensi alla pagina saltata, alla frase ripetuta, al punto in cui hai perso il filo. Ti verrebbe da consegnargli l’elenco completo, ma lui non ha detto che hai fatto una presentazione perfetta: ha detto che adesso ha capito.
Puoi rispondere: «Grazie, mi fa piacere. Era il punto che volevo chiarire». Gli errori li puoi rivedere dopo, senza portarli subito al centro della conversazione.
A casa, qualcuno nota che hai sistemato bene il balcone. Tu sai quanto poco hai speso e quante cose hai recuperato. «Sono solo due vasi», dici. Ma chi ti fa il complimento sta guardando il risultato, non quanto hai speso: un semplice «Grazie, mi piaceva renderlo un po’ più accogliente» lascia spazio a quel momento, senza bisogno di giustificazioni.
Poi c’è l’amico che ti scrive: «Ieri mi ha fatto bene parlare con te». Qui la risposta automatica può essere: «Ma figurati, non ho fatto nulla». Forse non hai risolto nulla, ma è diverso: sei rimasto al telefono, hai ascoltato, hai fatto compagnia. Per lui quel tempo ha contato.
Puoi dirgli: «Mi fa piacere che tu me l’abbia detto». Non ti stai attribuendo poteri speciali, stai dando credito alle sue parole.
Se il complimento riguarda un lavoro fatto insieme ad altri, accettarlo non richiede di prenderti tutto il merito. Puoi ringraziare e nominare chi ha contribuito: «Grazie. Anna ha curato i materiali, ci hanno aiutato parecchio». Dare un nome al lavoro degli altri rende il riconoscimento più preciso, senza far sparire il tuo contributo. Non occorre attribuirsi tutto né mettersi da parte.
Certo, non ogni complimento ci trova a nostro agio. Alcuni sono invadenti, altri riguardano aspetti di cui non vogliamo parlare. Non dobbiamo accogliere tutto per educazione. Qui parliamo di quelle parole rispettose che ci fanno piacere, ma che respingiamo quasi per riflesso.
Lasciare spazio al complimento
Possiamo cominciare osservando che cosa temiamo di comunicare se rispondiamo soltanto «grazie». Mentre l’altro parla, proviamo ad ascoltare ciò che ha apprezzato, invece di preparare l’elenco dei difetti. Possiamo riconoscere il nostro contributo senza togliere quello degli altri.
Non occorre diventare disinvolti da un giorno all’altro. Possiamo anche arrossire, cercare le parole, sentirci un po’ goffi: non c’è un modo perfetto di accettare un complimento.
Oggi, se arriva un complimento sincero, prova una cosa piccola: rispondi «Grazie, mi fa piacere» e fermati lì, senza aggiungere subito un «però». Se hai ancora il piatto in mano, appoggialo e guarda chi ti ha parlato. Alla cottura della pasta potrai pensare la prossima volta.
Queste riflessioni divulgative non sostituiscono consulenze mediche, psicologiche, legali o finanziarie né la formazione professionale. Note legali complete
Fa parte del tema Serenità: tutti gli articoli e le puntate
Continua da qui