Mario Antonelli

L'importanza della comunicazione · 21 maggio 2024

Ascoltare davvero

Da dove nasce questo testo

Testo originale di Mario Antonelli, scritto per marioantonelli.it. Questo concetto è già espresso dall'autore nel paragrafo 20 “La forza delle domande” del libro You Leader Trilogy Vol. 1 — No alle minchiolanze (Parte II – Guida antiminchiolanza), riproposto nell'articolo La forza delle domande: chiedere è un regalo che fai all'altro e nella puntata 1 “Parlarsi bene” del podcast Secret Garden, riproposto nell'articolo Parlarsi bene.

L'articolo in breve

  • Introduzione

    Ascoltare davvero significa lasciare spazio all’altro, senza preparare subito la risposta. Costa attenzione, ma rende possibile parlare anche delle cose difficili.

  • Casistica quotidiana

    Ma una domanda su quello che la persona sta raccontando, non una scorciatoia per portare il discorso dove vogliamo noi.

  • Riflessione e approfondimento

    Non serve trasformare la prossima conversazione in un esame di ascolto.

  • Soluzioni e morale

    Serve quando ti torna in mente mentre qualcuno sta parlando, e decidi di aspettare ancora un momento.

L'articolo completo

Mentre una persona ti parla, dove sei? Sei ancora nelle sue parole o sei già alla risposta che darai appena prende fiato?

Succede anche a noi che pensiamo di essere ascoltatori attenti. Restiamo in silenzio, magari lasciamo finire, ma intanto prepariamo il nostro intervento. Da fuori sembra ascolto. Dentro, abbiamo già chiesto la parola.

Non c’è da mettersi sotto processo. È normale. Però possiamo accorgercene, perché tante conversazioni si fermano proprio lì: uno parla, l’altro prepara la risposta. Poi i ruoli si scambiano. Le parole passano, ma incontrarsi è un’altra cosa.

Lasciare spazio costa

Ascoltare davvero chiede una fatica precisa: sospendere per qualche minuto quello che vorremmo dire noi. Non cancellarlo. Non decidere che conta meno. Soltanto lasciarlo in attesa, mentre proviamo a capire quello che l’altro sta dicendo.

La parte scomoda è questa: accettare di non sapere già dove andrà il discorso. Anche quando l’inizio ci sembra chiarissimo. Anche quando una frase ci fa pensare: ho capito, adesso ti spiego.

Ecco, proprio in quel momento possiamo restare ancora un po’ in ascolto. Magari abbiamo capito. Magari no. Lasciare finire serve anche a non trattare una nostra impressione come se fosse già il pensiero dell’altro.

Per questo l’ascolto è una forma di generosità, prima che una tecnica. Gli stiamo dando spazio senza sapere in anticipo come lo userà. E senza pretendere che arrivi subito al punto che interessa a noi.

Non è poco. Rinunciare per qualche minuto al centro della conversazione può costare più del previsto. La nostra risposta, nel frattempo, ci sembra pronta e piuttosto ben riuscita. Peccato doverla lasciare in sala d’attesa.

Si vede dalle piccole cose

Come si riconosce questo spazio? Da gesti semplici, che semplici da fare non sono necessariamente.

Una domanda, per esempio. Ma una domanda su quello che la persona sta raccontando, non una scorciatoia per portare il discorso dove vogliamo noi. La differenza sta lì: stiamo cercando di capire meglio il suo contenuto oppure di raggiungere il nostro argomento?

Poi c’è il lasciare intere le frasi. Senza completarle, anche quando ci sembra di conoscere la parola che manca. Quella frase è ancora dell’altro. Possiamo aspettare che scelga come finirla.

E possiamo sopportare una pausa. Il silenzio mette alla prova la nostra voglia di intervenire. Ma non ogni spazio vuoto ha bisogno della nostra voce. A volte ascoltare significa proprio non riempirlo.

Ogni tanto aiuta restituire ciò che abbiamo capito: «Quindi mi stai dicendo che…». Non come una formula da infilare nel discorso per sembrare attenti. Come una verifica. Ti ho seguito? È questo che intendi? Oppure ho preso una strada mia?

Il punto non è uscire dalla conversazione avendo pronunciato la frase migliore. Nella memoria dell’altro può restare soprattutto questo: ci siamo accorti di lui? Gli abbiamo lasciato davvero un posto, oppure aspettavamo soltanto il nostro turno?

Quando una persona si sente ascoltata, può abbassare le difese. Da lì diventa possibile parlare anche delle cose difficili. Non perché spariscano, ma perché c’è spazio per affrontarle insieme. Senza quel passaggio, anche un ragionamento sensato rischia di restare soltanto una discussione.

Non serve trasformare la prossima conversazione in un esame di ascolto. Sarebbe un’altra cosa da preparare mentre qualcuno parla.

Frasi sul saper ascoltare

Chi cerca frasi sull'ascolto trova spesso lunghe raccolte di citazioni. Belle, ma lette una dopo l'altra scivolano via. Qui ne trovi poche, da tenere a mente in una conversazione vera.

Le cose semplici non fanno rumore. Fatti trovare in ascolto.
Leggere con calma è un modo per ascoltare meglio sé stessi.
Da fuori sembra ascolto. Dentro, abbiamo già chiesto la parola.
L'ascolto è una forma di generosità, prima che una tecnica.
Non ogni spazio vuoto ha bisogno della nostra voce.
Quella frase è ancora dell'altro. Possiamo aspettare che scelga come finirla.

Una frase sull'ascolto serve a poco se resta sul telefono. Serve quando ti torna in mente mentre qualcuno sta parlando, e decidi di aspettare ancora un momento.

Come si vede nella vita di tutti i giorni

Il collega ti racconta del weekend. Tu aspetti che finisca per raccontare il tuo, che era più interessante.

Tuo marito, o tua moglie, parla mentre tu rispondi a un messaggio. «Ti sto ascoltando, vai avanti.»

Qualcuno comincia una frase e tu la finisci al posto suo. A volte indovini. Spesso no.

Prova a chiederti

Nell'ultima conversazione importante, ho parlato più io o l'altra persona?

Cosa mi sono perso mentre preparavo la risposta?

Oggi prova con un gesto solo: quando ti viene da completare una frase, lasciala finire. Tieni la tua risposta ancora un momento in attesa. E ascolta come continua.

Continua da qui

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