L'importanza della comunicazione · 26 agosto 2026
Scrivere un messaggio che non venga frainteso
Da dove nasce questo testo
Testo originale di Mario Antonelli, scritto per marioantonelli.it. Questo concetto è già espresso dall'autore nel paragrafo 6 “Effetto Baglioni” del libro You Leader Trilogy Vol. 1 — No alle minchiolanze (Parte II – Guida antiminchiolanza), riproposto nell'articolo Effetto Baglioni: dire cose semplici in modo che arrivino e nella puntata 3 “Pensieri” del podcast You Leader Easy, riproposto nell'articolo Pensieri (Drive edition).
L'articolo in breve
Nello scritto manca il tono, e chi legge può sentirne uno diverso dal tuo. Rileggere, scegliere una telefonata e dare un cenno quando non puoi rispondere aiuta a capirsi. Per questo, se devi scrivere qualcosa di delicato, prova a rileggerlo immaginando proprio quella persona in una giornata storta. Le decisioni importanti e le discussioni ancora aperte hanno bisogno di uno scambio che non lasci all’altro il compito di indovinare. Quando per spiegare un messaggio ne mandi altri tre, e una telefonata avrebbe risolto tutto in due minuti.
L'articolo completo
Ti è mai capitato di leggere un messaggio e sentire una durezza che chi lo aveva scritto non pensava di metterci? Oppure il contrario: scrivi con affetto e dall’altra parte arriva una risposta risentita. Tu guardi le tue parole. Non ci trovi niente di male. Il punto è proprio lì: sono le tue.
Metà dei malintesi di oggi nasce da un messaggio letto con il tono sbagliato. Chi scrive sa cosa intendeva. Chi legge no. Noi abbiamo in testa la frase completa, con la voce, l’intenzione, magari un sorriso. All’altro consegniamo soltanto le parole. Il sorriso resta dalla nostra parte dello schermo. Poco utile, come servizio di accompagnamento.
Non significa che dobbiamo diventare sospettosi davanti a ogni messaggio. Significa riconoscere un limite dello scritto, soprattutto quando lo usiamo per qualcosa che ci sta a cuore.
Il tono che non arriva
A voce una frase breve può essere affettuosa. Sentiamo il ritmo, vediamo il volto, riconosciamo un sorriso. Sullo schermo quella stessa frase può diventare un colpo. Non abbiamo cambiato le parole. Abbiamo perso tutto quello che le teneva insieme.
È difficile accorgersene mentre scriviamo. Rileggiamo e sentiamo ancora la nostra voce. Ci sembra chiaro perché sappiamo già dove volevamo arrivare. L’altra persona, invece, deve partire da quello che trova scritto. E potrebbe leggerlo in un momento in cui è di cattivo umore.
Per questo, se devi scrivere qualcosa di delicato, prova a rileggerlo immaginando proprio quella persona in una giornata storta. Non per darle torto in anticipo. Per chiederti se la frase regge anche senza la tua intenzione a farle da sostegno.
Suona ancora come volevi? Oppure, senza il volto e il sorriso, diventa più secca? Questa rilettura non elimina ogni possibile equivoco. Però ti fa uscire, almeno per un momento, dal tono che senti soltanto tu.
E se la cosa è delicata, la prima scelta resta un’altra: chiama. Non tutto quello che possiamo scrivere trova nel messaggio il posto adatto. Le decisioni importanti e le discussioni ancora aperte hanno bisogno di uno scambio che non lasci all’altro il compito di indovinare.
Quando un messaggio ha bisogno di essere spiegato, era una telefonata. È una frase da tenere vicina, non da usare per rimproverarci dopo. Se per chiarire lo scritto serve la voce, possiamo darle spazio prima di affidarci a un altro messaggio.
Anche l’attesa si legge
Poi c’è quello che non scriviamo. Anche il silenzio comunica, benché noi magari non gli abbiamo affidato nessun significato. Non puoi rispondere subito. Dall’altra parte, però, resta un vuoto. E quel vuoto può riempirsi delle paure di chi aspetta.
Non è una colpa non essere disponibili. Né possiamo chiedere a chi legge di conoscere il motivo della nostra assenza. È un’altra distanza tra quello che sappiamo noi e quello che l’altro può capire.
Un «ti scrivo dopo» tiene conto di entrambe le cose. Non ti chiede di affrontare subito la conversazione. Dice soltanto che la risposta arriverà più avanti. Costa tre secondi e può risparmiare parecchi fraintendimenti alle nostre relazioni.
Come si vede nella vita di tutti i giorni
Lo vedi quando scrivi «fai come vuoi» intendendo una cosa gentile, e dall'altra parte arriva il gelo. Quando aspetti una risposta che non arriva e il vuoto si riempie di pensieri storti. Quando per spiegare un messaggio ne mandi altri tre, e una telefonata avrebbe risolto tutto in due minuti.
Prova a chiederti
Questa frase regge anche senza il mio tono e il mio sorriso? Se la leggesse qualcuno in una giornata storta, suonerebbe uguale?
Oggi, prima di inviare un messaggio, fermati a rileggerlo con un tono diverso dal tuo. Se il punto è delicato, chiama. Se invece hai un messaggio in attesa e non puoi rispondere, manda quel piccolo cenno: «ti scrivo dopo».
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