Mario Antonelli

L'importanza della comunicazione · 13 maggio 2025

Raccontare una storia che resta

Da dove nasce questo testo

Testo originale di Mario Antonelli, scritto per marioantonelli.it. Questo concetto è già espresso dall'autore nel paragrafo 28 “Senza una canzone” del libro You Leader Trilogy Vol. 1 — No alle minchiolanze (Parte II – Guida antiminchiolanza), riproposto nell'articolo Senza una canzone non saremmo le stesse persone e nella puntata 5 “Riscrivi la tua storia” del podcast Secret Garden, riproposto nell'articolo Riscrivi la tua storia.

L'articolo in breve

Una persona, un cambiamento, una conseguenza: una storia può partire da poco. Per raccontarla senza gonfiarla, comincia dal momento in cui hai capito ciò che vuoi spiegare. Con le parole possiamo fare qualcosa di simile: aggiungere dettagli e perdere di vista proprio il passaggio che volevamo raccontare. Possiamo lavorare sulla chiarezza: togliere quello che distrae, dare spazio al momento del cambiamento, raccontarne la conseguenza. Non devi cercare una storia lontano, né inventarne una più brillante: puoi cominciare da quel pezzo di esperienza, se è quello che vuoi davvero spiegare.

L'articolo completo

Ti ricordi quando hai capito davvero una cosa che oggi provi a spiegare agli altri? Non la definizione. Il momento. Che cosa è cambiato, per te, tra il prima e il dopo.

Ecco, puoi cominciare da lì.

Dopo anni passati a scrivere e a parlare, è una delle differenze che ho visto più spesso: gli elenchi tendono a scivolare via, le storie restano. Possiamo mettere in fila concetti giusti, precisi, persino ben ordinati. Ma quando vogliamo farli arrivare a qualcuno, l'ordine da solo può non bastare.

Non significa buttare gli elenchi. Significa non chiedere loro di fare anche il lavoro di una storia. Un elenco mette le cose una accanto all'altra. Una storia mostra una persona, qualcosa che cambia e quello che succede dopo.

Quanto basta per cominciare

Una persona, un momento in cui qualcosa cambia, una conseguenza. La struttura è questa. Detta così sembra poca roba. E invece ci chiede già di scegliere: di chi stiamo parlando? Dove avviene il cambiamento? Che cosa ne deriva?

Il resto è arredamento. Può esserci, certo. Ma se continuiamo ad aggiungere mobili, poi diventa difficile trovare la porta. Con le parole possiamo fare qualcosa di simile: aggiungere dettagli e perdere di vista proprio il passaggio che volevamo raccontare.

Non serve descrivere tutto. Serve lasciare visibile ciò che conta.

La persona non deve diventare un personaggio straordinario. Il cambiamento non deve essere una svolta clamorosa. La conseguenza non deve giustificare un finale solenne. Anche un episodio piccolo può contenere tutto questo, senza chiederti di trasformarlo in un'epopea.

Il punto è tenere insieme i tre elementi. Se racconti soltanto la persona, il cambiamento resta fuori. Se nomini il cambiamento ma non dici che cosa ha comportato, manca un pezzo. Puoi essere breve senza lasciare la storia a metà.

Vera, prima che grande

Qui entra l'onestà. Non come una raccomandazione da mettere in fondo, ma come parte del modo in cui raccontiamo.

Le storie gonfiate si sentono. Quando forziamo un episodio per renderlo più importante, rischiamo di togliere forza proprio a ciò che aveva di vero. E allora meglio fermarsi prima. Meglio un fatto piccolo, raccontato per quello che è, che una grande costruzione tenuta in piedi dalle aggiunte.

La difficoltà c'è. Un episodio semplice può sembrarci troppo semplice. Possiamo pensare che gli manchi qualcosa, che così non basti. Ma non dobbiamo per forza ingrandirlo. Possiamo lavorare sulla chiarezza: togliere quello che distrae, dare spazio al momento del cambiamento, raccontarne la conseguenza.

Essere onesti non vuol dire raccontare in modo piatto. Vuol dire non chiedere alla realtà di diventare un'altra cosa per farci fare bella figura.

Questo riguarda anche le spiegazioni di ogni giorno. Quando hai un concetto da far capire, puoi partire da quando lo hai capito tu. Non da tutto quello che adesso sai sull'argomento. Da quel passaggio preciso.

Tu sei la persona. Il momento in cui hai capito contiene il cambiamento. Quello che ne è seguito è la conseguenza. Non devi cercare una storia lontano, né inventarne una più brillante: puoi cominciare da quel pezzo di esperienza, se è quello che vuoi davvero spiegare.

Come si vede nella vita di tutti i giorni

Lo vedi quando spieghi una cosa con dieci punti in fila e l'altro annuisce, ma due giorni dopo non ne ricorda nessuno. Quando racconti di quella volta che ti è andata storta e invece tutti se la ricordano. Quando aggiungi dettagli su dettagli per fare scena, e la storia perde proprio il passaggio che contava.

Prova a chiederti

Qual è il momento in cui questa cosa l'ho capita davvero? Quale dettaglio ho messo solo per fare effetto, e posso togliere?

Oggi prendi un concetto che devi comunicare e scrivi poche righe sul momento in cui ti è diventato chiaro. Poi rileggile: lascia la persona, il cambiamento e la conseguenza. Se trovi un dettaglio messo lì soltanto per fare scena, prova a toglierlo.

Continua da qui

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