L'importanza della comunicazione · 4 febbraio 2025
Il linguaggio del corpo senza trucchi
Da dove nasce questo testo
Testo originale di Mario Antonelli, scritto per marioantonelli.it. Questo concetto è già espresso dall'autore nel paragrafo 4 “Fai la rivoluzione, sorridi” del libro You Leader Trilogy Vol. 1 — No alle minchiolanze (Parte II – Guida antiminchiolanza), riproposto nell'articolo Fai la rivoluzione: sorridi e nella puntata 22 “Con le unghie” del podcast You Leader Easy, riproposto nell'articolo Con le unghie.
L'articolo in breve
Il linguaggio del corpo parte dalla coerenza, non dalle pose. Guardare chi hai davanti, respirare e lasciare spazio alle pause conta più di una posizione delle mani. Ci chiediamo quale gesto trasmetta sicurezza, ma sarebbe più utile chiederci se quello che diciamo e il modo in cui lo diciamo stanno andando nella stessa direzione. E non deve diventare un’altra posa studiata: anche il silenzio, se lo usiamo per sembrare diversi, ci riporta al problema di partenza. La prossima volta che stai per parlare, guarda la persona che hai davanti e prenditi un respiro prima di iniziare.
L'articolo completo
Dove metti le mani quando vuoi sembrare sicuro? È una domanda che ogni tanto mi arriva. E capisco il desiderio di avere una risposta precisa: mettile così, tienile ferme, problema risolto. Sarebbe comodo. Una piccola sistemazione alle mani e potremmo dedicarci a quello che dobbiamo dire.
La risposta, però, è meno spettacolare. Il corpo non convince nessuno se le parole vanno da un’altra parte. Puoi cercare la posizione giusta quanto vuoi: se il resto racconta qualcosa di diverso, quella posizione serve a poco.
Non significa che dobbiamo diventare impeccabili. Significa spostare l’attenzione. Dalla posa alla coerenza. Da come vorremmo apparire a come stiamo mentre parliamo.
Non siamo una raccolta di gesti
Chi ti ascolta non passa in rassegna le tue mani, poi gli occhi, poi la bocca, assegnando un voto a ciascun pezzo. Sente se torna tutto insieme. Le parole e il corpo arrivano alla stessa persona, nello stesso momento.
Se dici che sei tranquillo e intanto tieni la mascella serrata, vince la mascella. Non perché chi hai davanti abbia studiato un codice segreto. Semplicemente, la tranquillità che dichiari non trova conferma in quello che mostri.
Ecco perché partire dalle pose rischia di portarci fuori strada. Cerchiamo di sistemare un dettaglio quando la questione riguarda l’insieme. Ci chiediamo quale gesto trasmetta sicurezza, ma sarebbe più utile chiederci se quello che diciamo e il modo in cui lo diciamo stanno andando nella stessa direzione.
La difficoltà è reale. Essere calmi mentre si parla non si decide premendo un interruttore. E aggiungere il compito di controllare ogni movimento non è proprio un modo per semplificarci la vita. Già dobbiamo trovare le parole; metterci anche a dirigere ogni dito mi sembra un incarico piuttosto impegnativo.
Non serve prendersela con il corpo. Serve smettere di chiedergli di recitare una parte diversa dalle nostre parole.
Meno pose, più spazio
Da dove partire, allora? Da poche cose, poco appariscenti: guardare le persone, respirare prima di iniziare e smettere di riempire ogni pausa.
Guardare chi hai davanti, prima di tutto. L’attenzione va alla persona, non alla ricerca del gesto perfetto. Non stai eseguendo una dimostrazione di sicurezza. Stai parlando con qualcuno. È questo il punto da tenere vicino, anche quando ti viene voglia di occuparti soprattutto delle tue mani.
Poi respirare prima di cominciare. Prima delle parole, non mentre stai già cercando di farle uscire tutte. È un gesto piccolo. Non una tecnica da esibire, né una promessa di calma immediata. Un respiro, prima di partire.
Infine, le pause. Possiamo lasciare che ci siano senza sentirci obbligati a coprirle subito con altre parole. Una pausa non chiede per forza di essere riempita. E non deve diventare un’altra posa studiata: anche il silenzio, se lo usiamo per sembrare diversi, ci riporta al problema di partenza.
Il senso non è costruire un corpo convincente da mettere davanti alle parole. È allenare la calma, invece di allenare le pose. Il corpo può seguirla senza che dobbiamo impartirgli istruzioni a ogni frase.
Come si vede nella vita di tutti i giorni
Lo vedi quando dici «figurati, nessun problema» e intanto stringi il telefono come se volessi piegarlo. Quando ripeti «sono tranquillo» con un sorriso che non arriva agli occhi. Quando prima di parlare ti preoccupi più di dove mettere le braccia che di che cosa vuoi dire.
Prova a chiederti
Quello che dico e quello che mostro stanno raccontando la stessa cosa? Sto parlando con una persona o sto facendo una dimostrazione?
Per oggi lascia stare la posizione delle mani. La prossima volta che stai per parlare, guarda la persona che hai davanti e prenditi un respiro prima di iniziare. Parti da lì, senza aggiungere un altro esame da superare.
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