Mario Antonelli

Filosofia pratica

Quando uno scherzo non fa ridere

Redazione marioantonelli.it · 2 ottobre 2026

Da dove nasce questo testo

Testo scritto a partire da un contenuto di Mario Antonelli già pubblicato: Scegli la gentilezza (che non è debolezza).

L'articolo in breve

  • Introduzione

    Una battuta può pesare anche senza cattive intenzioni. Accorgersi della reazione, invece di difenderla, aiuta a non rovinare il momento.

  • Casistica quotidiana

    Ma se per fare una domanda deve mettere in conto anche la scenetta, la prossima volta potrebbe rinunciare a chiedere.

  • Riflessione e approfondimento

    In queste situazioni la gentilezza non chiede di diventare rigidi o di parlare con il manuale delle buone maniere aperto accanto al bicchiere.

  • Soluzioni e morale

    Anche evitando di riproporla, dieci minuti dopo, con la premessa: «Non lo dico perché altrimenti si offende».

L'articolo completo

Siete a cena. Qualcuno arriva con dieci minuti di ritardo e parte la battuta: «Eccolo, adesso possiamo regolare gli orologi». Qualcuno ride. Lui appoggia la giacca, accenna un sorriso e si siede. Tu stai già per aggiungere il secondo pezzo.

Come si capisce se stiamo scherzando insieme o se uno di noi sta soltanto aspettando che la battuta finisca?

Non è una domanda comoda. Perché quando facciamo ridere ci sentiamo vicini. Il tavolo si scalda, la conversazione prende ritmo. E poi, diciamolo, una battuta riuscita dà una piccola soddisfazione. Il problema è che a volte siamo così contenti della nostra uscita da perdere quello che succede subito dopo.

L'altro abbassa gli occhi. Cambia discorso. Risponde con poche parole. Oppure ride anche lui, ma prova a spostare la conversazione.

Nessuno di questi gesti, da solo, ci permette di leggergli in testa. Magari è stanco. Magari sta pensando ad altro. Però può bastare per non insistere. Non serve la certezza di averlo ferito per lasciare cadere una battuta.

Ecco la domanda da tenere a portata di mano: quando ti viene da dire «Era solo uno scherzo», chiediti se l'altro si sta ancora divertendo.

Non per processare ogni parola. Per tornare a guardare la persona, invece di difendere la nostra intenzione.

Perché l'intenzione la conosciamo noi. L'effetto lo incontra anche chi ci ascolta. E le due cose possono essere diverse senza che ci sia un cattivo da trovare.

Puoi aver voluto alleggerire una serata e aver toccato un punto delicato. Puoi conoscere qualcuno da molto tempo e non sapere che proprio oggi quella cosa gli pesa. Puoi anche aver fatto la stessa battuta altre volte, ricevendo risate sincere. Non è un abbonamento alle risate successive.

Come si vede nella vita di tutti i giorni

Pensa al gruppo WhatsApp degli amici. Uno sbaglia strada per raggiungere il ristorante. Parte il soprannome: il navigatore. Fin qui può essere un gioco condiviso. Poi quel nome torna per settimane, anche quando si parla di tutt'altro. Lui prova a raccontare una cosa e qualcuno risponde con la solita immagine della bussola.

A quel punto non stiamo più commentando un episodio. Stiamo rendendo difficile uscire da quell'episodio. Possiamo lasciarlo raccontare senza aggiungere la battuta che ormai conosciamo a memoria. Non perde niente la conversazione. Magari, anzi, scopriamo che aveva qualcosa da dire.

Oppure sei in ufficio. Una collega ha poca dimestichezza con una funzione del computer. «Aspetta, chiamiamo l'assistenza speciale», dice qualcuno ogni volta che chiede una mano. Può sembrare una sciocchezza. Ma se per fare una domanda deve mettere in conto anche la scenetta, la prossima volta potrebbe rinunciare a chiedere.

Qui non occorre spegnere l'allegria dell'ufficio. Basta rispondere alla domanda. La stampante offrirà presto un nuovo argomento, e in genere sa difendersi benissimo da sola.

Poi ci sono le riunioni di famiglia. Un ragazzo porta a tavola qualcosa che ha cucinato. «Finalmente! Allora sai fare altro oltre a stare sul divano». Magari volevamo fargli un complimento spiritoso. Solo che, per riconoscere una cosa fatta oggi, abbiamo tirato fuori il conto delle cose non fatte ieri.

Possiamo assaggiare e parlare di quello che abbiamo nel piatto. Senza trasformare ogni piccolo cambiamento in un'occasione per ricordargli com'era prima.

In queste situazioni la gentilezza non chiede di diventare rigidi o di parlare con il manuale delle buone maniere aperto accanto al bicchiere. Chiede un po' di attenzione e la disponibilità a fermarsi. Non è debolezza rinunciare all'ultima battuta. Possiamo restare vivaci senza costringere qualcuno a fare da bersaglio.

C'è anche un'altra difficoltà. Quando una persona dice «Questa non mi piace», può venirci da sentirci respinti. Stavamo cercando complicità e ci arriva uno stop. Allora rispondiamo: «Non si può dire più niente».

Ma non ci ha necessariamente chiesto di non dire niente. Ci ha indicato una cosa precisa che non gradisce. Possiamo partire da lì, senza allargare la questione a tutto l'umorismo mondiale.

Un «D'accordo, questa la lascio perdere» può bastare. Poi conta lasciarla perdere davvero. Anche evitando di riproporla, dieci minuti dopo, con la premessa: «Non lo dico perché altrimenti si offende».

E se il dubbio resta? Meglio una domanda semplice, più tardi, senza pubblico: «Prima ho insistito troppo?». Purché siamo disposti ad ascoltare anche una risposta diversa da «Ma no, figurati».

Prova a chiederti

Quella battuta diverte ancora entrambi o la sto tenendo in vita soltanto io?

Se l'altro mi chiedesse di smettere, riuscirei a farlo senza prenderlo in giro anche per questo?

C'è una persona a cui riservo quasi sempre lo stesso scherzo?

Oggi parti proprio da quella persona. Al prossimo messaggio, o quando la incontri, lascia riposare il soprannome e la battuta abituale. Salutala per nome. Se ti racconta qualcosa, segui il racconto. Per una volta, puoi scoprire dove va la conversazione senza riportarla al solito punto.

Queste riflessioni divulgative non sostituiscono consulenze mediche, psicologiche, legali o finanziarie né la formazione professionale. Note legali complete

Continua da qui

  1. 01Come smettere di rispondere al posto degli altri
  2. 02Come chiedere attenzione senza litigare
  3. 03Come consolare senza minimizzare

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