Mario Antonelli

Elaborazione tratta dal podcast You Leader Easy

Scegli bene le tue persone

Mario Antonelli · 11 settembre 2024

Da dove nasce questo testo

Questo articolo nasce dalla puntata 20 “Scegli bene le tue persone” del podcast You Leader Easy: qui trovi l'elaborazione scritta, lì la voce originale di Mario Antonelli. Il concetto fa parte dello stesso percorso raccolto nel libro You Leader Trilogy Vol. 1 — No alle minchiolanze.

L'articolo in breve

  • Introduzione

    Voler bene a una persona e affidarle le proprie scelte non sono la stessa cosa. Distinguere affetto e fiducia professionale aiuta a scegliere meglio i compagni di viaggio.

  • Casistica quotidiana

    Poi, però, arriva un'altra domanda: nelle mani di questa persona voglio mettere il mio stato d'animo?

  • Riflessione e approfondimento

    Ma confondere la vicinanza con la disponibilità ad affidarsi può costare caro, sul piano umano e su quello professionale.

  • Soluzioni e morale

    Il parente che ti vuole bene e commenta ogni tua scelta come se fosse un voto in pagella.

L'articolo completo

A chi stai affidando le tue scelte? Ecco, prima di rispondere con il nome di una persona a cui vuoi bene, fermati un momento. Non perché quel nome sia sbagliato. Perché le domande, in realtà, sono due.

A chi voglio bene? E a chi voglio affidare una parte della mia vita, del mio umore, della mia crescita professionale?

Le risposte possono coincidere. Ma non sono obbligate a farlo. L'affetto non prevede questo automatismo, anche se a volte noi glielo chiediamo senza accorgercene.

La nostra professione, come quelle che si fondano sull'elemento umano, vive di relazioni. Durante la giornata il nostro percorso incrocia quello degli altri. Ci sono persone che ci accompagnano, persone che abbiamo scelto come riferimento. Qualcuno ci ispira. E può capitare che, dall'altra parte, qualcuno stia osservando proprio noi.

Siamo compagni di viaggio, insomma. Ma essere piacevoli compagni di viaggio e potersi affidare le scelte sono due cose diverse.

Su questa differenza mi soffermerei. Sembra piccola, finché non ci metti dentro qualcosa che per te conta.

Voler bene non significa affidare tutto

Puoi avere una grande simpatia per una persona. Puoi volerla abbracciare, o desiderare un suo abbraccio. Anche sul lavoro: sentirsi vicini, riconoscersi, avere piacere di stare insieme.

Tutto questo ha un valore. Non c'è da ridimensionarlo per sembrare più seri. Già la vita professionale sa essere complicata: non serve togliere anche il calore umano.

Poi, però, arriva un'altra domanda: nelle mani di questa persona voglio mettere il mio stato d'animo? Voglio affidarle la mia crescita professionale? Quanto delle mie scelte sono disposto a consegnarle?

Qui la simpatia, da sola, non basta a rispondere.

Possiamo voler bene a qualcuno e non voler dipendere dal suo giudizio. Possiamo desiderare la sua compagnia senza sceglierlo come riferimento per la nostra professione. Non è una contraddizione. È una distinzione che ci chiede un po' di chiarezza, e magari anche un po' di fatica.

Perché separare questi piani non è così comodo. Quando c'è affetto, viene naturale tenere tutto insieme. Ma confondere la vicinanza con la disponibilità ad affidarsi può costare caro, sul piano umano e su quello professionale.

E la domanda riguarda anche noi. Se qualcuno ci prende come riferimento, siamo pronti ad avere nelle nostre mani una parte della sua vita? Ci fa piacere essere persone a cui gli altri si ispirano. Essere pronti a quella responsabilità è un'altra faccenda.

Non si tratta di scegliere tra affetto e professione. Né di dividere le persone in buone e cattive. Si tratta di capire che posto stiamo dando a ciascuna, senza chiedere a un legame di essere per forza ogni cosa.

Come si vede nella vita di tutti i giorni

L'amico con cui ridi fino a tardi, e a cui poi chiedi anche se cambiare lavoro. Lui ti dice di no. E tu, un po' per affetto, gli dai retta.

Il parente che ti vuole bene e commenta ogni tua scelta come se fosse un voto in pagella.

La persona che ti scrive «tu sei il mio esempio». Ti fa piacere. Poi ci ripensi la sera, e pesa un pochino.

Prova a chiederti

A chi sto affidando decisioni che dovrei prendere io?

E io, sono pronto a essere il riferimento di qualcuno?

Nella puntata del podcast mi fermo proprio su questo passaggio. Puoi ascoltarla e riprendere con calma la domanda iniziale.

Intanto, oggi, prendi un foglio. Scrivi da una parte le persone che ami, dall'altra quelle a cui affidi le tue scelte. Se qualche nome compare solo da un lato, non correggerlo per far tornare i conti. Comincia da lì: guarda la differenza.

Queste riflessioni divulgative non sostituiscono consulenze mediche, psicologiche, legali o finanziarie né la formazione professionale. Note legali complete

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