Elaborazione tratta dal podcast You Leader Easy
Resta in equilibrio
Mario Antonelli · 2 giugno 2024
Da dove nasce questo testo
Questo articolo nasce dalla puntata 12 “Resta in equilibrio” del podcast You Leader Easy: qui trovi l'elaborazione scritta, lì la voce originale di Mario Antonelli. Il concetto fa parte dello stesso percorso raccolto nel libro You Leader Trilogy Vol. 1 — No alle minchiolanze.
L'articolo in breve
Introduzione
Un complimento ti porta su, una critica ti butta giù. L’immagine della giuria dei tuffi ci aiuta a ritrovare la misura: contano meno gli estremi, più la media.
Casistica quotidiana
Se oggi basta un complimento per sentirci bravissimi e domani basta una stroncatura per farci pensare di non essere capaci, costruire qualcosa diventa difficile.
Riflessione e approfondimento
Quando arriva un giudizio molto alto o molto basso, possiamo fare come quella giuria: mettere da parte gli estremi e guardare ciò che resta.
Soluzioni e morale
Prima di rispondere, chiediti soltanto: sto guardando la mia media o una delle due palette da scartare?
L'articolo completo
Quanto cambia la tua giornata quando qualcuno ti dice che hai fatto un lavoro splendido? E quanto cambia quando, sullo stesso lavoro, arriva una critica feroce?
Magari non cambia il lavoro. Cambia il modo in cui lo guardi. Prima ti sembra di aver fatto tutto bene, poco dopo non salveresti niente. E tu sei lì in mezzo, a cercare di capire a quale dei due giudizi credere.
Quando parlo di costanza emozionale, torno spesso a un’immagine molto semplice. Mi viene dai campionati mondiali di nuoto, quando mi capita di imbattermi nelle gare di tuffi.
L’atleta si tuffa. La giuria alza le palette con i voti. Prima di arrivare al punteggio finale, però, vengono scartati il voto più alto e quello più basso. Si calcola una media, per mantenere coerente il giudizio.
Ecco, a me interessa quel passaggio. Non tanto la paletta che sale, quanto la scelta di non lasciare agli estremi l’ultima parola.
Non sei il tuo voto più alto. Nemmeno il più basso
Questa immagine la raccontavo già ai tirocinanti, quando facevo il giornalista. Il senso era questo: nel lavoro, come nella vita, prova a non farti trascinare né dall’entusiasmo del voto più alto né dallo sconforto del più basso.
Facile da raccontare. Un po’ meno da fare, soprattutto quando quel voto riguarda qualcosa a cui tieni.
Un giudizio entusiasta fa piacere. Non c’è bisogno di guastarsi il momento per dimostrare di essere equilibrati. E una critica feroce può fare male. Dirsi che non dovrebbe toccarci non è una gran soluzione.
Il punto non è smettere di sentire. È non affidare a quella sensazione tutto il giudizio su ciò che facciamo.
Se oggi basta un complimento per sentirci bravissimi e domani basta una stroncatura per farci pensare di non essere capaci, costruire qualcosa diventa difficile. Passiamo da un estremo all’altro. La misura del nostro lavoro, intanto, resta da capire.
Per questo torno al tuffatore. Quello bravo non è soltanto quello che, una volta, esegue un tuffo perfetto. È quello che riesce a tenere la media. La costanza sta lì, non nel pretendere che ogni prova sia la migliore.
Guarda quello che resta
Quando arriva un giudizio molto alto o molto basso, possiamo fare come quella giuria: mettere da parte gli estremi e guardare ciò che resta.
Non significa scegliere il voto che ci fa comodo. Sarebbe una giuria un po’ troppo accomodante. Significa cercare una misura più fedele, senza lasciare che un solo giudizio occupi tutto lo spazio.
Qual è il tuo voto medio? Che cosa racconta del lavoro che stai facendo, al di là dell’entusiasmo o dello sconforto del momento?
È su quello che puoi lavorare. Non per inseguire ogni volta il massimo, ma per dare continuità a ciò che fai.
Come si vede nella vita di tutti i giorni
Il capo ti fa i complimenti al mattino e ti senti invincibile. Il pomeriggio un cliente si lamenta e ti sembra di non saper fare niente.
Pubblichi qualcosa: dieci commenti gentili e uno acido. Rileggi quello acido per tutta la sera.
Tua madre dice che il sugo è perfetto, tuo figlio che è troppo salato. Il sugo, nel frattempo, è sempre lo stesso.
Prova a chiederti
A quale giudizio sto dando troppo peso in questo periodo?
Se tolgo il voto più alto e quello più basso, com'è davvero il mio lavoro?
Nella puntata del podcast riparto proprio da questa immagine: se ti va, puoi ascoltarla. Intanto, oggi, prendi un giudizio che ti è rimasto addosso. Prima di rispondere, chiediti soltanto: sto guardando la mia media o una delle due palette da scartare?
Queste riflessioni divulgative non sostituiscono consulenze mediche, psicologiche, legali o finanziarie né la formazione professionale. Note legali complete
Fa parte del tema Serenità: tutti gli articoli e le puntate
Continua da qui
Ho bisogno di ritrovare energiaUn percorso tra puntate, podcast e letture su questo tema →