Mario Antonelli

Elaborazione tratta dal podcast Secret Garden

Non fare

Mario Antonelli · 27 gennaio 2025

Da dove nasce questo testo

Questo articolo nasce dalla puntata 4 “Non fare” del podcast Secret Garden: qui trovi l'elaborazione scritta, lì la voce originale di Mario Antonelli. Il concetto fa parte dello stesso percorso raccolto nel libro You Leader Trilogy Vol. 1 — No alle minchiolanze.

L'articolo in breve

  • Introduzione

    Fermarsi non significa sprecare tempo. Anche il silenzio e l’attesa fanno spazio a ciò che abbiamo seminato, senza chiederci di essere continuamente in azione.

  • Casistica quotidiana

    Perché l’inganno è sottile: pensare che trovi il proprio posto nel mondo soltanto chi fa, riparte, continua.

  • Riflessione e approfondimento

    E, se senti che ti serve un giorno intero nella settimana, potertelo prendere senza trattarlo come una colpa.

  • Soluzioni e morale

    Per oggi, prima o dopo l’ascolto, prova soltanto ad appoggiare il telefono e lasciare un momento libero.

L'articolo completo

Ti capita di arrivare a sera e dirti: «Mamma mia, oggi non ho fatto niente»?

La mente è stanca. Il cuore se ne sta zitto. Non hai avuto neppure voglia di mettere un po’ d’ordine nei pensieri. E adesso, oltre alla stanchezza, arriva quel giudizio: giornata persa. Come se, per essere vissuta, una giornata dovesse presentare l’elenco delle cose fatte. Possibilmente lungo, già che ci siamo.

È una sensazione che pesa. Ti sembra di esserti spento. E non basta sentirsi dire di riposare per riuscire a farlo senza sensi di colpa. Il corpo si ferma, magari. Il conto di quello che avresti dovuto fare, invece, continua.

Ma siamo sicuri che non sia accaduto proprio niente?

Non tutto quello che è fermo è vuoto. E non tutto quello che cresce si lascia vedere mentre cresce. È questo il punto da cui parte la puntata: possiamo smettere, almeno per un momento, di confondere la vita con il fare continuo?

Il tuo giardino segreto non cresce soltanto quando ci lavori. Cresce anche quando non lo guardi. Persino di notte, mentre dormi e non puoi occupartene. Quello che hai seminato ha bisogno di cura, certo. Ma ha bisogno anche di attesa. Di passaggi in cui, in superficie, sembra non muoversi nulla.

L’attesa non cancella ciò che hai fatto. Gli lascia spazio.

A volte proprio lì, dove a noi sembra che non stia succedendo niente, qualcosa sta per fiorire. Non è una promessa da attaccare al muro. È un modo meno severo di guardare quei giorni in cui non riusciamo a essere operosi come vorremmo.

Perché l’inganno è sottile: pensare che trovi il proprio posto nel mondo soltanto chi fa, riparte, continua. Senza fermarsi. Come se una pausa bastasse a farci perdere il diritto di esserci.

Un giardino senza spazi vuoti, però, alla lunga soffoca. Anche una vita senza silenzio può diventare così. Piena di cose da fare e senza lo spazio per sentire dove stiamo andando. A forza di correre rischiamo di perdere il contatto proprio con il sogno che vorremmo seguire.

Fermarsi, allora, non è un altro compito da eseguire bene. Ci mancherebbe anche quello: diventare bravissimi a non fare niente.

È concedersi un momento di stop ogni giorno. E, se senti che ti serve un giorno intero nella settimana, potertelo prendere senza trattarlo come una colpa.

Un vuoto vero, però. Senza telefono, senza musica, senza compiti infilati nella pausa. Altrimenti cambiamo attività, ma continuiamo a riempire lo spazio. Qui parliamo della libertà di non fare niente. E, se capita, di contemplare. Senza doverne ricavare qualcosa per forza.

Nel silenzio può farsi spazio un po’ di chiarezza. Fermandoti a respirare, puoi ritrovare la direzione che nella corsa facevi fatica a sentire. Non serve pretenderla subito: anche quella sarebbe una richiesta in più.

Come si vede nella vita di tutti i giorni

La domenica pomeriggio senza impegni. Dopo mezz'ora ti senti già in colpa e cominci a sistemare l'armadio.

Ti siedi in giardino "a riposare", con il telefono in mano e le notifiche accese.

Qualcuno ti chiede cosa hai fatto nel weekend. Rispondi «niente», quasi scusandoti.

Prova a chiederti

Quando mi sono concesso l'ultima volta un momento senza niente da fare?

Da dove arriva il senso di colpa quando mi fermo?

Nella puntata trovi questa riflessione, se ti va di ascoltarla. Per oggi, prima o dopo l’ascolto, prova soltanto ad appoggiare il telefono e lasciare un momento libero. Senza decidere subito con che cosa riempirlo.

Queste riflessioni divulgative non sostituiscono consulenze mediche, psicologiche, legali o finanziarie né la formazione professionale. Note legali complete

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