Articoli quotidiani
Le presenze che dai per scontate
Redazione marioantonelli.it · 1 novembre 2026
Da dove nasce questo testo
Testo originale di Mario Antonelli, scritto per marioantonelli.it. Lo stesso filo di pensiero attraversa il libro You Leader Trilogy Vol. 1 — No alle minchiolanze e le puntate dei suoi podcast.
L'articolo in breve
Noti chi arriva e chi se ne va, meno chi resta. Riconoscere una presenza abituale ti aiuta a darle valore anche prima che manchi. Nella puntata 748 di You Leader, Mario Antonelli porta l’attenzione proprio su questo: chi arriva o chi se ne va si nota facilmente; chi resta può essere dato per scontato. Il collega di ogni mattina, la persona con cui condividi casa, l’amico che frequenti da tempo non diventano meno importanti perché oggi non rappresentano una novità. Quando ti accorgi di aver notato soprattutto chi è arrivato o chi non si è fatto più vedere, può aiutare una frase di Mario: «Riconoscersi è già metà del lavoro: quasi tutto ciò che ci sembra strano, lo pensano in…
L'articolo completo
Quando esserci sembra normale
A casa c’è una persona che ritrovi ogni giorno e della sua presenza quasi non ti accorgi, finché una sera non c’è. Ti è mai capitato di notare un’assenza con più precisione di quanta ne riservi, di solito, a chi hai accanto?
Chi resta sullo sfondo
In casa possiamo conoscere bene gli orari di qualcuno, sapere quando rientra e dove trovarlo, senza soffermarci molto sul fatto che ci sia. Quella presenza entra nella giornata con una naturalezza tale che smettiamo di distinguerla. Poi cambia un’abitudine, anche soltanto per un giorno, e quello stesso esserci diventa evidente attraverso la sua mancanza. Non è detto che prima non gli dessimo valore: forse non ci fermavamo a riconoscerlo.
Sul lavoro, l’arrivo di una persona nuova si nota. Anche una partenza richiama attenzione: cambia qualcosa, ci si saluta, si avverte una differenza. Il collega che ritrovi ogni mattina, invece, può diventare la presenza a cui non pensi. Sai che c’è e continui la tua giornata. Eppure anche quella continuità fa parte del tuo lavoro quotidiano, non soltanto le novità che interrompono le abitudini.
Nelle amicizie succede qualcosa di simile. Ci accorgiamo subito di una nuova conoscenza o di qualcuno che si allontana. L’amico che continua a esserci, senza grandi ingressi e senza annunci, rischia di ricevere meno attenzione proprio perché non dobbiamo domandarci dove sia finito. La sua presenza è diventata familiare, e noi possiamo confondere ciò che conosciamo bene con qualcosa su cui non c’è più niente da vedere.
Sono situazioni diverse, ma la domanda è la stessa: quanto riconosciamo chi c’è ancora? Non per fare una classifica delle persone, né per rimproverarci ogni distrazione. Piuttosto per accorgerci di una differenza semplice: sapere che qualcuno c’è non coincide necessariamente con dare attenzione al suo esserci.
Il valore non dipende dalla novità
Nella puntata 748 di You Leader, Mario Antonelli porta l’attenzione proprio su questo: chi arriva o chi se ne va si nota facilmente; chi resta può essere dato per scontato. L’immagine è quotidiana, quella delle chiavi in tasca. Finché sono lì, non ci pensi molto. Quando non le trovi, diventano improvvisamente importanti. Con le persone, naturalmente, non si tratta di controllare che siano al loro posto, ma di riconoscere una presenza prima che sia la mancanza a ricordarcela.
Il primo cambio di prospettiva riguarda ciò che attira il nostro sguardo. Un arrivo e una partenza introducono una differenza visibile; la continuità, invece, può non farsi notare. Ma essere meno evidente non significa avere meno valore. Il collega di ogni mattina, la persona con cui condividi casa, l’amico che frequenti da tempo non diventano meno importanti perché oggi non rappresentano una novità.
C’è poi una distinzione tra familiarità e attenzione. Conoscere una presenza ci permette di considerarla normale, ma normale non vuol dire irrilevante. Non serve rendere eccezionale ogni incontro: sarebbe una fatica anche per chi ci sta accanto. Possiamo però riconoscere che quella persona fa parte della nostra giornata senza liquidare il fatto con un implicito “tanto c’è”.
Infine, accorgersi di qualcuno non richiede di aspettare che si allontani. La domanda non è quanto ci mancherebbe, come se dovessimo immaginare una partenza per attribuirgli valore. È quanto lo vediamo adesso, mentre c’è. Questo sposta l’attenzione dall’assenza possibile alla relazione presente, senza bisogno di grandi dichiarazioni.
Quando ti accorgi di aver notato soprattutto chi è arrivato o chi non si è fatto più vedere, può aiutare una frase di Mario: «Riconoscersi è già metà del lavoro: quasi tutto ciò che ci sembra strano, lo pensano in tanti». Riconoscere questa distrazione, allora, non deve diventare un processo a noi stessi. Può aprire una domanda più ragionevole: chi sto considerando così abituale da non soffermarmi più sulla sua presenza?
Un’attenzione prima dell’assenza
Puoi chiedertelo senza compilare l’elenco delle persone trascurate. Chi c’è nelle mie giornate e noto poco? Mi accorgo di questa persona soprattutto quando manca? Che valore ha, per me, ritrovarla?
Non occorre ottenere subito una risposta completa. Queste domande servono a guardare una relazione che esiste già, non ad aggiungere un obbligo ai rapporti. Riconoscere chi resta non significa neppure pretendere che continui a esserci: significa dare attenzione alla sua presenza di oggi.
Il punto non è rendere solenne ciò che è quotidiano, ma evitare che quotidiano diventi sinonimo di scontato. Oggi, quando incontri una delle persone che ritrovi abitualmente, puoi fermarti un momento e dirle che ti fa piacere vederla. Senza un discorso preparato, e senza aspettare un’occasione speciale.
Queste riflessioni divulgative non sostituiscono consulenze mediche, psicologiche, legali o finanziarie né la formazione professionale. Note legali complete
Fa parte del tema Autostima: tutti gli articoli e le puntate
Continua da qui
