Mario Antonelli

Filosofia pratica

Come dire cosa preferisci senza sentirti egoista

Redazione marioantonelli.it · 15 ottobre 2026

Da dove nasce questo testo

Testo scritto a partire da un contenuto di Mario Antonelli già pubblicato: Quanto prima sarebbe?.

L'articolo in breve

  • Introduzione

    Dici «per me è uguale» anche quando hai una preferenza? Esprimerla non significa imporsi: aiuta gli altri a scegliere insieme a te.

  • Casistica quotidiana

    Non serve soffermarsi su ogni aperitivo: basta accorgersi di quel passaggio, perché esprimere una preferenza non significa pretendere che venga esaudita.

  • Riflessione e approfondimento

    Può essere una disponibilità sincera, ma se hai una ragione concreta per proporre un’alternativa, tenerla per te non aiuta necessariamente il gruppo.

  • Soluzioni e morale

    Puoi anche decidere di adattarti, ma sapendo a che cosa stai rinunciando, senza aspettarti che qualcuno ti ringrazi per un sacrificio di cui non sa nulla.

L'articolo completo

Sul gruppo WhatsApp arriva la domanda: «Dove ci vediamo sabato?». Tu un posto in mente ce l’hai: è vicino, si riesce a parlare, fanno anche un buon caffè. Scrivi: «Per me è uguale». Poi aspetti, sperando che qualcuno proponga proprio quello.

Può capitare di lasciare scegliere gli altri e poi restarci un po’ male per la scelta, non perché abbiano fatto qualcosa di scorretto. Ti avevano chiesto un parere, ma tu, per non complicare le cose, non l’hai dato. Hai messo da parte una preferenza sperando che venisse indovinata.

Dire ciò che preferiamo può sembrarci un modo di occupare troppo spazio. Magari nel gruppo c’è già chi ha esigenze precise, oppure abbiamo imparato a essere quelli accomodanti, con cui organizzare è facile. Così ci viene spontaneo non esprimerci: per gentilezza, per abitudine o perché discutere anche sul posto dove bere un caffè sembra una fatica di troppo.

È comprensibile, ma c’è una differenza tra non avere preferenze e averne una senza dirla. Nel primo caso siamo davvero disponibili alle varie possibilità; nel secondo, gli altri scelgono senza un’informazione che potrebbe essere loro utile.

Quando stai per scrivere «per me è uguale», prova a capire se è uguale davvero o se stai sperando che indovinino. Non serve soffermarsi su ogni aperitivo: basta accorgersi di quel passaggio, perché esprimere una preferenza non significa pretendere che venga esaudita.

«Io andrei lì» non è la stessa frase di «Si va lì e basta». La prima aggiunge una possibilità, mentre la seconda chiude la conversazione. Possiamo usare la prima senza sentirci responsabili della seconda.

Come si vede nella vita di tutti i giorni

Sei a casa, state scegliendo un film e ti propongono un thriller. Dopo una giornata piena avresti voglia di qualcosa di leggero, ma rispondi: «Metti quello che vuoi». Poi passi mezz’ora a guardare il telefono. L’altra persona vede che non segui e magari pensa che non ti interessi stare lì.

Puoi dire prima: «Stasera preferirei una commedia. Hai voglia di cercarne una insieme?». Stai dicendo che cosa ti andrebbe quella sera, lasciando spazio a una risposta.

Oppure sei in ufficio e c’è da decidere come presentare un lavoro: una breve riunione o un documento da leggere. Tu preferiresti il documento, perché ci sono passaggi che richiedono attenzione. Però dici: «Come vi trovate meglio».

Può essere una disponibilità sincera, ma se hai una ragione concreta per proporre un’alternativa, tenerla per te non aiuta necessariamente il gruppo. «Io manderei prima il documento, così in riunione affrontiamo le domande». Poi se ne parla: la tua proposta può anche non passare, ma intanto gli altri hanno potuto valutarla.

A un pranzo in famiglia, la domenica, ti chiedono se preferisci arrivare presto o verso l’una. Rispondi che non cambia niente, anche se avresti voluto fare una passeggiata al mattino. Puoi semplicemente dire: «Per me sarebbe meglio all’una. Per voi va bene?».

Sono frasi semplici, che non garantiscono che si farà come desideri, ma rendono più chiaro che cosa state cercando di mettere insieme. Chiarire un accordo non rende freddi i rapporti: evita che debbano reggersi su supposizioni. Vale per un orario, ma anche per un gusto, perché quello che a noi sembra evidente può non essere arrivato affatto all’altro.

C’è poi una parte meno comoda: dopo aver detto ciò che preferisci, potresti scoprire che l’altro preferisce qualcosa di diverso. Non è necessariamente l’inizio di un litigio. Avete finalmente due informazioni vere, invece di una proposta e un silenzio gentile.

Potete cercare una terza possibilità, oppure scegliere una volta in un modo e una volta nell’altro. Puoi anche decidere di adattarti, ma sapendo a che cosa stai rinunciando, senza aspettarti che qualcuno ti ringrazi per un sacrificio di cui non sa nulla.

Naturalmente ci sono giorni in cui è davvero tutto uguale: il ristorante, il film, il tavolo vicino alla finestra. Non dobbiamo fabbricare opinioni per dimostrare di esserci. Il punto non è avere l’ultima parola, ma non rinunciare automaticamente a esprimersi.

Esprimere una preferenza, lasciare spazio alla risposta

Prima di lasciare la scelta agli altri, puoi chiederti se ti è davvero indifferente o se stai aspettando che qualcuno capisca qualcosa che non hai detto. Se una preferenza c’è, prova a esprimerla lasciando spazio a una proposta diversa.

Oggi puoi farlo con una scelta piccola: la pausa caffè, l’orario di una passeggiata, cosa preparare per cena. Al posto di «fai tu», scrivi: «Io preferirei questo. Tu che ne dici?». Poi aspetta la risposta, senza aggiungere subito: «Ma lascia stare, è uguale».

Queste riflessioni divulgative non sostituiscono consulenze mediche, psicologiche, legali o finanziarie né la formazione professionale. Note legali complete

Fa parte del tema Relazioni: tutti gli articoli e le puntate

Continua da qui

  1. 01Come smettere di rispondere al posto degli altri
  2. 02Come chiedere attenzione senza litigare
  3. 03Come consolare senza minimizzare

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