Elaborazione tratta dal podcast You Leader Easy
Rispetta i tempi
Mario Antonelli · 29 agosto 2024
Da dove nasce questo testo
Questo articolo nasce dalla puntata 19 “Rispetta i tempi” del podcast You Leader Easy: qui trovi l'elaborazione scritta, lì la voce originale di Mario Antonelli. Il concetto fa parte dello stesso percorso raccolto nel libro You Leader Trilogy Vol. 1 — No alle minchiolanze.
L'articolo in breve
Introduzione
Rispettiamo gli spazi degli altri, ma spesso dimentichiamo i loro tempi. Voler bene a una persona significa anche non chiederle di crescere alla nostra velocità.
Casistica quotidiana
Il problema è che, spingendo così, possiamo calpestare proprio la parte della persona che avremmo bisogno di rispettare di più: il suo tempo.
Riflessione e approfondimento
Al contrario: ho imparato ad amare i tempi delle persone, i loro sforzi, la ricerca di quella chiave che apre le porte.
Soluzioni e morale
È il tema della puntata: se ti va, puoi ascoltarla e fermarti su questo confine che spesso trascuriamo.
L'articolo completo
Ti è capitato di sentirti spinto ad andare più veloce proprio mentre stavi ancora cercando di capire da che parte andare?
Non è una bella sensazione. Tu hai bisogno di tempo, l’altro vorrebbe già vederti arrivato. Magari pensa di aiutarti. Ma tra quello che pensa di fare e quello che ti arriva può esserci una bella distanza.
Quando parliamo di rispetto, di solito partiamo dagli spazi. La libertà di ciascuno finisce dove comincia quella degli altri. Un principio che ci sembra chiarissimo, soprattutto quando qualcuno mette le mani su una cosa nostra.
Lì il confine lo vediamo bene. E ci arrabbiamo se viene superato. Ci dà fastidio l’invadenza, ci pesa un atteggiamento arrembante. Pensiamo: io avrei usato più delicatezza.
Poi, però, c’è un confine meno visibile. Non riguarda le cose che possediamo. Riguarda il tempo che ci serve.
E su quello rischiamo di diventare meno delicati di quanto crediamo. Anche noi, che agli spazi degli altri diciamo di tenere tanto.
Il tempo non è uguale per ciascuno
Ognuno ha il proprio tempo per riuscire. Ha bisogno di attraversare un processo mentale, di mettere insieme esperienze, di cercare una chiave che ancora non ha trovato.
Da fuori possiamo vedere che una persona non sta ottenendo risultati. Ma questo non ci dice quanto stia cercando, né ci autorizza a stabilire entro quando dovrebbe essere pronta.
Qui non sto dicendo che sia facile aspettare. Quando teniamo a qualcuno, vorremmo vederlo avanzare. E quando un’attività invita alla crescita personale, la tentazione di accelerare è forte: dai, cambia, diventa presto qualcun altro.
Presto, appunto. Come se anche il cambiamento dovesse avere fretta di togliersi il pensiero.
Il problema è che, spingendo così, possiamo calpestare proprio la parte della persona che avremmo bisogno di rispettare di più: il suo tempo. Il processo che le serve, non quello che noi abbiamo deciso per lei.
Volere che una persona cresca non ci dà il diritto di imporle il nostro ritmo. Possiamo desiderare un risultato insieme a lei. Ma il desiderio non cancella la strada che deve fare per arrivarci.
Io continuerò ad amare anche le persone che nella nostra attività fanno zero. Non perché gli sforzi siano irrilevanti. Al contrario: ho imparato ad amare i tempi delle persone, i loro sforzi, la ricerca di quella chiave che apre le porte.
Quel numero non è un buon motivo per smettere di voler loro bene. E la chiave non compare perché noi diventiamo più insistenti.
Rispettare i tempi significa lasciare spazio a questa ricerca. Senza chiedere a qualcuno di diventare velocemente un’altra persona per rispondere alla nostra fretta.
Come si vede nella vita di tutti i giorni
Il figlio che deve scegliere l'università, e tu che a cena gli chiedi per la terza volta se ha deciso.
Il collega nuovo che ci mette un'ora dove tu ce ne metteresti dieci minuti. E tu che sbuffi, senza dire niente, ma si sente lo stesso.
L'amico che sta uscendo da una storia lunga. Tu gli dici «devi voltare pagina». Lui annuisce. Non è ancora il momento.
Prova a chiederti
Questa fretta è sua o è mia?
Cosa succederebbe se, per una settimana, smettessi di chiedere a che punto è?
È il tema della puntata: se ti va, puoi ascoltarla e fermarti su questo confine che spesso trascuriamo.
Intanto, oggi, pensa a una persona che stai spingendo. Prima di sollecitarla ancora, chiediti se stai rispettando il suo passo o cercando di imporle il tuo. Se riconosci un po’ della tua fretta, fai un passo indietro. Per oggi, lascia stare quella sollecitazione in più.
Queste riflessioni divulgative non sostituiscono consulenze mediche, psicologiche, legali o finanziarie né la formazione professionale. Note legali complete
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