Flavio Cobolli, scegliere il tennis e ritrovare la vittoria
Il calcio lasciato da adolescente, il padre diventato allenatore a diciassette anni e il primo titolo dopo otto sconfitte consecutive: i passaggi verificabili di Flavio Cobolli.
26 ottobre 2026

C'è un'età in cui le scelte sembrano ancora tutte da fare, e invece qualcuna va già presa. Un ragazzo che sta bene nel vivaio di una grande squadra di calcio, a Roma, e che decide di lasciare tutto per un altro sport. Nessuna garanzia all'orizzonte, solo una passione che spinge in una direzione diversa.
Flavio Cobolli ha preso quella decisione da adolescente. E la carriera che è venuta dopo ne porta dentro le conseguenze, tutte.
Chi era
Nasce a Firenze il 6 maggio 2002. Il padre Stefano è un ex tennista professionista, la madre è Francesca Neri; ha un fratello, Guglielmo. Da adolescente lascia il settore giovanile della Roma per il tennis: la scelta tra i due sport è documentata, chi gli abbia messo la prima racchetta in mano non lo raccontano le fonti, e non serve inventarlo.
A diciassette anni comincia a lavorare con il padre come allenatore. Prima, racconta, avevano tenuto separati il rapporto familiare e quello tennistico: la stessa persona che ti accompagna a scuola non è la stessa che ti corregge il rovescio. La sovrapposizione è arrivata con un tempo, non d'un tratto.
Nel 2020 vince il doppio juniores del Roland Garros insieme a Dominic Stricker. Nel 2023 entra per la prima volta tra i primi cento del ranking ATP.
Il punto di svolta
Il 2025 si apre male. Ad Auckland, in gennaio, si ritira sul punteggio di 2-6, 1-1 per un problema fisico. Poi arriva una serie di sconfitte a livello ATP che sfiora le nove.
Ad aprile, a Bucarest, conquista il suo primo titolo battendo Sebastián Báez 6-4, 6-4. Le sue parole dopo la vittoria: «I always dreamed of winning an ATP tournament and it has happened today». Non c'è retorica: c'è un sogno che ci mette anni ad arrivare, e che arriva esattamente dopo la serie peggiore della carriera.
Il mese dopo vince l'ATP 500 di Amburgo, battendo Andrej Rublev in finale. Nel 2026 il profilo ATP registra la finale al Roland Garros — dove ha trovato Alexander Zverev, di cui qui sul sito raccontiamo il ritorno che non è una linea retta — e il numero 6 del mondo in agosto. Nella classifica del 19 ottobre risulta comunque numero 6, al pari del proprio miglior piazzamento.
Cosa possiamo prendere da lui
Prima cosa: una scelta di carriera comprende anche la rinuncia concreta. Lasciare il vivaio di una squadra che ti fa stare bene non è un dettaglio del racconto: è il prezzo pagato in anticipo, senza che nessuno possa garantire il risultato.
Seconda: i ruoli in famiglia si possono rinegoziare nel tempo. Il padre è diventato allenatore quando Cobolli aveva diciassette anni, dopo anni in cui i due rapporti erano tenuti separati. Non tutto deve essere chiaro subito: a volte la forma giusta di un rapporto la si trova dopo, per prove.
Terza, la più quotidiana: otto sconfitte consecutive non descrivono il nono match. Chi guarda solo l'ultima settimana di risultati di chiunque si costruisce una versione sbagliata della persona. La serie negativa di Cobolli e il primo titolo sono eventi vicinissimi, e l'uno non era la profezia dell'altro.
Alla fine la frase che resta non è quella della finale né quella del numero 6. È quella pronunciata a Bucarest: un sogno che ci mette anni, e che vale la stessa pena dichiararlo a voce alta quando arriva — e ricordare, nei giorni in cui non arriva, che «ci ha messo anni» non è una scusa. È il tempo reale delle cose vere.
Riferimenti
- ATP Tour – Profilo di Flavio Cobolli
- ATP Tour – Cobolli, il padre allenatore (Rotterdam 2025)
- ATP Tour – Bucarest 2025, il primo titolo
- The Athletic – Cobolli, dal calcio al tennis
- Italpress – Classifica ATP 19 ottobre 2026
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