Mario Antonelli
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Alexander Zverev, il ritorno non è una linea retta

La caviglia operata nel 2022, il diabete reso pubblico, due Slam nel 2026: la storia di Alexander Zverev raccontata attraverso le interruzioni e i ripensamenti.

25 ottobre 2026

Alexander Zverev
Alexander Zverev ( Keith Allison , CC BY-SA 2.0, via Wikimedia Commons)Licenza: CC BY-SA 2.0Keith Allison, CC BY-SA 2.0

C'è una differenza che pochissimi notano, e che invece cambia tutto. Tornare in campo e tornare senza dolore sono due traguardi distinti. Il primo ha una data, una classifica e un tabellone. Il secondo no: lo scopri mentre giochi, quando ti accorgi che il corpo non sta più scrivendo il resoconto di un infortunio.

Alexander Zverev questi due traguardi li ha raggiunti a mesi di distanza l'uno dall'altro.

Chi era

La famiglia si trasferisce dalla Russia in Germania nel 1991; lui nasce ad Amburgo il 20 aprile 1997. I genitori, Alexander e Irina, sono entrambi ex tennisti professionisti e diventeranno anche i suoi allenatori. Vince due edizioni delle ATP Finals, nel 2018 e nel 2021, e l'oro olimpico nel singolare maschile a Tokyo 2020, disputato nel 2021.

Poi arriva la notte che spezza tutto a metà. Nella semifinale del Roland Garros 2022 contro Rafael Nadal si rompe tre legamenti della caviglia destra. Viene operato l'8 giugno. Durante la convalescenza rende pubblico il proprio diabete di tipo 1 e avvia una fondazione per sostenere i bambini con diabete. A settembre un edema osseo allunga ulteriormente i tempi.

Il punto di svolta

Il 29 dicembre 2022 l'ATP annuncia il rientro alla United Cup, dopo circa sei mesi di assenza. Le sue parole prima di tornare: «Of course, I'm coming back from injury. I think I'm not going to be playing my absolute best tennis this week but I'm looking forward to being back on the court and I think the team atmosphere will help».

Il 21 febbraio 2023 dichiara di essere finalmente tornato a giocare senza dolore.

Il resto arriva quattro anni dopo. Nel 2026 vince il suo primo titolo Slam al Roland Garros, battendo Flavio Cobolli in cinque set. Il 13 settembre conquista gli US Open contro Ben Shelton con il punteggio di 6-3, 7-6(2), 5-7, 6-2: secondo Slam della carriera e della stagione, dopo una finale a Wimbledon raggiunta a luglio. La posizione nel ranking al 25 ottobre non la riporto, perché non l'ho trovata in una classifica ATP datata.

Cosa possiamo prendere da lui

Prima cosa: tra il rientro ufficiale e la fine del dolore c'è una zona intermedia, e quella zona è la parte vera. Zverev torna a dicembre e dice che non giocherà il suo tennis migliore; a febbraio dice che il dolore è passato. Due frasi a due mesi di distanza, entrambe oneste. Nel mezzo c'è tutto il lavoro che non si fotografa.

Seconda: una pausa può contenere una scelta pubblica che non riguarda la prestazione. Rendere pubblico il diabete e aprire una fondazione non ha accelerato il recupero: ha cambiato il senso del tempo in cui si trovava. A volte una crisi serve a mettere in fila anche le cose che non c'entrano con l'urgenza.

Terza: le sconfitte precedenti non descrivono il risultato successivo. Dopo diverse finali Slam perse arrivano due titoli nello stesso anno. Non è una promessa per tutti, e non lo è nemmeno per lui: è la prova che un conto aperto con la sfortuna si può chiudere anche dopo molto tempo.

Se c'è una frase da portare via, è questa: non confondere il giorno in cui ricominci con il giorno in cui starai bene.

Riferimenti

Questo contenuto è stato realizzato a partire da fonti reali e autorevoli, con il supporto dell’intelligenza artificiale generativa e la supervisione della redazione.

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