Mario Antonelli

YOU LEADER BOOKS - Puntata 07 - Le armi della cultura

sabato 22 aprile 2023 · ore 07:46

Di cosa si parla

Hai studiato o hai imparato? In questa puntata parliamo della differenza tra accumulare nozioni e costruire una cultura fatta di curiosità, passione ed esperienza sul campo. Il titolo di studio, da solo, non racconta il tuo spessore umano. E se vuoi lavorare in un altro Paese, non puoi dare per scontato che tutti ragionino come te. Conoscere la cultura dell’altro ti aiuta ad ascoltare, rispettare e imparare anche da chi non ha il famoso pezzo di carta.
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Trascrizione della puntata
------------------------------------------------ quella che è la cultura anche generale. Guarda, mi viene in mente un film che ho visto proprio ieri, bellissimo tra l'altro, che parlava di... è presente quando il presidente Abraham Lincoln praticamente liberò gli schiavi, ok? Ci fu uno schiavo che fuggì da un campo e riuscì a salvarsi, nonostante la sua ignoranza, perché ovviamente non è che avesse studiato, riuscì a salvarsi grazie alla sua cultura, al suo sapere e conoscere l'ambiente che lo circondava rispetto ad altri schiavi che invece non sapevano niente, quindi per cultura, volendo, si intende proprio quella conoscenza che uno ha dell'ambiente che lo circonda, dello stato, magari, attorno dello stato sociale, quello che vuoi, non necessariamente deriva da uno studio fatto. Quindi... Sì, guarda, se ci pensi, mi è fatto venire in mente i briefing che fanno i militari prima delle azioni, non si acculturano conoscendo il luogo, il posto dove devono andare ad agire. E poi quello che racconti tu, proprio dal punto di vista della strategia militare, è determinante. Infatti la difesa rispetto all'attacco ha una potenzialità tre volte superiore, proprio perché conosci luoghi, proprio perché hai conoscenza della fisica e morfologica del luogo. Per cui è vero, quando parliamo di cultura, come conoscenza cambia tante cose e la vita può prendere una piega totalmente diversa, se iniziamo a conoscere. Assolutamente sì, assolutamente sì. Poi tra l'altro diventa un'arma, quindi anche il titolo, Le armi della cultura, diventa un'arma a proprio vantaggio nel momento in cui ti vai anche a relazionare con le persone, perché magari riesci a destreggiare un discorso, a venire fuori anche d'impaccio in determinate situazioni, nel momento in cui rispetto alla persona che è davanti, che può essere magari più istruita di te, ma non è informata su determinate altre cose che invece tu conosci, si batte. Guarda, questo è il grande inganno che c'è fra studiare, la differenza fra studiare e imparare. Nella mente delle generazioni ci hanno preceduto e c'è studia, studia, perché sai, è come se il laureato davvero ne sapesse di più solo perché ha studiato. No, il laureato probabilmente potrebbe saperne di più o ne sa di più perché ha imparato quello che ha letto. E ci sono persone che all'università non ci sono andate, che non hanno studiato, ma hanno imparato molto di più. Quella è la cultura, quella che poi in realtà è palpabile, concreta e tu capisci lo spessore e il carisma di una persona, non lo capisci dal titolo di studio, ma dal titolo di cultura che ci pensi. Esatto. Guarda, veramente ne conosco tante di persone che non hanno il pezzo di carta. E' vero, auguri oggi il compleanno di Eli. Vabbè, gli abbiamo fatto 300 volte gli auguri oggi ormai. Dicevo, conosco tante persone che non hanno il pezzo di carta tra le mani, ma che hanno una cultura veramente impressionante, gente che magari scrive libri, che può parlare veramente di qualsiasi argomento come se fosse del settore. E questa cosa credo che sia meravigliosa, perché poi è la curiosità in realtà che ti spinge a ricercare, ad approfondire. E quella, secondo me, è la cultura migliore che si possa avere. Quella che scaturisce proprio dalla curiosità e dalla voglia di conoscere un argomento, insomma. Eh, ma anche perché tu hai parlato prima di istruzione, no? Io ho un'idea tutta mia sul mondo della scuola, che non starò qui a condividere, anche perché i miei figli ancora frequentano la scuola, quindi aspetto che si diplomino. E' meglio che non sentano. No, no, è meglio che non sentano loro. Un'idea tutta mia sull'istruzione, ma posso anticiparti una cosa. Che a volte la voglia di imparare viene proprio mortificata magari dalla metodologia di studio. Allora quello che potrebbe essere un'occasione per crescere culturalmente diventa una specie di repressione. Voglio dire, a me piacerebbe molto di più che nelle scuole si conoscesse la storia di donne che sono state ferite, sfregiate o ammazzate dai loro partner, piuttosto che conoscere, seppur importante, la storia di Napoleone o di Maria Giovanna d'Arco, che è importante conoscere. Però sai, lo studio, se non è rapportato all'imparare, è sterile. E quindi a volte ti fanno passare la voglia di imparare. Ecco perché a volte si esce dalla scuola e non si sa nulla. Ma ci hai fatto caso? Che si esce dalla scuola e si sa fare il lavoro per cui si è studiato. Il lavoro per cui si è studiato lo si impara facendolo. Non esce nessuno dotto e più preparato di un qualsiasi operaio entrando in qualsiasi azienda. E quella è la cultura di cui parliamo, la conoscenza sporcandosi le mani e vivendola sul campo. Quindi io la penso così e aspetto che i miei figli finiscono la scuola per completare quel concetto. Non ci sei? Non ti sento? Non ti sento? Vediamo, vediamo che cosa è accaduto. Ora ti sei anche frezzata. Mi senti adesso? Adesso sì, ora ti sento. Ogni tanto l'auricolare decide di spegnersi. Se io penso a tutto quello che ho imparato a scuola e a quello che ho messo in atto, cioè mi rendo conto che tutto quello che ho imparato a scuola non mi è servito praticamente a nulla. Tutto ciò che so è arrivato dopo, con l'esperienza, con quello che è stato approfondito. Per carità io adesso studierei sicuramente molto di più determinati argomenti che a scuola invece snobbavo, ma perché mi piace adesso l'idea di sapere determinate cose. Però effettivamente poi sono tutte cose che comunque non mi servono. Qui cadiamo nel solito discorso. La scuola ti insegna un metodo, ti insegna a schematizzare la modalità di apprendimento, ti insegna sicuramente a socializzare. Ci sono dei vantaggi, ma in fatto di apprendimento io penso che ci siano strade molto più efficaci. L'apprendimento parte, la voglia di imparare parte quando la leghi ad una passione, ad un entusiasmo per qualcosa. Chissà quanti ragazzi ci sono appassionati di storia, che conoscono la lezione e l'hanno digerita a meno dito perché la amano. Perché la amano, certo. Perché la amano e non vedo perché magari si debba invece magari reprimere un interesse per un'altra forma di cultura. Però insomma la scuola è dell'obbligo e dobbiamo sottostare a quei programmi. Manca per esempio la cultura informatica tra i professori. I professori chiamano ancora il vidello o l'assistente per mettere il file sul pennino. Potranno insegnare la rivoluzione francese, potranno insegnare Lars Nova ciò che vogliono, ma c'è una cultura che nel nostro secolo deve essere conosciuta, che è quella della velocità, della rapidità. Quella è cultura. Non serve a nulla capire una generazione, stare al passo nei tempi di una generazione. Cioè non serve a nulla conoscere il passato se poi rinneghi gli strumenti per stare al passo. Quindi la cultura segue i tempi anche. Mario questo connubio generazione cultura mi ha fatto venire in mente una cosa. Ti ricordi, parlo di veramente tanti tanti anni fa, io non ne ho una memoria concreta di questa cosa perché comunque ero veramente piccolissima, ne ho più che altro sentito parlare di questa cosa qua che mi ha sempre molto affascinato. Quando la televisione era anche un modo per far scuola. Praticamente c'erano dei programmi che insegnavano magari a leggere, c'erano delle lezioni proprio come se si fosse a scuola. Questa cosa mi è rimasta molto impressa. Sì, Rai Università o qualcosa del genere, gli antesignani degli attuali corsi online. Quindi era un primo esperimento di portare in casa la cultura. L'istruzione diciamo più che altro. Ma guarda se tu accendi la tv nel weekend, quando c'è mezzogiorno in famiglia o anche alle mattine, non so io non la seguo molto a quell'ora, c'è sempre il professorone che ti spiega l'etimologia della parola. Ecco quella è una forma di cultura che sicuramente ti aiuta molto a stare al mondo. La notizia, l'informazione, l'istruzione è data a spot che se sei interessato ti rimane. Molti ragazzi non conoscono l'etimologia del proprio dialetto, non conoscono il proprio dialetto, non conoscono i modi di dire, non conoscono i proverbi e non conoscendo i proverbi non hanno una direzione di vita. E la cultura è anche questa. La cultura non è soltanto sapere la radice quadrata di due che ti fa acquisire un metodo, ma la cultura è stare sul campo perché sul campo dobbiamo vivere, stare e insegnare ai nostri figli anche. È proprio quella sete di conoscenza tra l'altro che ti aiuta anche a relazionarti con l'esterno, con le persone e io credo fortemente che ci sia un grandissimo legame tra questa conoscenza, quindi la cultura e il rispetto tra l'altro perché io penso che più una persona ha la cultura e è appassionato di cultura e di sapere, più ha il rispetto anche verso gli altri perché secondo me è anche sinonimo di mente aperta perché una persona che ama la cultura probabilmente ha anche una mente molto più aperta. A questo proposito ho trovato una frase che mi è piaciuta tantissimo di Claudio Abbado che è stato un grandissimo direttore d'orchestra, nonché mentore del mio amore Ezio Bosso, è stato forse il più grande direttore d'orchestra dopo Toscanini, quindi veramente un grande personaggio e lui diceva questo, chi ama la cultura desidera conoscere tutte le culture e quindi è contro il razzismo. Io in questa cosa mi ci vedo molto perché, ti faccio l'esempio mio, io per tanto tempo quando ero piccola più che altro diciamo snobbavo un po' il discorso di leggere la Bibbia perché la vedevo semplicemente come una cosa di catechismo che se andava in chiesa devi leggere la Bibbia, insomma una noia mortale. Quando poi ho iniziato a leggere la Bibbia come se fosse un libro come tutti gli altri in realtà ci ho trovato degli spunti meravigliosi e da lì automaticamente ho iniziato ad avvicinarmi anche ad altre culture, ad altri tipi anche di religioni, quindi c'è quell'infarinatura che secondo me ci vuole proprio per avere il rispetto nei confronti di chi abita questa terra accanto a noi e ho trovato a parte delle similitudini che purtroppo si ignorano perché probabilmente se uno conoscesse la cultura dell'altro si renderebbe conto che alla fine fondamentalmente i principi sono gli stessi, i punti di contatto sono tantissimi, esatto sono tantissimi e quindi conoscere le varie culture, le varie religioni, le varie usanze secondo me apre veramente tantissimo la mente e non puoi essere razzista o non avere rispetto per il prossimo quando hai la conoscenza dell'altro, quindi c'è la cultura tutta la vita. Assolutamente, guarda voglio raccogliere questo discorso che stai affrontando, voglio applicare un attimo al mondo del network marketing perché io leader siamo, io leader boots, inquadriamo tutto sempre nella nostra professione. Quante volte abbiamo detto oppure abbiamo sentito dire voglio aprire il mercato in Papuasia, voglio essere il primo ad aprire il mercato in Spagna, in Belgio, in Germania, voglio essere il primo. Tu sei una donna, perdonami, ma dove cazzo vai se non conosci la cultura di un posto, la sensibilità delle persone di quel posto rispetto a uno stile comunicativo, dove vai se non hai annusato e conosciuto i sapori di quella traduzione, come fai a immaginare che lì vogliono avere la stessa idea di stile di vita che c'hai tu qui? Come puoi pensare di catechizzare network asiatici pensando di rapportarti con la stessa mentalità nostra? Come puoi aprire un mercato in Argentina pensando di ragionare, seppur calienti alla stessa maniera, uguale? E' impossibile. Bisogna avere l'umiltà di conoscere. E conoscere è una fatica immane, è un'operazione di svestimento proprio, perché innanzitutto è una fatica conoscere, mettersi a studiare, ma anche semplicemente aprire le orecchie, anche metterci la buona volontà di ammettere che bisogna entrare in punta di piedi a casa degli altri. Quella è cultura. La cultura è quella che vuole che tu magari stai affrontando un accherello con qualcuno, sai perfettamente di avere ragione, ma molli il colpo perché sai che quella persona ha un trascorso diverso da te e quindi tu hai la cultura della vita di quella persona e piuttosto che annichilirla dicendo io c'ho ragione ti distruggo, ti fermi. Ragioni è come dicevi tu, perché conosci la controparte. Questo vale nella nostra attività, nella vita ed è un segno di intelligenza, intelligere. Credo che significhi leggere dentro. Come fai a leggere? Sono tutti laureati. Ti devi destrutturare, capito? Cioè togliere proprio tutte le sovrastrutture che tu ti sei creato nel corso del tempo e accettare il fatto che non hai tra le mani la verità assoluta. Allora, tra l'altro, sempre in riferimento a noi, era un altro film che stavamo vedendo con Roberto, noi piace la sera vedere un film insieme, quindi ne vediamo tanti, e si parlava di verità e quindi insomma c'era qualcuno che cercava questa verità e io ho detto a Roberto, ma come si fa? Allora, si pensa che la verità sia un valore assoluto, ma in realtà non lo è, perché sullo stesso argomento, su questa penna blu, la verità può essere diversa a seconda che la sto guardando io o la stai guardando tu. Dipende dal contesto, dallo sguardo che osserva questa penna, perché per me può essere bella, per te può essere brutta. La verità dov'è? Mettila in orizzontale quella penna. Tu che cosa vedi qui? Tu vedi un cerchio. Esatto, esatto. Vedi un cerchio, non vedi… Poi cambi prospettiva, è una linea. Vedi una linea, esatto. Però è chiaro che sono tutti i geni, se gli dico cosa vedi qui, non dicono un cerchio ma dicono una penna, una matita, perché la cultura e l'esperienza di vita li porta a intuire che dietro questo gesto c'è… questa è la cultura, esperienza di vita. Perché se io avessi studiato, non avessi mai visto una matita e avessi solo studiato su carta le forme geometriche, i solidi, io questo lo vedrei un cerchio se avessi soltanto studiato all'università. Ecco perché è importante socializzare, non studiare, ma imparare. Studiare finalizzato imparare, ma lo studio e basta per avere il titolo. Io combatterò fino alla fine, perché non c'è scritto da nessuna parte che un giovane laureato sia più sapiente dell'ultimo cosiddetto intellettivo più basso della terra. Non è così, perché non è il titolo di studio che fa lo spessore umano della persona. Assolutamente, assolutamente. Infatti io guarda mi arrabbio molto tra l'altro quando vedo confronti tra persone che non hanno la stessa… quando dice vabbè ma quello è ignorante, lascialo stare. Per esempio, quando tu vuoi spiegare, vuoi dire qualcosa e dice vabbè ma quello è ignorante. Ok, va bene, è ignorante perché non conosce quell'argomento. Qui perché devo giudicarlo o devo pensare che siccome è ignorante non sa quell'argomento magari è meno intelligente, semplicemente non conosce qualcosa. Se io magari glielo spiego, gli faccio vedere, perché se io mi relaziono, io vado nella foresta mazzonica e incontro un abitante della foresta mazzonica che la matita non l'ha mai vista, cioè non significa che sia meno intelligente di me questa persona perché non ha mai visto una matita, perché magari quello conosce il mondo e sopravvive là dentro, io no. Alla fine dovremmo veramente aprire la mente per cogliere da ognuno, anche da quella persona che ci sembra più ignorante, ascoltarla perché chissà quante cose potremmo imparare da quella persona, cioè non dobbiamo dare per scontato. Sai qual è il problema? Che a volte l'eccesso di cultura, l'eccesso di nozionismo ti porta a depositare dentro di te un sacco di materiale, come quando tu sai un sacco di barzellette che hai voglia di vomitarle tutte e di raccontarle agli amici. Bisogna fare molta attenzione perché a volte la cultura, quella esageratamente raccolta dentro di sé, è come se fosse un'arma ma per ergersi davanti agli altri, perché magari nella vita non hai l'umiltà di… e allora vuoi ergerti, affermarti attraverso l'affermazione del nozionismo. Nel network marketing, per esempio, questo tipo di mentalità è distruttiva per chi arriva. Quante persone arrivano con grandi conoscenze, con grandi ambizioni? Io vendo l'acqua agli eschimesi, io vendo l'aria, conoscono, hanno studiato con quattro lauree e poi si perdono in un'inchiolanza magari all'interno di una relazione, di un rapporto con una persona. Perché non hanno… hanno solo nozionismo e non si sono relazionati invece con la parte importante della vita che è la relazione con altri esseri senzienti. Avevo trovato una frase bellissima su questo concetto che hai detto però non l'ho segnata, mannaggia, perché siccome era un po' lunga, non l'ho segnata, però diceva qualcosa tipo la cultura deve essere come l'orologio da taschino di un gentiluomo. Non deve mai essere esposto e ostentato e deve essere tirato fuori soltanto per quell'attimo che serve. L'ho trovata molto bella quella frase, il concetto era un po' questo. Sì, è vero, è assolutamente importante. Guarda, anche nello stile comunicativo, siccome la nostra vita è comunicazione, cioè noi non esistiamo se non comunichiamo, se non dovessimo comunicare non esisteremmo, la cultura può trasparire anche dall'utilizzare un linguaggio comprensibile da chi ti ascolta. Allora, ci sono su questa possiamo proprio... Ho persone che vanno dritte quando parlano, vanno dritte col loro stile e non si adeguano alla persona che c'è davanti, che magari ha una conoscenza diversa, un tecnicismo diverso. È come se io andassi a parlare con un elettricista e volessi parlare la sua lingua, è impossibile. È lo stesso l'elettricista, è un po' dimile da me a parlarmi tecnicamente. La bravura dei grandi professionisti è quella di conoscere che cosa può impattare arrivare all'altro. Ragazzi, ci vuole cultura. Tu potresti essere il miglior dotto conoscente del latino, il miglior dotto. Vedi il professore della fisica che ci piace. Hai presente quel ragazzo? Lo conosco di persona. Io lo conosco di persona, è una persona eccezionale. Ci ho lavorato insieme. Vincenzo è troppo bravo. Qual è il grande segreto? La comunicazione. La comunicazione. Qualche nozione conosce. Ne conoscerà di meno rispetto a una vecchia batucca che però non riusciva ad arrivare. Però quella maniera comunicativa ti appassiona, ti fa venire voglia di afferrare quei 3-4 concetti che ti fanno innamorare della scuola. Ecco, di questo strato. Capitano o mio capitano, di questo strato. Esatto, esatto. Senti, un altro concetto che mi è venuto in mente, ma adesso proprio su due piedi. Stavo pensando a quanto la cultura e la politica, per esempio, siano correlate proprio nel governo di un paese, ok? Io penso per esempio alla Francia. Allora, in Francia so che ci sono degli scontri in atto, adesso non ricordo bene per che cosa. Cioè i francesi, ogni volta che hanno qualcosa che non va, loro scendono per le strade in massa, cioè fanno praticamente ogni volta una rivoluzione francese. E parte proprio dalla loro cultura, dal background che loro hanno, della loro storia, che è molto molto diversa, per esempio, dalla cultura italiana. E infatti si vede la differenza anche di governo, di come veniamo governati noi italiani, no? Sai perché sono in piazza i giovani parigini, i giovani francesi? Per la riforma, perché non d'accordo sullo stop, sulla riforma per le pensioni. Sì. È pazzesca questa cosa qui. Il giovane che scende, magari trascendendo pure in qualcosa che che non è condivisibile, che dove c'è violenza c'è sempre da condannare, ma scende in piazza per una cosa lontana anni luce da quella che sarà la sua realtà. Noi scendiamo in piazza se vince l'Italia per festeggiare, scendiamo in piazza o saliamo sui palazzi o ci diamo fuoco se viene toccata la nostra personale vicenda lavorativa, non siamo per cultura abituati a difendere e pretendere i nostri diritti. Ecco perché il business in Francia va in una certa maniera, ecco perché il business in Italia va in un'altra maniera, ecco perché bisogna conoscere. Come possiamo paragonare un networker francese con una certa mentalità di difesa totale della propria lingua? Tu prova a parlare in inglese con un francese, ti dirà sempre, vedi quanto sono chiusi a difesa, arroccati. Quella è cultura. Certo potrebbe avverirsi ad un'altra cultura, ma se tu li conosci hai maniera. Sai com'è, certo, è chiaro. Quindi è molto importante accenderlo ogni tanto. Io so che sono per la riforma delle pensioni, perché io mi siedo e almeno dieci volte al giorno mi guardo i giornali Repubblica, il Corriere, la stampa, ma me li guardo tutti per cogliere, per sapere dove stiamo andando. Questa è la cultura a cui facevo riferimento. Vediamo cosa dice un attimo Elisa, poi andiamo in chiusura. Non importa quanto un bambino impari lentamente, l'importante è incoraggiarlo a non smettere di imparare. Assolutamente, assolutamente sì. Diciamo che il sistema scolastico a volte non incoraggia questo, perché si va troppo sulle nozioni, sul programma ministeriale, nel momento in cui un ragazzino, te lo dico per esperienza personale, magari dibaga, o magari vuole sapere cosa ha scoperto. Questa cosa qua si taglia sempre molto corto. Non si coglie lo spunto di quel ragazzino che si è informato, ha trovato una curiosità, per magari iniziare un discorso, anche sulla lezione che tu vuoi fare, però partendo proprio da quello spunto e dare valore all'interesse che quel ragazzino aveva in quel momento. Valorizzaglielo quell'interesse, fagli capire che è una cosa buona che ha fatto, poi da lì ti ricolleghi all'argomento che tu vuoi in qualche maniera. La persona intelligente, il collegamento la riesce a fare, però a volte c'è questa chiusura che non incoraggia, purtroppo non sempre incoraggia. Bisogna trovare professori, come per esempio Vincenzo Schettini, appunto il professore della fisica che ci piace, che dal gioco, giocando, ti fa capire. Io veramente invidio quei ragazzi di quella scuola superiore. È chiaro che il ragazzo che studia fisica, che poi dovrà andare a lavorare, sicuramente non si porterà sul posto di lavoro quelle nozioni che ha imparato in maniera giocosa su TikTok, perché tanto il nozionismo che gli serve per fare il lavoro in maniera produttiva, in maniera sicura per sé, lo apprenderà sul posto, perché poi c'è da studiare, le regole, le nozioni, la conoscenza ci dev'essere. Ma deve essere desiderata fortemente la ricerca. Se tu vuoi conservare il tuo lavoro, devi imparare a studiarlo e ti metterai a studiare. Tanto è vero che la maggior parte dei professionisti si aggiornano continuamente e imparano la materia grazie all'aggiornamento. Non sicuramente per il metodo di 30 che hanno avuto all'università, che è stato un buon lascio passare, perché ti accende o meno la passione. Perché se ti accende la passione, quello studiare diventa imparare. Se quella modalità che la spegne, la passione, ti tocca un'altra strada che può essere la vita di tutti i giorni per insegnarti. C'era un altro argomento che volevo prendere, però andiamo in chiusura e magari lo affrontiamo in un altro momento, altrimenti facciamo notte anche qua. Sì, perché veramente c'è da dire moltissimo su questa. Comunque abbiamo capito che la conoscenza è fondamentale. Mia madre, che non ha le scuole IERTE, come dicono dalle mie parti, ha una conoscenza di cultura generale talmente profonda da poter superare tutti i test attitudinali di qualsiasi forza armata. Ha la capacità di rispondere a qualunque domanda che vede in tv, qualunque conoscenza. Ti parlo di una profondità di conoscenza che nasce da anni di tv, da curiosità. Leggete, leggete, non leggete solo postal market, leggete, leggiamo. Sai qual è il regalo di compleanno che mi fanno i miei genitori ogni anno? FOCUS. Io ho il profumo insieme a FOCUS, ma non perché è FOCUS, ma perché bisogna leggere. Perché ti stimola e lo fai in autonomia senza che nessuno ti obblighi a leggere qualcosa. Quindi è questo il concetto. Io a mio figlio, per esempio, gli ho detto, visto che ormai i giornali, questi ragazzi non è che li leggono, gli ho detto però iscriviti al canale youtube di FOCUS e guarda, vai a vedere tutte le cose che pubblicano perché tra l'altro è bellissimo. Infatti Cristian spesso e volentieri vede anche quel canale lì e sono contenta di questo. Infatti ogni tanto se ne esce con qualcosa di stravagante. Mamma ma tu lo sapevi che è. Sì poi guarda e chiudiamo un altro segreto. Questa è una delle cose che io con poca umiltà dico di avere. Io non so fare nulla per bene e non conosco nulla in maniera approfondita, ma io so fare di tutto un po'. Io conosco di tutto, quello che mi separato avanti, un po'. Ti garantisco che ti dà sicurezza perché hai scappatoie per poter poi approfondire qualcosa su cui essere più incisivo. Quindi è importante anche avere uno sguardo aperto perché ci si può appassionare essere un cultore di franco bolli o appassionati di ornitorinchi o di funghi, ma non ci si può chiudere nella propria passione perché la vita è fatta di confronto con altre realtà. Quindi conoscere un po' di tutto, poco, ti porta a stare bene. Capisco perfettamente quello che stai dicendo perché per me è la stessa cosa. La curiosità mi ha portato in ogni campo, veramente in ogni campo. Non so sempre cosa dire. Esatto, di questo si tratta. Va bene, grazie Maira, grazie a chi ci ha seguito. Un venerdì impegnativo per noi lavorativamente, anche fine settimana veniamo da presentazioni di business, da lavoro intenso, quindi si giustifica anche la poca interazione delle persone. Ridisegneremo il giorno e l'orario, ma mi piace moltissimo conversare con te su queste cose. Anche a me, anche a me, tantissimo. Grazie a te. Grazie, ci vediamo la settimana prossima. No, bugiarda, sei una bugiarda. Dilla verità, ci vediamo domenica con i nostri amici. In persona, di persona. E lì sarà cultura gastronomica. Gastronomica soprattutto. Cultura delle armi della cultura. Sì, sì, ci vediamo la settimana prossima, ciao a tutti.

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