YOU LEADER BOOKS - Puntata 04 - La realtà dei sogni
venerdì 17 marzo 2023 · ore 07:01
Di cosa si parla
Hai un sogno nel cassetto? Tienilo aperto, altrimenti fa la muffa. Partendo dal Grande Gatsby, ti chiedi fin dove puoi spingerti per realizzarlo senza perdere affetti, valori e serenità. Vincere un Oscar o avere una casa sono traguardi, ma il sogno riguarda anche come ti senti e la strada che percorri. E se quel cammino ti fa stare male, puoi anche modificare il sogno.
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YOU LEADER BOOKS - Puntata 04
"La realtà dei sogni"
#youleader
Trascrizione della puntata
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1, 2, 3 1, 2, 3 1, 2, 3 1, 2, 3 1, 2, 3 1, 2, 3 1, 2, 3 1, 2, 3 1, 2, 3 1, 2, 3 1, 2, 3 1, 2, 3 1, 2, 3 1, 2, 3 1, 2, 3 1, 2, 3 1, 2, 3 1, 2, 3 1, 2, 3 1, 2, 3 1, 2, 3 1, 2, 3 1, 2, 3 1, 2, 3 1, 2, 3 1, 2, 3 Il suo cuore era in costante e turbolenta rivolta le più growtesche e fantastiche ambizioni lo braccavano la notte nel letto, il suo cervello tessea un universo di ineffabile lusso, mentre l'orologio ticchettava sul lavago la luna bagna di luce e i suoi vestiti ammucchiati sul pavimento ogni notte accresceva quest'intreccio di fantasie finché la sonnolenza non si chiudeva con un abbraccio incurante su qualche bivida scena. Per qualche tempo, questi sogni ad occhi aperti li procurarono uno sfogo per la sua immaginazione. Erano un soddisfacente indizio dell'irrealtà della realtà, una promessa che la salvezza del mondo era di sicuro fondata sulle ali di una fata.
Buonasera! Buonasera a te, bentrovata. Mi piaceva l'idea di cominciare con una citazione come facevamo con il vecchio You Leader Books. E ho scelto, tra l'altro, una citazione che abbiamo già trattato con il vecchio You Leader Books, tratto dal libro Il grande Gatsby, di Francis Scott Fitzgerald.
Perché ho voluto prendere questa citazione? Perché oggi parliamo di sogni. La realtà dei sogni. La realtà dei sogni.
E chi più di J. Gatsby, il protagonista di questo libro, è proprio l'emblema del sogno. Ciao, Anna. Partiamo benissimo.
Allora, la partenza è soft, romantica e filosofica. Ci è piaciuto moltissimo. E altrettanto caldi e calorosi sono i Buonasera e i bentrovati dei nostri amici.
Vi diamo ufficialmente il benvenuto alla puntata numero quattro di You Leader Books. Ciao, Alfredo. Ciao, Elena.
E mi è piaciuto moltissimo sia l'esordio di questa puntata, ma io adesso sono curiosissimo di capire tu come mi metti sul tavolo questo discorso sul sogno. Vi siete considerati uno dei temi più triti e ritriti nel mondo del network marketing. Però sono convinto che stasera converseremo in maniera diversa sul sogno, o no? Allora, vediamo cosa avviene fuori.
Tu lo sai, non è che noi ci prepariamo chissà che cosa. Scegliamo un argomento e ne discutiamo amabilmente come si fa in un salotto. Esattamente.
Allora, a me è venuto in mente l'idea del sogno perché ovviamente il sogno è il motore anche della nostra attività, ma il motore, credo, di ogni vita. Ho sempre pensato che non avere un sogno equivalga a non vivere, a non avere un obiettivo, no? Ed è una cosa che ho sempre detto, soprattutto a mia figlia, che oggi, tra l'altro, si è andata a fare un tatuaggio proprio su questo argomento. Accidenti! Ha fatto il suo primo tatuaggio.
Si può sapere qual è? Ha tatuato la frase di Walt Disney, If you can dream it, you can do it. Se puoi scegliarlo, puoi farlo. Ed è la frase della sua vita.
E quindi lei ha voluto tatuarsela anche perché il giorno del suo compleanno, pensa a che cosa è successo il giorno del suo 18° compleanno, avevamo organizzato una pesca di bigliettini. Avevamo organizzato più o meno un'ottantina di frasi, tutte diverse, tutte citazioni di libri o di personaggi famosi. Ognuno pescava, leggeva la frase... E lei ha beccato quella.
Lei ha beccato, ti giuro, su più di 80 citazioni, lei ha beccato giusto la sua frase. Ha detto, mamma, questo è un segno del destino, me la devo andare a tatuare. E quindi, primo sfipendio preso, è andata dal tatuatore a farsi tatuare questa frase oggi.
Guarda... Dimmi, dimmi, dimmi. No, dicevo, perché io ho sempre detto a lei, mi raccomando, i sogni non vanno mai chiusi in un cassetto. Ah.
I sogni bisogna averli, ma sempre a portata di mano. Sì, no? Perché l'espressione ho un sogno nel cassetto è come se si volesse dare più valore a quel sogno, in realtà è come se tu non lo volessi avere sotto gli occhi per paura di non riuscire a realizzarlo. Tu pensa, eh, ho sempre avuto il sogno nel cassetto di fare il parrucchiere.
Eh, ma sì, ma sta nel cassetto perché probabilmente ti spaventa il percorso del confronto con la realtà per magari diventarlo, se vuoi salvire il tuo sogno. Quindi, vanno tenuti aperti questi cassetti. Guarda, il fatto che tua figlia, così giovane, no, perché Danila ha 18 anni e qualche mese, eh, leghi il suo stile di vita al sogno è una cosa molto, molto rara tra i giovani perché chiaramente il sogno eh, è una caratteristica di persone che desiderano qualcosa che magari hanno la percezione che gli potrebbe sfuggire.
Invece quando sei giovane tutto ti sembra realizzabile. Quindi non hai sogni, hai aspettative per il futuro, hai, hai desideri. Eh, invece se ci pensi il sogno ha una connotazione sbagliata.
Io sogno di andare alle Hawaii. E lo dici come se fossi irrealizzabile. E io ho sempre pensato che servisse, serva una scuola di sogni per insegnare alle persone non a sognare, a sognare in grande.
No, perché è tutto realizzabile se tu lo desideri veramente. Infatti Mario, guarda, a me piace dire, io so, io ho un grandissimo desiderio. Eh, infatti non dico mai io sogno di andare a vivere in quel posto.
Io dico sempre, io so che andrò a vivere in quel posto. Lo preferisco. E i sogni nel cassetto, come dici di tu, mi danno proprio quella sensazione di chiusura, no? Di non averli sotto gli occhi.
Guarda, fa la muffa i sogni nel cassetto e sono diffuso. È vero, tant'è vero che io sulla mia bacheca che ho proprio qui davanti, ho davanti il mio sogno, uno dei miei sogni, tra l'altro. Ma ce l'ho lì davanti, perché me lo guardo tutti i giorni.
Ed è la vista che vorrei vedere un giorno da casa mia. Perché altrimenti io se non ce l'ho sott'occhio, quell'immagine, poi me la dimentico, no? Cioè si rischia, si fierebbe di dimenticarsene. Sì, no, nella mia testa, in quel tanto spazio nell'acqua che c'è, pensavo che tua figlia ha un grande sogno legato a questa visual di Walt Disney quando io ero ragazzo, i sogni di noi ragazzi passavano da Postal Market, passavano da... Senti, guarda Anna che cosa dice.
A volte fanno paura le azioni che devi fare per realizzare il tuo sogno. Tu, questa casa che hai, anzi, questa skyline che hai davanti, questo panorama, questa visione, questa casa, questo panorama che hai davanti, ne sei consapevole che prima di toccarlo con mano c'è una strada da fare, un cammino da fare, no? Assolutamente sì, ne sono assolutamente consapevole. E non è una strada facilissima, anche perché, sai, si combatte... per realizzare un sogno spesso devi combattere anche contro quella che è la tua indole, a volte, no? Più è difficile, però più è bello.
Guarda, il libro che ho citato prima, Il grande Gatsby, anche in questo dà un grandissimo spunto perché in realtà il protagonista nasce come... nasce in una famiglia umile, in una famiglia, anzi, quasi povera, se vogliamo dire, ma lui tutto questo non scendeva proprio. E un giorno si innamora, praticamente, dello yacht che ha visto al molo, riesce ad entrare, diciamo, nelle grazie del proprietario dello yacht e lui da lì decide che non poteva più essere povero, non poteva più fare questa vita e voleva ricostruire completamente la sua vita. E l'ha fatto con ogni mezzo, anche con mezzi proprio non, diciamo, leciti.
Macchiavellici. Però, e qui ti porto su un'altra strada che volevo prendere questa serata, no? In questa serata. È tutto lecito per raggiungere un sogno? Quanto un sogno per raggiungerlo, cioè, quanto possiamo spingerci in là per raggiungerlo quel sogno? E se quel sogno invece ci portasse da un'altra parte proprio non piacevole, come è successo anche poi al protagonista, in realtà, del film, che per rincorrere ossessivamente a quel sogno, alla fine non è che abbia fatto proprio una bellissima fine.
Guarda che è una domanda, vorrei dire, profonda, invece in realtà è una domanda bastarda questa. Ti rispondo, però voglio... Cioè, come fai a capire che quel sogno, più che alimentarti, non ti stia rovinando? Io sono convinto che il vero sogno di ognuno di noi sia quello che non dici e che non riesci a mettere in parole. Che cosa voglio dire con questo? Che se tu mi dovessi chiedere, scrivi i tuoi sogni, scrivi il tuo sogno, io non scriverei per davvero quello che proprio nell'intimo io proprio sogno, perché può essere esagerato, può essere non condivisibile, può essere incomprensibile.
Allora sono convinto che le persone, quando dichiarano un proprio sogno, lo dichiarano sapendo che è realizzabile e che incontra il favore degli altri. Quindi, se una persona sogna un qualcosa, se la strada, il percorso, le azioni sono rette e dirette a quel sogno, si comporterà in maniera legale. Se quel sogno viene sporcato da infiltrazioni, deviazioni, interferenze, vuol dire che il sogno ti viene spento e ti viene acceso un altro desiderio che magari può essere non corretto, non legale, non condivisibile.
Quindi non mi fa paura, non ho paura che il sognare così tanto mi faccia fare delle cose non corrette, perché quello che io dico con le parole non può essere un sogno che può contemplare una strada complicata. Invece il sogno inespresso, quello reale, quello che nessuno ti dirà mai, perché è talmente dentro che tu non riesci neanche a elaborarlo. Perché quando ti chiedono, hai un sogno? Tu ti metti a lavorare, è come se fossi sotto pressione e tiri fuori quelli che sono dei desideri che poi metti in parola per rendere comprensibile un'altra persona.
Invece io sono convinto che nel dialogo interiore ognuno di noi non si usi la lingua italiana, non si usi l'inglese, non si usi nessun percorso razionale. Non so, ho risposto in maniera scordinata, folle, pazza e non conseguenziale. Però se tu mi chiedi se ho paura che il mio sogno mi porti a sbagliare, ti dico no, quello che ti dichiaro no.
Ma quello che magari c'ho intimo dentro di me o ancora non definito non lo posso sapere. Ok. E se il tuo sogno ti costringesse ad allontanarti da quelli che sono magari i tuoi affetti, o magari la tua famiglia, i tuoi capisaldi, saresti effettivamente disposto a farlo? Perché tante volte per realizzare un sogno ci si deve allontanare o ti allontano.
Sì, ma il sogno non è prendere quella cosa lì. Il sogno è ottenere quella cosa conservando integra la propria serenità. Perché se io desiderassi di avere 45 miliardi di dollari per fare un sogno che non è un sogno ma è un obiettivo terreno, se io avessi il sogno di vivere a Hollywood nella villa più sparzosa e godermi quello che ne deriva, non posso sognare quello e non contemplare quello che c'è di mezzo.
Cioè il mio sogno è realizzarmi e avere magari una vita serena oppure avere quell'obiettivo, sai, voglio riuscire a calcare il palcoscenico di Hollywood perché ho il sogno di diventare la star più riconosciuta ma per come sono fatto io non contratterei mai un sogno, per quanto grande, con la perdita dei valori, con il sacrificio. Tu dirai, eh, nel tuo marketing hai dovuto fare dei sacrifici, no? Ci sono degli amici che hai perso per strada. Hai dovuto rinunciare a fare delle cose per farne altre.
Sì, avevo il sogno di arrivare a raggiungere ciò che volevo facendo quello che mi dava più serenità e che distribuiva serenità attorno. Altrimenti è facile dire, ho il grande sogno, voglio essere il numero uno. E se poi diventi il numero uno, ma nel frattempo hai calpestato, sì, avevi un sogno malato.
Perché, per come la vedo io, il sogno non è una cosa, è un universo, è il raggiungimento di una cosa contemplando il cammino che c'è. Quindi, io sogno di avere quella cosa, ma sogno di fare un cammino che mi renda felice e soddisfatto. Perché altrimenti c'è la scorciatoia.
Se voglio comprarmi la casa a Miami, mi faccio amico dei delinquenti, cominciamo a fare delle rapine, raggiungo il sogno di essere plurimiliardario, ma non ho seminato serenità per me stesso. Quindi, come dice Danira, se lo sogni, se puoi sognarlo, puoi farlo. Quindi, se puoi sognarlo, puoi creare tutte le condizioni per riuscire a realizzare il tuo sogno.
Ma il mio sogno contempla tutta la strada che si avvicina all'obiettivo. Non pensi che ci sia un prezzo da pagare per quel sogno? Sì, indubbiamente. Oggi hai fatto tu un bellissimo post.
Parlavi di libertà, di poter scegliere come essere, cosa fare, cosa prendere di buono, cosa scartare. Hai fatto un bellissimo post. Sacrificare delle cose per realizzare i propri sogni, sì.
Io sogno di sacrificare le cose giuste per realizzare il mio sogno. Cioè, sono disposto a modificarlo il mio sogno se mi fa stare male il raggiungimento del sogno. Ho imparato che non vale la pena lavorare tutta la vita per sognare di andare in pensione.
Cioè, pensaci, no? Poco sicuro. Io ti rapporto il sogno, diciamo, alla vita terrena. Un signore che sogna di girare il mondo col camper, che non vede l'ora di andare in pensione.
Il mio più grande sogno è quello di affrancarmi per... Quindi tu stai accettando una cosa dura per realizzare un sogno. No. Io ho deciso che nella mia vita voglio realizzare un sogno vivendo una strada costellata di sogni.
Non so, forse sembro un po' populista nel dire questa cosa, però al sogno ci devi arrivare, ma devi dormire sereno. Quindi il fine giustifica i mezzi, sì, ma anche... Ma, non lo so, forse sì. Non bisogna mai calpestare nessuno, non bisogna mai fare del male a nessuno.
E io, per esempio, voglio chiederti, no? Quando tu vedi i sogni, quando tu senti le dichiarazioni dei sogni degli altri, perché ti capiterà di sentire qualcuno che dice il mio sogno è... Pensi che sognano in grande, che sognano in piccolo, che è solo una dichiarazione sterile. La verità? Nel 98% dei casi è una dichiarazione all'aria. È una dichiarazione che tu fai come se stessi dicendo... Quest'estate vado in vacanza, con lo stesso peso.
Mi capita fin troppo spesso questa cosa. E la gente non è abituata a sognare in grande. Per paura, forse.
Ma io sono la prima, io sono la prima, te lo dico, che prima di iniziare anche questa attività, io non ero abituata a sognare in grande. E forse tuttora non sogno abbastanza in grande. Forse perché non sono mai stata una dalle grandissime pretese, a parte vincere l'Oscar, però... Va bene.
Quindi a volte c'è proprio un'incapacità di sognare in grande, ma non per un demerito, non so come spiegartela questa cosa, ma perché forse non ci siamo proprio abituati ad immaginare qualcosa di più grande che possiamo visualizzare. Perché c'è un grande inganno. Tutti diciamo che abbiamo un sogno, ma è sbagliato, perché quelli che noi enunciamo sono obiettivi, traguardi.
Perché la vita non può finire quando tu raggiungi il sogno. Ho il sogno di vincere l'Oscar. Ok, vincerai l'Oscar.
Hai realizzato il tuo sogno. Hai realizzato una tua grande ambizione. Hai realizzato un tuo grande obiettivo.
Ma il sogno probabilmente era sentirti così come ti sentirai quando ti daranno l'Oscar, sentirti così come ti sentirai quando gli altri ti guarderanno e cercheranno ispirazione. La settimana scorsa eravamo a Lugano. Tra noi, con alcune cose, abbiamo fatto un gioco di scrivere i sogni.
Io ho scritto il mio sogno e ho scritto fare ciò che voglio con le persone che voglio. Perché non me lo sono sentita di scrivere. Anche se lì ti invitano, sai, scrivilo.
Perché se tu scrivi, voglio la macchina rosa con la statuetta sopra, ti invitano a concretizzare il tuo sogno per renderlo più tattile. No, la mia idea invece è che il mio sogno è quello di fare quello che voglio. Persino di smettere di sognare, ma di stare sereno.
Cioè, è proprio un paradosso. Il sogno non è un traguardo da tagliare perché poi te ne crei un altro. Il sogno è quello di avere la forza di realizzare, per esempio, tutti i tuoi obiettivi.
Ho il sogno di realizzare tutti gli obiettivi che mi pongo. Cioè, guarda che fortissima è questa cosa. Qual è il tuo sogno vero? È quello di non avere problemi economici, problemi di spazio, di tempo, di legami, di catene, per poter realizzare tutti gli obiettivi che mi porrò.
Così sarò anche libero, magari, di comprarmi una macchina, un titolo di studio, se uno vuole pensare in maniera furba. Quindi non si può imprigionare. Lo vedi quando facciamo questi temi, queste argomentazioni che sono poco tattili e concrete? Anche l'ascolto come muta.
Perché se noi in questa conversazione avessimo parlato, Maira, tu, com'è la casa dei tuoi sogni? Tu mi diresti, me la immagino, con quel cammino fatto così, parleremo di cose concrete, si accende l'entusiasmo delle persone. Poi, hanno la casa, il successo, la serietà finanziaria e sono tristi. Perché non è il sogno, per quanto grande che sia, viene vissuto come un treguardo.
Che quando tu lo prendi, poi dici, minchia, adesso devo sognare una cosa più grande. E quindi cosa ci può essere di più grande di sogno? Di avere la forza economica, la salute, la forza di realizzare tutti gli obiettivi che voglio. Mi piace moltissimo questa osservazione.
Il sogno di poter realizzare tutto quello che vorrò realizzare. Anche la libertà di scegliere cosa voglio realizzare. Di crearmi il sogno, ora a me, di andare a pesca di luci su un lago.
Non mi interessa perché non ho la voglia, non ho la passione. Ma se tra un anno dovessi incontrare un gruppo di amici, una persona che mi stilla una nuova passione. Io oggi voglio dire, voglio essere libero, semmai mi dovesse sorgere la passione di scalare l'Everest.
Di andarci senza alcun tipo di problema. Quindi il sogno è una richiesta di autostrada libera per realizzare ogni traguardo, obiettivo, ambizione. Guarda, questa è una cosa che ho detto qualche giorno fa, tra l'altro parlando.
Vorrei avere proprio quella libertà di poter dire sì ogni volta che mi va di fare qualcosa. Quella libertà di non dover stare a pensare se mi va di... Ok, oggi per esempio ho detto a Roberto Madò, mi piacerebbe farla una crociera, perché noi l'abbiamo fatta tanti anni fa. Mi piacerebbe tanto farla, però è chiaro che magari devi vedere se l'economia permette, se hai altre spese.
Invece sarebbe proprio bello, ovviamente stiamo sempre rimanendo su un discorso materiale. Ho l'esempio materiale per dire che vorresti avere quella libertà di poter dire sì. Questa è pure la libertà di tutti i stati.
Io voglio stare a casa. Semplicemente voglio stare a casa, non voglio andare a lavorare. Qual è il tuo sogno? Il mio sogno è stare a casa con i miei figli e restituire ai miei genitori quello che mi hanno dato negli anni.
Sono dei traguardi, degli obiettivi, dei goals, sono delle promesse che tu fai a te stesso che andrai a raggiungerlo. Ma non può essere quello il sogno. No, il sogno è la libertà di scegliere, la libertà di poter scegliere cosa fare, cosa non fare.
E gestire tutto quello che vuoi nel momento in cui lo vuoi fare. Forse lo faccio la settimana prossima, forse lo faccio tra un anno. Ora mi va di fare una cosa? Mi va di chiudere tutto, mettermi a scrivere un libro? Lo voglio fare adesso perché so che sono mentalmente libera di pensare che posso farlo.
Senza dire però se mi fermo come faccio. Invece è proprio quel senso di libertà che io desidero più di qualsiasi altra cosa. Quella libertà che non ti crea lo stress di qualsiasi altro pensiero fondamentale.
Questa cosa ti mette in moto se tu non dimentichi mai e persegui i tuoi obiettivi. Perché non si può sognare di essere una persona serena, ricca, di ogni valore o senza il problema soldi. Non lo puoi desiderare se non sei ferreo e autodisciplinato sul raggiungere il tuo obiettivo.
I grandi obiettivi li chiamano sogni. Quando poi lo raggiungi si sgretola dal desiderio di sognare. Se io andassi per la strada a chiedere ad una persona quanto ti piacerebbe guadagnare, il mio sogno è guadagnare 10.000 euro al mese.
Ti garantisco che quando poi 10.000 euro al mese accade tu dici, ma quanto ho sognato in piccolo. E mentre tu sogni di vincere l'Oscar, centinaia di persone prima di te hanno vinto questo Oscar. E molti sono rimasti cadaveri freddi in una vasca, si sono tolti la vita, sono sprofondati nella depressione, nella tristezza, eppure avevano raggiunto quello che tu chiami sogno.
Quindi sei d'accordo che il sogno è stare in salute, bene, sereni e avere la facoltà di fare quello che vuoi. Se tu avrai lo strumento per andare ad ascoltarti il discorso in inglese che ho fatto io l'anno scorso sul palco a Barcellona, Freedom è la libertà di fare qualcosa o non fare niente. Fare qualcosa o non fare niente.
Esattamente. Senti, che cos'è che ti è mai accaduto di avere un sogno e poi di smontarlo e di metterlo via e di dire tanto non lo raggiungerò mai? Hai creato, hai montato il tuo sogno e poi l'hai smontato per montarne un altro? È quello di vincere l'Oscar. Guarda che io ci credo.
A parte gli scherzi, sì. Quando avevo iniziato a studiare recitazione, sono andata a Roma, ho fatto la scuola, ho trovato l'agenzia, ho iniziato a fare i provini e poi ho dovuto smontarlo perché ho iniziato a montare una famiglia. Ho dovuto fare una scelta, più che altro, perché non mi andava l'idea di essere una mamma a mezzo servizio.
Quindi ho dovuto fare un calcolo delle priorità, più che altro una valutazione delle mie priorità. Perché purtroppo quello è un mondo, soprattutto all'inizio quando ancora non sei nessuno, dove ti devi dare tanto. Devi dipenderti molto.
Perché a me mi chiamavano il giorno prima, io abitavo a Roma, mi dicevano la sera prima, domani mattina devi essere a Milano, domani mattina devi essere a Napoli. E io con una bambina piccola andavo in difficoltà, poi lavoravo anche, avevo il mio lavoro, però andavo molto in difficoltà. Quindi ho dovuto a un certo punto, perché ci ho provato per un po', ma ho dovuto ridimensionare questo sogno e magari dire, sai, ok, se voglio lavorare continuo a farlo in piccolo, rinuncio al discorso cinema, rinuncio al discorso tv, magari farò qualcosa nei piccoli teatri a livello amatoriale, pur di rimanere in contatto con quella che era la priorità del momento, che era appunto la mia famiglia.
Quindi assolutamente sì. E non ti va di sognare una condizione futura che ti permetta in tutta serenità di riprendere in mano il desiderio di calcare i palcoscenici, di essere un'attrice riconosciuta. Lo senti che ce l'hai lì davanti la possibilità di sognare, che si creino le condizioni, perché tu ritorni a quel bivio dove ti sei trovata e cammini sapendo che stai camminando entrambe le strade.
Tu pensa, quando i tuoi figli saranno grandi, quando avrai qualunque tipo di serenità che ti permetterà di andare da Roma a Milano in mezz'ora ogni giorno e potrai rifrequentare. Ti rendi conto che quegli obiettivi che abbiamo dovuto accantonare perché abbiamo dovuto fare una scelta, non li avremmo accantonati se avessimo avuto delle condizioni migliori? Quindi sognare di realizzare i sogni che ci si sono spenti, che poi sono gli obiettivi che non abbiamo raggiunto. Allora, io non ho mai rinunciato completamente, no? Cioè nel senso che mi sono sempre... Scusami, Clelia, ti rispondiamo tra un attimo, ti diciamo il nostro punto di vista.
Allora, io non ho mai rinunciato completamente ad un sogno, nel senso che anche questo qui della recitazione, eccetera, è in quel cassetto, ma il cassetto è socchiuso. Io mi sono sempre detta che prima o poi tornerò a recitare, perché è una cosa che mi rende troppo felice fare. È stato il periodo più bello della mia vita quello, e mi sono divertita come una matta.
Quindi, essendo stato un periodo per me molto felice, è chiaro che mi piacerebbe riprenderlo, anche perché fondamentalmente è un sogno che non ha scadenza, perché si può riprendere. Anche partendo, come ti dicevo io, anche dalla compagnia di paese, la compagnia amatoriale, che magari va in tour, magari ti viene voglia di ritornare a studiare, di rifrequentare una scuola di recitazione, a me piaceva fare anche tantissimo doppiaggio, io ho fatto anche doppiaggio, quindi, sai, quell'ambiente lì a me è rimasto proprio nel cuore, quindi io quel cassetto in realtà non l'ho mai chiuso, io non l'ho mai lasciato. E ho sempre detto, nel momento in cui avrò la serenità di poterlo fare, tornerò a farlo, assolutamente.
Come, per esempio, è un mio obiettivo quello di ritornare a scrivere, anche perché la mia mente è in continuo movimento sulle idee di scrittura. Quello veramente è un cassetto che non si è mai proprio chiuso. No, assolutamente.
È veramente Zeppo che non si chiude. Senti, Clelia ci chiede, a volte i propri sogni sono condizionati da ciò che ti circonda? Cioè, può accadere che una persona ridimensioni il proprio sogno perché attorno ti fanno passare la voglia di sognare? No, per me non è contemplabile questa opzione. Cioè, nel senso, sono io tutt'al più che posso decidere, per la mia serenità, così come ho fatto per il discorso della recitazione, di ridimensionare il mio sogno, metterlo momentaneamente da parte, perché mi fa stare più serena, magari rivalutarlo, ridimensionarlo, metterlo da parte.
Ma mai un fattore Zeppo può condizionare quella che è la decisione. Nel senso, mio marito, se mi avesse detto, no, tu non devi recitare, io l'avrei mandato, sai dove? Oppure, quando ho iniziato, per esempio, a fare questa attività, io ne ho sentite di critiche, mi sono sentita dire che era imbarazzante quello che facevo, manco se, non lo so, mi mostrassi nuda, in giro, per tutto. Però, se mi fossi lasciata condizionare da quello che gli altri si aspettano da me, o come quando me ne sono andata a Roma, da un giorno all'altro, a vivere, era di giovedì, ho detto a mia madre, mamma, sabato parto, vado a Roma, ah, quando torni, no, veramente mi trasferisco? Cioè, se io avessi dato conto a mia madre che diceva ma perché, e mio padre che non mi ha rivolto la parola perché pensava che stessi scappando di casa, io non sarei mai andata a Roma, non avrei frequentato la scuola di recitazione, non avrei conosciuto mio marito, non avrei fatto tutte quelle esperienze che poi ho fatto.
Sai che cosa mi hai fatto pensare raccontando questa cosa? Che se un sogno che magari non riesci a realizzare, ad acchiappare, sta lì, è bruciante, ma ti fa stare male, probabilmente non è il sogno giusto, perché io penso che il sogno sia una umana carezza che sta sempre lì a dirti, guarda che la vita è una cosa meravigliosa perché può accadere una cosa meravigliosa. Se invece le persone dichiarano di avere un sogno e vanno in frustrazione perché non lo realizzano, vuol dire che quel sogno non gli ha migliorato la vita. Avere un sogno, o meglio, avere un obiettivo grande, seppur non raggiungibile, non può causarti sofferenza.
Aspetta però, aspetta, perché io metto anche in preventivo il fatto che il raggiungimento, cioè il percorso che mi porterà al raggiungimento di quel sogno potrebbe portarmi in sofferenza. Cioè io lo metto in preventivo perché ci sarà forse da fare. Il percorso sì, ma una persona che si rassegna e si ritira vita rassegnata e dice perché mi ha fatto troppo male, io avrei voluto fare l'attrice ma non mi è mai stato possibile, questa cosa mi ha fatto stare male e sono andata in depressione perché io mai e poi mai era un sogno troppo grande.
Maledetta a me che ho avuto quel sogno. Se la metti in questi termini, il sogno non è amico. Quindi vuol dire che tu non hai, non ti sei creato un obiettivo che ti basta pensarlo per stare bene.
Perché a volte il sogno, l'obiettivo è come se fosse un trampolino di salvataggio perché magari potrai arrivare a 90 anni ma avrai intatto ancora l'energia, la voglia, la vision che avevi quando sognavi di diventare Miss Italia. Cioè se hai un sogno e non riesci a raggiungerlo e ti autoconvinci che non riuscirai a raggiungerlo, ti peggiora la vita. Non è un sogno carezzevole, è un sogno messo lì perché arti frustrazione.
Guarda, stai toccando un tasto un po' particolare perché conosco una persona a me molto vicina, non mio marito, una persona a me molto vicina che aveva un sogno, aveva un grandissimo desiderio, non è riuscito a realizzarlo tanti anni fa, ancora oggi, dopo più o meno 15 anni, ancora ne parla, ancora rimpiange e non riesce secondo me, a mio avviso, a ricostruirsi la sua vita, la sua esistenza, perché è ancora troppo legato a quel fallimento. Perché non riesce proprio a mollarlo. E quindi, no, io mi dico sempre, se non era quella, se non sei riuscito ad ottenere quel risultato, a raggiungere quell'obiettivo, a realizzare quel sogno, cioè, ok, non era forse la strada giusta, perché a volte ci vuole anche un pizzico di fortuna in alcune cose, o magari la costanza e la perseveranza nel fare, però a volte le possibilità, soprattutto quando non dipendono da te e determinate cose, tu poi a un certo punto non puoi farci più nulla.
Però devi anche avere la capacità e la forza di mollarlo quel sogno. Assolutamente, assolutamente. Devi avere la capacità di non farti portare giù da non aver realizzato quell'obiettivo, perché altrimenti è nemico.
È come quando ti mettono il bastone con la carota lì, che matematicamente sai che non la prendi. Quello è un sogno che magari ti sei fatto instillare, che magari hai creato tu. È matematico che tu debba starci male perché è irraggiungibile.
Però non irraggiungibile, perché se il bastone sta con la carota, non c'è verso che tu lo vada a raggiungere, sei messo distante da te, a meno che non accetti di lasciarti accarezzare da quell'impossibilità di raggiungere quella cosa e magari puoi modificare il tuo obiettivo e spendere una vita nel cercare magari una soluzione per tutti coloro che magari si trovano lì e non poter raggiungere la carota o il bastone che sta a lungo. È un discorso contorto tipico mio di quello che smonta in maniera irrazionale i ragionamenti. Il fatto di pensare a ciò che si è perso e portarselo dietro con quel rimorso, quel rimpianto di non averlo raggiunto, e non riesce ad andare avanti.
Quello sì, ma perché avevi dato il nome sogno ad una singola cosa? Invece il sogno reale è quello di sogno di non trovarmi mai nella condizione di rimpiangere per qualcosa che non ho raggiunto. Sogno, semmai dovessi avere un obiettivo, di non raggiungerlo. Sogno di avere altri stimoli.
Sogno di avere un'altra cosa per cui addormentarmi alla fine sereno. Il vero sogno è quello di avere la possibilità di fare o non fare. Ecco perché non si può scrivere un sogno.
Ecco perché io vado sempre generico. Io voglio fare ciò che voglio con le persone che voglio. E penso che abbracci veramente tutto per come la vedo io questa cosa.
Senti Mario, ultima domanda. Sì, poi chiudiamo. Sogno di accompagnare mio figlio a lezione di batteria.
Ecco, a che ora? Alle 19. Secondo te è giusto dare una data di scadenza ad un sogno? Quanto tempo sei disposto ad aspettare per realizzare quel sogno? Perché si rischia di doverci passare una vita a realizzare un sogno. Secondo te è giusto spendere una vita per arrivare a realizzare un sogno? No, no.
Perché la ragione, la base di ogni obiettivo, di ogni sogno che hai è lo stato d'animo che ti da quella cosa. Quindi le persone non vogliono la macchina, le persone non vogliono l'Oscar. Le persone non vogliono quella fidanzata o quel fidanzato.
Le persone vogliono lo stato d'animo che ti dà aver raggiunto l'obiettivo, incontrare gli occhi della persona che magari ami. E quindi non è il caso di darsi un termine, perché sarebbe come banalizzare. A meno che tu non dica, ho l'obiettivo di laurearmi entro il prossimo marzo.
Non è un sogno. Seppur per molti ragazzi il mio sogno è il laureare. No, è un obiettivo.
Il sogno non ha una scadenza, perché il sogno è quello che ti deve tenere attaccato alla vita e farti amare la vita fino a quando si spegne. Perché non penso che Walt Disney sia morto avendo realizzato tutti i suoi sogni. Anzi, se n'è andato con una marea di sogni trasmessi, di sogni contagianti.
Potrò sembrare populista, finto, ma il mio sogno è veramente che le persone sognino di fare quello che vogliono, con chi voglio. Cioè, totalizzante. Non è un non voglio più la guerra, amore, peace, love.
No, non è questo. È proprio totalizzante. Non può essere il sogno una cosa concreta.
Non può essere il sogno una persona. Il sogno è totalizzante. Quindi quando io vado a dormire, non dico che ho il sogno di avere una pay line che mi fattura molto e quindi diventare il più grande networker.
No, il mio sogno è proprio quello di avere talmente tanta abbondanza da essercene per tutti, in tema di valori, di denaro, di salute. Io ti ringrazio per questa sfida, soprattutto per le domande e approfondimenti che tu hai rivolto a me. Avrei voluto fartene di più, ma magari nella prossima puntata sarò io a farti qualche domanda un po' più penetrante.
Però mi è piaciuto moltissimo perché è come se avessi parlato da solo. Io ho parlato da te, grazie a Clelia che ci stava guardando, non so quella nicchia che è rimasta, però grazie a te che mi hai portato a parlare ad altavoce. Mi piace moltissimo.
E io sono sempre disposta ad ascoltarti, lo sai. Mi piace farti parlare. Prima perché ho delle energie, e secondo perché ascolto.
Sì, è vero. E te ne accorgi quando parlo con me perché non so neanche dove guardare. Cioè cerco di acchiappare quello che esce.
Clelia dice, bellissima diretta, ha toccato un argomento. La vita vive, questo. La vita è un sogno o un sogno è la vita? Quella è la cosa che dice Marco.
Maira, ti ringrazio. Io auguro veramente a tutti, come dice il titolo, di avere una realtà fatta di sogni. Da tenere dentro e da realizzare.
Anche da non realizzare. L'importante è averli, perché io mi sono resa conto che uno dei periodi più brutti della mia vita è stato quando per un po' ho avuto il cassetto completamente chiuso. Faccio un'autocitazione per chiudere.
Quando eravamo a Dublino con Alessia e ci hanno consegnato un premio, bla bla bla, non lo sapevamo, non eravamo preparati, non ce l'aspettavamo. Ho dovuto fare il ringraziamento in inglese. La prima cosa che mi è venuta è keep dreaming.
Ho detto alle persone, continuate a sognare. Cioè, dice tutto. Continuate a sognare, non conta.
Continuate a sognare, perché finché tu sogni, ti dà una carezza. Nella mia immagine di profilo c'è scritto Never Stop Dreaming. È vero, è vero.
E quindi stiamo parlando. Grazie a te, grazie. Grazie a te.
Grazie, ti piace vedere poi il tatuaggio di Dada, eh? Grazie a te, grazie a chi ci ha seguito, a chi ci rivedrà in registrata. Abbiamo chiacchierato tra noi, grazie di essere entrati nel nostro salotto per la conversazione. Ciao.