Mario Antonelli

You Leader BOOKS - Puntata 03 - Unforgettable

venerdì 3 marzo 2023 · ore 06:55

Di cosa si parla

Quanto influiscono i ricordi sulla tua vita? Una foto impolverata, l’odore di casa della nonna o un caffellatte possono riportarti a emozioni lontane. E magari gli gnocchi li mangi solo se sono fatti in casa, perché quelli della nonna restano il tuo riferimento. Ti racconto la paura, da bambino, di una lettera di licenziamento per mio padre e come quel ricordo mi abbia spinto a dare voce ai lavoratori. Parliamo di ciò che ti resta dentro e di come continua a orientare le tue scelte.

Fa parte del tema Filosofia pratica: tutti gli articoli e le puntate

You Leader BOOKS - Puntata 03 "Unforgettable" #youleader #youleaderbooks
Trascrizione della puntata
------------------------------------------------ Buonasera. Buonasera, bentrovata. Buon giovedì. A te. Anche a te e a tutti quelli che decideranno di seguirci questo pomeriggio. A te e a quelli come te. E a tutta la razza tua. Buon pomeriggio, benvenuti. Non so se prenderla come una cosa brutta. No, però la razza mia è una bella razza. Appunto per quello. Siamo tutti la punta dell'iceberg di una razza. Di una razza. Buonasera Cinzia. Buonasera Cinzia. Ciao Cinzia. Buonasera a voi e alle razze vostre. Molto bene. È già giovedì eh? Mamma mia davvero. Mi sembra ieri che era mercoledì. Pazzesco. Pazzesco, incredibile. Ho paura che venerdì, vabbè. Allora, dimmi tutto. Io lo confesso, conosco l'argomento di cui dobbiamo parlare ma sono all'oscuro totalmente di quello che hai preparato, di come vuoi lanciare l'argomento. Vai, sono nelle tue mani. Allora, allora, stasera parliamo di un argomento secondo me meraviglioso. Vabbè, diciamo che siamo bravi un po' a cercare argomenti belli tutto sommato. Credo che non ci saranno mai argomenti brutti perché non parleremo mai di politica, non parleremo mai di calcio, quindi di cronaca nera non parleremo mai. Di conseguenza ogni argomento che tireremo fuori a You Leader Books sarà sempre un bel argomento. Anche perché in linea di massima quando si parla di libri, di letteratura, qualcosa di buono fuori esce sempre. Quindi è inevitabile. L'argomento di stasera era scritto anche appunto è Unforgettable, come cita una bellissima canzone anche. Quindi parliamo di ricordi, di tutto ciò che è indimenticabile per noi e per la nostra vita. Siamo pieni di ricordi, ricordi magari dell'infanzia, anche un pochettino più recenti. In letteratura il ricordo, i ricordi sono la fonte primaria di, diciamo, il pozzo da cui ogni scrittore va ad attingere. Anche quando non parla in primis di una sua esperienza, non parla in prima persona. Perché nella costruzione di un personaggio inevitabilmente qualcosa, qualcosa tiriamo fuori da dentro di noi, anche quello che pensiamo che non ci appartenga. Quindi i ricordi sono il pozzo da cui appunto attingiamo. Sono una cosa che nessuno potrà rubarci, togliere. Nessuno ti può sottrare un ricordo, ti potranno togliere un braccio, rubare dei monili in oro, ti potranno rubare il fidanzato, la fidanzata, rubarti in casa. I ricordi non ti... Un ricordo è per sempre. C'è poco da dire. A meno che non ti viene l'Alzheimer, poi non ci puoi fare niente. O magari un colpo in testa, ma ti priva della consapevolezza, della coscienza e dunque dei ricordi. Esatto. Quindi è una cosa che viaggia proprio strettamente col concetto di vita. Mi piace moltissimo. Vai, vai, prosegui. Ciao, Jessica. Allora, io ho trovato una citazione, però non tratta da un libro in realtà, perché ho preferito prendere questa citazione che è di un blogger in realtà, perché probabilmente alcuni magari seguono non sapendo che sia scritto magari da questo blogger qua. È un sito di aforismi e ho trovato questa sua frase. Si chiama Fabrizio Caramagna, lui, e ha scritto questa frase. Vieni che ti faccio vedere come si crea una tempesta passando la mano sopra ti che fotografie impolverate. L'ho trovata molto, molto bella questa frase, anche molto visiva, anche emozionale. Come si possa creare veramente una tempesta a livello proprio emotivo, semplicemente riprendendo anche una sola vecchia fotografia. Perché andiamo a ripescare magari i tre ricordi più cari che abbiamo, belli o brutti. Ci sono ricordi che ci portano tanta nostalgia, ricordi che ci fanno sorridere, ricordi che ci provocano anche tristezza. I ricordi sono proprio un ricettacolo di emozioni. Non ti sento Mario. Dicevo, hai già fatto una cosa importante, hai linkato una cosa che ho sempre pensato essere astratta, perché ricordo è una cosa astratta, però l'hai legata, l'hai linkata agli oggetti, in questo caso una foto impolverata. Però se ci pensi, poi magari ne parleremo più avanti. Ci sono delle cose che scatenano la tempesta dei ricordi nella nostra testa e spesso sono oggetti. Il ricordo può essere scatenato da qualsiasi cosa, da un oggetto, da un odore, da un colore, da qualsiasi cosa che abbia a che fare con uno dei nostri cinque sensi o sei, a seconda di come si vogliano vedere le cose. Quindi qualsiasi cosa può essere portatore sano di un'emozione derivante da un ricordo, perché la maggior parte delle volte la nostra mente collega il ricordo ad una sensazione che abbiamo provato e collega il ricordo a un'emozione. Tant'è vero che a volte è anche difficile distinguere cosa sia ricordo, cosa sia l'emozione, quale dei due sia più forte. E ci influenza poi per tutta la vita questa cosa qui, positivo o negativo che sia. Ti voglio raccontare un aneddoto. Io per un po' di tempo, tanti anni fa, ho avuto un cane, un cane che mi ha fatto letteralmente impazzire. Non siamo riusciti mai ad adomesticarlo, mai a fargli capire. Cioè mi ha fatto tanti danni, mi ha fatto impazzire in tutti i sensi. Mi ha riempito casa di cacca di pipì tutti i santi giorni. Quell'odore che io sentivo della sua urina ogni giorno, ogni mattina, quando io mi alzavo, mi è rimasto nel naso per tanto tempo. Un giorno stavo parlando con mia madre al telefono, ero per strada. Il cane ormai non ce l'avevo più già da un po' perché fortunatamente sono riuscita a farlo adottare ad un mio caro amico che ha un agriturismo, perché non era un cane che potesse stare in appartamento perché era anche grande. L'avevano spacciato per piccolo quando l'avevamo preso, invece era diventato di 30 chili e quindi abbiamo, avendo il bambino molto piccolo, abbiamo pensato bene comunque di farlo adottare ad un amico che aveva un agriturismo, una tenuta immensa e decisamente molto più felice così. E quindi non avevo più il cane. Parlavo con mia madre mentre ero per strada. A un certo punto, io non sapevo perché l'ho collegato dopo, mi sono innervosita. Ho iniziato proprio a sentire l'ansia, il nervosismo, cioè ho proprio cambiato umore. Dopo mi sono resa conto che mi ero fermata vicino ad un albero dove c'era il sole che stava picchiando sulla pipì di un cane. Quindi quell'odore mi aveva scatenato tutte quelle emozioni negative che io avevo vissuto quando ho avuto il cane dentro casa. Ecco perché poi ho preso quattro gatti. Quindi per dire la potenza che può avere un ricordo legato ad un'emozione. È fuori di dubbio questa cosa. Sto pensando ad un documentario che ho visto su Netflix di recente, proprio sul funzionamento del nostro cervello, cosa del genere. Le emozioni, quelle violente, lasciano una specie di impronta indelebile, una cicatrice, proprio una memorizzazione importante. Infatti, se tu ci pensi, ognuno di noi ricorda i momenti più scioccanti della propria vita. Quelli non li puoi dimenticare. Sono ricordi, magari non appartengono alla specie dei ricordi che metti volentieri in un cassetto ogni tanto riapri per guardarli, però ti rimangono tatuati perché sono state un'emozione forte. Le emozioni ricordo quando facevo il giornalista, un giorno trovarono un cadavere in mare decomposto da tantissimo tempo e quel cattivo odore, mi trovai lì per documentare il fatto di cronaca, quel cattivo odore mi ha modificato, non soltanto mi ha lasciato il ricordo proprio netto di quella circostanza, ma mi ha proprio modificato la percezione degli odori che ho. Quindi, una emozione violenta che rimasta un ricordo indelebile che ha condizionato una mia percezione proprio fisiologica. Per cui, nel bene e nel male, io penso che andare a caccia di emozioni belle debba essere una specie di passatempo quotidiano. Poi magari parliamo proprio di questo, però dovremmo essere cacciatori di ricordi belli perché vuol dire che stiamo vivendo emozioni violente. Però, il discorso del sole che batte sulla pipì del cane, ti richiama anche in maniera incosciente un momento. Ti giuro io non me lo spiegavo perché mi aumentarono i battiti, iniziai a sentirmi proprio arrabbiata e io stavo solo parlando con quella poverina e fui costretta a chiudere. Poi ho capito fortunatamente e l'ho metabolizzata. Senti, ti è mai successo quando eri ragazza, qualche volta il pomeriggio si andava a casa dei compagni di scuola per fare i compiti e tu entravi e ogni casa ha il suo odore. Cioè, hai mai pensato che ogni condominio ha il suo odore, ogni casa ha il suo odore caratteristico? Guarda, non tanto su un discorso degli amici, perché io a casa degli amici purtroppo, cioè non ci andavo mai perché i miei genitori non andavano, ma questa cosa mi succedeva a casa della mia nonna paterna. Quella casa aveva un odore secondo me particolarissimo che mi è rimasto proprio impresso. In particolar modo c'era lo stanzino dove la nonna aveva la dispensa, dove aveva tutti i boccacci della salsa, che aveva proprio un odore particolare tra un po' magari, sai, quell'umido che si può creare, un po' gli odori dei cibi eccetera. Quando si apriva quella porta io sentivo quell'odore e mi riporta proprio indietro. Non lo sento più ormai quell'odore perché era proprio caratteristico di casa di mia nonna, però sì, ogni casa ha assolutamente il suo odore. Se ci fai caso poi ci sono ricordi, anche come può essere l'odore appunto di casa della nonna oppure l'odore di un qualcosa che preparava la nonna, la mamma eccetera, che influiscono tantissimo sulla nostra esistenza, che ci portano poi a vivere il resto della nostra vita in un determinato modo. Io ricordo di mia nonna con il detergente dei vetri, immagino, sì. Anche un odore di un detersivo usato pure per lavare gli indumenti, perché non usiamo tutti gli stessi magari, quindi uno in particolare ci può smuovere il ricordo, sbloccare il ricordo di quando eravamo piccoli. Io per esempio sono legata all'odore del caffè e latte che mi portava mia nonna a letto. Quell'odore che può sembrare un caffè e latte normale io l'ho ritrovato soltanto a casa sua, perché il latte cucinato da lei, preparato da lei aveva un sapore diverso, forse perché era il contenitore in cui lo faceva bollire. Non ti so dire Mario, però aveva un sapore e un odore completamente differenti, quindi comunque i ricordi influiscono tanto sulla nostra esistenza. Io per esempio non mangio mai gli gnocchi comprati al ristorante o comprati al supermercato, perché sono legata al ricordo degli gnocchi fatti in casa e quindi la mia esistenza va avanti non mangiando gli gnocchi, se non li faccio io, per dire una cosa banale, no? Quindi quanto influiscono i ricordi sulla nostra esistenza? Ti va di dirmi un ricordo legato ad un'emozione che influisce in particolar modo magari sulla tua vita o ha influito in particolar modo sulla tua vita? Sì, sì, ce ne sono tanti, però non so perché quando parlo di questa cosa mi viene subito istantaneamente da andare a questa cosa. Negli anni 80 ero un bambino, un ragazzino di dieci anni, quindi sono nato nel 70, quindi nell'80, 81, 82 avevo dieci, undici, dodici anni. Quello era il periodo, mio padre all'epoca era un impiegato in fabbrica alla Montedì, sono poi diventato Enichem eccetera eccetera, e quello era il periodo delle lotte sindacali perché dopo il boom dell'industria negli anni sessanta cominciavano ad essere gli esuberi, esserci problemi di inquilamento, problemi di carattere occupazionale e in quel periodo lì c'era il rischio concreto per molte famiglie che a casa arrivasse la cosiddetta lettera o di licenziamento di cassa integrazione. E nonostante i miei, sono sicuro, abbiano provato a schermare bene quel senso di frustrazione che avevano, perché l'ampante tu immagina poi all'epoca, no? In un anno in cui, in un periodo in cui la crisi occupazionale era una novità in Italia, sicuramente hanno vissuto quella cosa in maniera pesantissima e hanno, ne sono certo provato a a tutire il colpo in famiglia, non ce l'hanno mai parlato direttamente, però si percepiva questa cosa e ricordo distintamente che non si parlava di questa cosa, io me la tenevo dentro questa sensazione. Un bel giorno, durante una lezione, era la scuola media, prima o seconda media, io abitavo proprio, cioè la mia scuola era proprio nel palazzo di fronte a dove abitavo, sotto la scuola, che è uno dei corsi principali di Brindisi, passò la manifestazione sindacale con i fischietti, ricordo all'epoca CGL, Cisle Will, quello che era l'epoca, e io sento fortissimo, proprio come se fosse, sai una cosa che ti sale, sai quando ti trattieni dal piangere, è una sensazione soprattutto da bambini, da ragazzi abbiamo provato, non sai quando ci riproverava una scuola che tu senti, provi a soffocare, non vuoi vomitare quel pianto e ti sale. Io mi ricordo distintamente che mentre tutti si affacciavano alla finestra, perché era sicuramente una cosa non folclorica però particolare, io cominciai a piangere. E mi ricordo proprio distintamente, che puoi pensarci, non è nulla di grave, ma ricordo distintamente che la professoressa, e non mi ricordo chi, quale, forse la professoressa Vergine si chiamava, abitava nel mio stesso palazzo, mentre tutti erano alla finestra, lei venne da me. Quando ho fatto il giornalista ho chiuso la mia carriera da giornalista negli ultimi 4-5 anni occupandomi di cronaca sindacale, perché ho voluto restituire e dare voce e far uscire fuori quelle cose che le famiglie, molto spesso le nostre, anche quelle nostre prima di fare network, tengono nascoste, perché sai l'onore che va ai genitori quando cercano di non far venire fuori una problematica per far passare una bella infanzia ai propri figli. Ecco, io l'ho avuto fortissimo quel ricordo, ho cercato di restituirlo mettendomi al servizio di questi lavoratori e per anni, mentre conducevo la redazione, uscivo quando c'erano sciopri e altre, davo voce ai lavoratori. Questa cosa mi ha segnato tantissimo ed è un ricordo né bello né brutto, però ogni volta che io scendo da casa mia per guardare nella cassetta della posta, mi ricordo sempre quella sensazione che avevo quando uscivo e vedevo mio padre che buttava l'occhio nella cassetta della posta, perché prima non arrivavano le mail, prima non c'erano gli sms, prima arrivavano i telegrammi o le lettere e io avevo la paura di vedere nella cassettina della posta quel foglietto bianco che poi negli anni è diventato la mia paura per le bollette e invece i miei mi facevano trovare Topolino. Ogni mercoledì, giovedì, c'era dentro il numero di Topolino e ogni settimana cancellavo quella cosa. Quindi è un ricordo, forse molto particolare, però ho cercato di portarmelo appresso e di capitalizzare quella cosa che mi ha segnato per sempre. Ecco perché ci tengo tantissimo a liberare le persone o quantomeno a evitare che le persone si dannino per nascondere una frustrazione ai figli. Dobbiamo essere sereni tutti, genitori e figli. A questo servono i ricordi, se li facciamo truttare bene. Ma anche perché mi viene in mente un meccanismo, tra l'altro, della nostra mente. Quando siamo bambini, quando siamo ragazzini, quindi quando abbiamo un'innocenza che non ci permette anche di capire, non voglio dire la gravità, ma più che altro l'entità di una situazione, perché può essere più o meno grave, ok? Magari non è per niente grave, ma l'innocenza di un bambino può vederla in maniera ingigantita. Sono cose che ci segnano e spesso ce la portiamo dietro perché poi non ci viene spiegato in realtà, cioè ci rimane semplicemente quella percezione. Ti faccio un esempio. Mi è venuto in mente leggendo un libro che ho qua, tra l'altro, che è questo. Sto leggendo questo libro qua, I segreti della mente milionaria, un bellissimo libro, perché parla anche di come la percezione, magari, che abbiamo da ragazzini della ricchezza della famiglia, possa essere distorta anche soltanto da una frase che noi abbiamo sentito, perché magari è bastato che una volta un nostro genitore abbia detto non ci sono soldi per farci sentire estremamente poveri. Magari non era vero, eppure noi abbiamo immagazzinato, perché quell'emozione è stata talmente tanto forte in noi nel sentire non ci sono soldi magari per fare qualcosa che ci sarebbe piaciuto, che ci fa sentire quel senso di povertà che noi incameriamo come schema mentale. Quindi, veritieri o attendibili che siano, i nostri ricordi influenzano la nostra vita in maniera veramente molto pesante, perché, ecco sì, sono magari viziati dalla nostra mente. La mente è capace di fare tantissime cose, tra le quali appunto viziare la nostra percezione e i nostri ricordi e influenzare la nostra esistenza. Vediamo se c'è qualche messaggio, qualche ricordo. Non ti sento, Mario? Dicevo, anch'io lo stesso libro, stavo cercando di mettere in evidenza la copertina perché poi magari lo lanciamo quel libro che può servire. Allora, Cinzia dice, il profumo del sugo con la carne faceva mia madre. Se chiudo gli occhi lo risento ancora. L'odore della domenica mattina. Bravo. Era il tipico odore della domenica mattina quello. Ascoltami, l'odore e i suoni. Quando da ragazzotto magari dormivi un po' di più la domenica, no? Perché quando vai a scuola, sai, accumuli una stanchezza e poi magari recuperi la domenica, si dorme un po' di più se sei bambino, perché non vai nei campi a lavorare. Quel rumore che tu dal letto senti propagarsi per casa, tipico della domenica mattina. È una cosa indelebile, Elisa. Ma il ricordo dei sogni che ti rimangono così impressi e vanno a influire sulla vita. I sogni sono una cosa molto particolare. I sogni sono molto impressi quando ci svegliamo. Tu magari mentre ti lavi i denti, ti ripeti, ho sognato questa cosa, me la ripeto perché me la voglio ricordare e poi sfumano. I sogni sfumano. Però ce ne sono alcuni che ti danno proprio una botta di emozione violenta persino nel sogno e ti rimane impresso. E ti rimanono impressi. Ce ne sono due tre sogni fatti la notte nella mia vita che mi sono rimasti impressi. Buonasera nonna Tecno. Un ricordo bellissimo con mio padre di Cecinzia quando mi portava a vedere il Giro d'Italia di ciclismo e mi ha passato la passione per questo sport. Io, sapete, Sanremo con TV Solisi e canzoni e il Giro d'Italia, quando c'è il Giro d'Italia, eh mio padre mi prende la gazzetta dello sport perché è tradizione. E io, quando ho potuto, oppure quando posso, tutte le tappe del Giro d'Italia. Da giornalista era un mio sogno, seguire la caravana del Giro d'Italia. Quindi capisco queste cose. Leggi questa, Mayra. Odore del panificio che avevano i miei. Quando entro in un vecchio panificio risento l'odore del pane e mi sblocca il ricordo. Poi la corretto dopo. Mi sblocca il ritardo, è fantastico. Mi sblocca il ricordo, è vero. Poi credo che uno dei ricordi più facilmente sbloccabili è quello proprio dell'odore del pane. Credo che piaccia a tutti. Chiunque passi davanti a un panificio gli sblocca un ricordo per forza. Perché forse prima ancora di più rispetto ad adesso c'era quella cosa di andare a prendere il pane caldo appena sfornato. Io, per esempio, questa è una cosa che ricollego molto a quando andavo a trovare i miei zii in paese. Loro avevano il panificio alla terza, quindi parli del pane di la terza. Lui abitava proprio sopra un panificio. Ogni volta che noi andavamo a trovarlo lui andava a prendere questa pagnotta che era grossa così, che era ancora calda, e noi bambini ci buttavamo a mani basse sulla mollita che era ancora calda. Se era così, sei sicuro che era la terza? Comunque è una quinta, diciamo. Monica, lo stavo dicendo anch'io, ho sempre avuto paura della cassetta della posta. Si, Monica lo sa perché la racconto spesso questa cosa, poi anche trasportata qui nella mia vita familiare. È vero, ce l'hai raccontato tante volte. Quante volte ho sentito questa frase quando ero piccola, dice Monica, adesso non capisco a quale... Forse è risentita al non ci sono soldi, non possiamo perché non ci sono soldi. Sei stupitosa, centrato in pieno, i ricordi cosa suscitano? Ci suscitano. Sì, perché comunque sono proprio legati alle emozioni, di conseguenza si mette in moto tutto un meccanismo molto molto molto particolare. Poi un'altra osservazione in merito ai ricordi, no? Quanto influiscono anche sul nostro presente? Noi i ricordi noi li colleghiamo al passato. Il nostro passato influenza attivamente il nostro presente e il nostro presente diventerà il passato che vivremo domani. Ma facciamoci caso, cosa influenza di più il nostro presente? Un ricordo positivo o un ricordo negativo? Facciamoci caso a questa cosa perché è un po' sottovalutata questa cosa qua, no? Noi abbiamo la tendenza a portarci dietro il malessere di un ricordo per tanto tanto tanto tanto tempo, per una vita anche, perché non riusciamo proprio a sganciare quel senso di dolore che abbiamo provato magari in una determinata situazione e lasciamo che questa cosa influenzi tutta la nostra esistenza, no? Però la stessa cosa stranamente non succede con un ricordo positivo, perché il ricordo positivo bello entra a far parte del cassetto dei ricordi, la parola stessa è già bella, il ricordo, no? Quindi il riportare al cuore, se vogliamo, il ricordare e ridare al cuore quella sensazione. Quindi il ricordo, soprattutto quando positivo, però chissà perché dopo che l'abbiamo goduto, dopo che l'abbiamo, lo mettiamo in un cassetto. Difficilmente ce lo ricordiamo a meno che non vogliamo proprio andare a cercare. Infatti la chiave anche della nostra professione è proprio quella, no? Parlando magari di ricordi disagianti, qualcosa che magari non ci faceva sentire al nostro agio. Capitalizzare quel ricordo negativo, cioè non dimenticare mai come magari ti hanno fatto sentire. Quante volte lo diciamo, no? La frustrazione che ti nasceva dall'avere un'imposizione, da avere una gabbia. Non dovremmo mai ricordare, mai dimenticarlo questo pensiero, mai dimenticare come ci hanno fatto sentire e utilizzarlo come motore per evitare che accada ancora. Quindi, finché parliamo di un dolore forte per un lutto, per un accadimento, per un incidente, per una malattia, lì non puoi farci nulla. Anzi, puoi amare ancora di più la vita, ma quello è un dolore che rimane difficilmente capitalizzabile. Però invece quei dolori legati a scelte sbagliate che ti hanno portato in un posto dove non volevi o che ti hanno portato con persone che non meritavi, quei ricordi sono fondamentali se li sappiamo capovolgere e capitalizzare perché non ci accada più. Quindi ben vengano anche ricordi negativi. LM. Sì, però dovremmo imparare anche, nel frattempo mi sono fatta la doccia perché mi è praticamente scoppiata la bottiglia in faccia. Dicevo però che bisognerebbe cercare di elaborare quella sensazione, quel ricordo negativo in maniera tale che non influisca anche sul nostro futuro, perché è giusto avere un ricordo e ricordare quell'esperienza ma trarne un insegnamento da poter portare poi nel nostro futuro. Il problema è che nella maggior parte delle volte non è una cosa che facciamo. Tendiamo a farci ancora influenzare da quel passato, no? FB. Guarda, dice Monica, io avevo un ricordo negativo dei miei genitori. Ho sempre sofferto perché non sono mai venuti a vedere una mia gara di atletica, nemmeno una partita di pallavolo, e quindi ai miei figli non sono mai mancata. Ecco, questo è un ricordo ingombrante che uno porta appresso e che poi lavi, addolcisci e trasformi, evitando che accada ancora o quantomeno… LM. Lo schema che puoi seguire inconsciamente è un bivio. O replichi l'errore e l'esperienza che hai vissuto perché lo fai inconsciamente, perché non te ne rendi conto, perché sei vissuto in quella maniera e di conseguenza hai acquisito quello schema come l'unico possibile. Oppure, se te ne rendi conto, lavori su te stesso e fai in modo invece di fare esattamente il contrario. Quindi sta tutto a osservarsi. Anche l'osservazione, ecco perché dico il ricordo non dovrebbe influenzare il nostro futuro, dovremmo metabolizzarlo, capitalizzarlo da questo punto di vista dal lato umano e poi portarlo avanti nella maniera più produttiva e congeniale per la nostra esistenza. LM. E tu invece di unforgettable, di ricordi segnanti, se ne vuoi dire uno, qualcosa che proprio ti ha tatuato, qualcosa nel DNA? SB. Allora, di ricordi ce ne sono tantissimi ovviamente, però se io devo pensare… non ce ne è uno, più che altro sono le sensazioni legate a determinati attimi di vita vissuta. La maggior parte dei ricordi li leggo a mia nonna, con cui magari passavo un mese in estate, dalla quale andavo la domenica a pranzo. Quella millelire che mi nascondeva nella mano quando la salutavo, senza farla vedere a mamma e papà e agli altri fratelli perché io ero la preferita se vogliamo. Quindi quella millelire che mi lasciava nelle mani dicendomi sempre ho solo questo e per me non mi serviva nemmeno perché a me bastava quel gesto di quel passarmi, quella millelire come se fosse la cosa più bella del mondo. Poteva anche essere semplicemente la stretta di mano in sé, però era proprio il gesto di farmi sentire speciale che lei stava facendo in quel momento. Ricordo mia nonna, e questa è un'immagine che io ho descritto anche in uno dei miei racconti, mia nonna facciata al balcone di sera, lo faceva tutte le sere, appoggiata alla ringhiera con le mani così mentre faceva le sue preghiere per esempio. Questa è un'immagine che ho qua e lo faceva dopo che avevamo magari giocato a carte perché noi eravamo da sole, lei era separata quindi lei viveva da sola, io le facevo compagnia tutta l'estate, ogni sera giocavamo a carte, parlavamo, guardavamo telenovelas brasiliane, argentine su tutti i canali esistenti e poi la sera prima di andare a dormire, prima di chiudere le imposte di legno della finestra, lei si metteva con qualsiasi temperatura, non gliene fregava niente, si metteva lì al balcone appoggiata così con queste mani e raccontava qualcosa a quel suo dio che pregava ogni sera e questa è un'immagine di lei che mi è rimasta qua ed è uno dei ricordi più teneri e più belli, muti, ricordo muto perché è solo un'immagine in realtà della nonna, è per uno dei ricordi più cari che ho. Hai raccontato anche nella tua lettera a babbo natale al nome di Monica. Mi vengono i brividi ogni volta. Noi eravamo e siamo quattro sorelle una diversa dall'altra, ma ho sempre sofferto per le differenze che facevano tra di noi. Eh beh, queste sono sensazioni che non ti scrolli, soprattutto nella fase dell'imprinting quando sei bambino, quando sei ragazzo, quando stai cercando di definire, di intelleggere il tuo posto nel mondo, a volte ci si sente spinti indietro, tirati su, spostati, quindi è una fase molto delicata. Però pensa quanto la percezione che abbiamo. A me per esempio era esattamente il contrario, noi siamo tre fratelli e io invece ho sofferto tanto proprio per la mancanza di differenziazione di comportamento tra noi tre. E io dicevo a mia madre, vabbè questa è una cosa che purtroppo le ho detto dopo, in realtà da adulta, ho detto tu hai fatto, sei stata una bravissima madre, ma hai fatto un solo grande errore nella tua vita con noi, quello di trattarci tutti alla stessa maniera. Ma per me siete tutti uguali. E qui è sbagliato, l'ho sempre detto. Perché non siamo tutti uguali, dovevi differenziare in base al carattere, alla nostra emotività. Esattamente. Che varia anche nei periodi storici, perché puoi essere sensibile in un periodo più... Esatto. Però adesso lo ripetiamo ridendo con mia madre questo fatto qua. Diceva vabbè non potevo fare tutto per bene. Però da questo io ho imparato per esempio a trattare diversamente i miei figli, perché siccome è stata una situazione che a me ha fatto molto male, che mi ha anche diciamo costretta, quando ho avuto possibilità, ad andare via di casa perché volevo uscire da quella situazione lì, automaticamente io non l'ho fatto con i miei figli perché ho elaborato questa cosa. Io ho detto siamo tutti diversi, non possiamo essere trattati tutti nella stessa maniera. Allora, perfetto. Io voglio mostrare questo, che è quello che hai lì accanto e che hai mostrato. I segreti della mente milionaria, visto che parliamo di libri, ve lo consiglio. Pensare da ricchi per diventare ricchi. È chiaro che il pretesto non è quello di avere soldi, di avere un conto in banca, ma vedi, il gioco interiore della ricchezza. Inseguire la condizione del meritare una ricchezza ti può aiutare tantissimo nel lavorare su te stesso, anche perché la serenità finanziaria, quella vera, non quella forzata, la serenità finanziaria va sempre a casa delle persone serene. Cioè, non è che si diventa sereni perché si hanno i soldi, ma arriva, il problema soldi scompare quando tu hai trovato l'equilibrio giusto di serenità anche senza i soldi. E allora è lì che proprio ti si apre l'autostrada e vieni probabilmente anche pregnato. Guarda Mario, io in questo libro, che sto veramente gustando pagina dopo pagina, sai, ho scoperto, ho capito anche perché nell'attività che noi svolgiamo non tutti riescono. Perché magari, al di là dell'impegno che uno ci può mettere, però io dico a parità d'impegno magari, no? Perché alcuni riescono e altri no? A volte, non dico sempre, ma spesso e volentieri, magari può dipendere anche proprio dallo schema mentale che abbiamo in riferimento alla ricchezza, alla prosperità, che deriva dallo schema genitoriale. Io ho fatto quel capitolo di un bello incredibile e bisognerebbe veramente lavorarci e ho capito anche tanti miei schemi, tanti schemi di mio marito, degli altri membri poi della delle nostre famiglie di origine. È bellissimo. Guarda, c'è scritto, per chiunque voglia aumentare la propria ricchezza finanziaria mentale e interiore. Assolutamente sì. Ricchezza interiore, così come la profondità, come il proprio mondo interiore, il proprio giardino segreto. Deve esserci guai. Chi calpesta la ruola del nostro giardino segreto, io dico sempre, bisogna essere inflessibili a difendere i propri ricordi, perché poi c'è qualcuno che prova a insozzarteli i ricordi, che prova a modificarteli i ricordi. Quindi io la sera mi ricarico, quando vado a letto mi ricarico i ricordi. Ho già detto una volta, forse nella puntata di Sanremo, che io ogni tanto vado a letto con le cuffiette e mi metto le playlist in base ai periodi della mia vita. Così se io sento partire le prime note del tempo delle mele o di qualche brano lento degli anni Ottanta, penso alle feste in casa, all'emozione dei lenti. Cioè a invitare, vado, non vado. Non so voi ragazze maledette che avevate questa fortuna di dover essere invitate. Ci toglievamo tutti gli impicci, non dovevamo fare noi il primo passo. Salvo poi il belloccio della classe, allora li facevate quelle pic mi. Tu hai una figlia adolescente, mia figlia, e in segna esiste la categoria delle pic mi. Sai chi sono le pic mi? Assolutamente no. Hai presente quando si fanno le squadre per giocare a pallone e dice prendi me, prendi me. Sono quelle che fanno tutti gli occhi dolci. Scegli me, scegli me. Voi facevate quello durante le pic mi. È vero, sì. Con i bellocci. Invece noi poveri sfortunati dovevamo venire noi. Vuoi ballare? E finiva il brano. E noi, va bene. Oppure, ah no, ma mi fanno mali i piedi. Non posso, insomma. Va bene, qui si potrebbe aprire un altro capitolo, un altro argomento. La voglia. Vai, chiudiamo. Allora, chiudiamo. Io non avevo preparato neanche una chiusura, in realtà, perché non sapevo dove saremmo andati a finire con il discorso. Ma, una grande verità, se si è sereni si riesce più facilmente in qualsiasi cosa. Ovviamente sì. Però, ritornando a un discorso anche letterario, che a me sta tanto tanto a cuore, è bello, qualsiasi libro noi leggiamo, andare proprio a ricercare, cioè a rendersi conto che qualsiasi libro è scritto sulla base dei ricordi di qualcuno, che può essere il protagonista, che può essere una voce narrante, una voce esterna, eccetera. Mettendomi nei panni dello scrittore e della scrittrice, quando ho scritto il mio libro, che dicevo che non aveva assolutamente niente a che fare con me, perché non parla ovviamente in maniera autobiografica, col senno di poi, a distanza di ormai quasi 4 anni, mazza, già 4 anni sono passati, mi sono resa conto che invece in quel libro di me c'era tanto. E invece durante le presentazioni, quando facevo le presentazioni in giro, e mi chiedevano ma c'è qualcosa di te in questo libro, c'è una parte di te che parla attraverso il personaggio? Io dicevo no, perché siamo molto diversi io e i personaggi di questo libro, quindi non c'è nulla che parli di me, ma in realtà adesso, forse con un po' di maturità in più, tu diceva beh in 4 anni sì, perché 4 anni possono far tanta differenza, mi sono resa conto che in realtà ci ho messo parecchio del mio, inconsciamente, l'ho riconosciuto rileggendolo ultimamente. Ma diventa quello che apportiamo all'umanità e alle persone che ci sono vicine, legato tantissimo a come siamo diventati attraverso quello che ci è accaduto nella vita, quindi lo trasfondiamo nei libri, negli insegnamenti che diamo, nelle parole che diciamo, nelle reazioni che abbiamo, quindi io penso spesso che chi calpesta gli altri o chi si comporta perdendo il lume della ragione non ha bei ricordi a cui aggrapparsi e ha soltanto cattivi esempi che che vengono fuori con l'istinto animalesco che contraddistingue gli uomini. Perché anche i ricordi cattivi vanno letti e posizionati, non vanno interpretati come giustificazione per essere rabbiosi nella vita. Va bene, grazie a te. Grazie a te per avermi fatto compagnia anche stasera. Grazie a tutti. Un'altra cosa, una casa discografica celebre era Ricordi. La Ricordi, è vero, la Ricordi. Ma c'è ancora? Credo di sì, guarda il cagnolino davanti al grammofono. Mi pare di sì. Ricordi, era pazzesca questa cosa. La Ricordi, sì. Va bene, grazie. Grazie a tutti, quelli che hanno voluto condividere con noi un ricordo di infanzia, un qualsiasi ricordo, è stato bello leggerli e riviverli insieme. Ci vediamo la settimana prossima, salvo imprevisti, sempre qui, sempre giovedì alle ore 18 con un nuovo argomento che vedremo quale sarà. Vedremo

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