Mario Antonelli
I grandi Visionari

Matteo Berrettini, il ritorno senza cancellare le interruzioni

Il fratello che lo spinge a giocare, la finale di Wimbledon, gli infortuni e i tre titoli del 2024: il ritorno di Matteo Berrettini raccontato senza trasformarlo in una favola.

26 ottobre 2026

Matteo Berrettini
Matteo Berrettini ( Presidenza della Repubblica / Quirinale.it, licenza con attribuzione, via Wikimedia Commons)Licenza: Licenza con attribuzione (Quirinale.it)Presidenza della Repubblica

C'è una frase che quasi nessuno dei grandi campioni si sente di dire in pubblico, e che invece qualcuno ha detto. Non dopo una sconfitta, ma nel mezzo di una stagione complicata: «Ho perso la gioia per questo sport». Le parole di Matteo Berrettini in un'intervista ATP dell'agosto 2023, riferite ai ripetuti infortuni, in inglese suonano così: «I lost the joy for the sport».

Una persona che vince da tutta la vita, che ha giocato una finale di Wimbledon, che dice fuori che il problema non era il risultato ma il gusto di giocare. Vale la pena fermarsi su questa frase prima di parlare di tutto il resto.

Chi era

Nasce a Roma il 12 aprile 1996. I genitori sono Luca e Claudia; il fratello minore Jacopo gioca a tennis. Lui comincia a quattro anni; a otto è Jacopo a chiedergli di giocare di più, e in quel gesto c'è l'inizio del percorso tennistico vero e proprio.

Nel 2021 diventa il primo italiano finalista nel singolare maschile di Wimbledon. Non vince il torneo: la fonte lo dice chiaramente, e il racconto lo mantiene. Nel 2022, dopo la semifinale agli Australian Open, raggiunge il numero 6 del mondo; a marzo viene operato alla mano destra.

Il punto di svolta

Il 2023 è l'anno in cui tutto si sovrappone. A Monte Carlo si ritira per un infortunio agli obliqui. In agosto arriva la frase sulla gioia perduta. La stagione si chiude dopo gli US Open per una lesione a un legamento della caviglia. In ottobre annuncia la fine della collaborazione con Vincenzo Santopadre, l'allenatore con cui aveva lavorato per tredici anni.

Il 2024 comincia peggio ancora: si ritira dagli Australian Open prima dell'esordio per un problema al piede, e torna a giocare a marzo dopo sei mesi di assenza.

E poi, piano, le cose si riallineano. A Marrakech vince il primo titolo dal Queen's 2022, e ringrazia chi gli era rimasto vicino quando, infortunato, non pensava di farcela. Chiude l'anno con tre titoli ATP e con il premio di Comeback Player of the Year, risalendo dal numero 154 del mondo ai primi quaranta.

Alla classifica del 19 ottobre 2026 risulta numero 43, con 1.173 punti. I risultati dopo quella data non li riporto, perché non li ho trovati in una fonte datata.

Cosa possiamo prendere da lui

Prima cosa: dire che hai perso la gioia non è ammettere una debolezza. È una diagnosi che lui stesso ha formulato, sui propri infortuni, e che ha permesso di lavorare sul problema giusto. Spesso il problema visibile — gli stop fisici — nasconde il problema vero, che sta nel modo di stare dentro il proprio lavoro.

Seconda: il ritorno non è una linea retta. Alla caviglia segue il piede; al rientro di marzo seguono mesi in cui i risultati arrivano un passo alla volta, con qualche stop nuovo nel mezzo. Chi descrive i rientri come traiettorie dritte ha guardato solo il filmato finale.

Terza: nei momenti in cui non pensi di farcela, il fattore che fa la differenza non è la forza di volontà ma la rete che ti resta attorno. I ringraziamenti dopo Marrakech — squadra, amici, famiglia — raccontano una cosa semplice: il sostegno non si attiva il giorno del titolo. Si costruisce negli anni, e si tiene acceso soprattutto quando non serve a vincere nulla.

La finale di Wimbledon resta nella storia, ma la frase che racconta meglio Berrettini è un'altra: quella della gioia persa e ritrovata. Perché un rientro vero non si misura solo dal ranking. Si misura dal fatto che, una mattina, ritorni ad avere voglia.

Riferimenti

Questo contenuto è stato realizzato a partire da fonti reali e autorevoli, con il supporto dell’intelligenza artificiale generativa e la supervisione della redazione.

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