Mario Antonelli
I grandi Visionari

Carlos Alcaraz, i traguardi e il tempo interrotto

Dalla prima partita finita alle tre di notte al Career Grand Slam, passando per gli infortuni: Carlos Alcaraz raccontato attraverso le rinunce, non solo i trofei.

25 ottobre 2026

Carlos Alcaraz
Carlos Alcaraz ( OMAR.ERRE , CC BY 4.0, via Wikimedia Commons)Licenza: CC BY 4.0OMAR.ERRE, CC BY 4.0

C'è una partita in cui tutto sembra già deciso a favore del più forte, e invece si trascina per ore. Si gioca a Rio de Janeiro il 17 febbraio 2020. In campo c'è un ragazzo di sedici anni, numero 406 del mondo. Finisce alle tre del mattino: tre ore e trentasette minuti. «I will remember Rio forever», dirà dopo quella prima vittoria ATP.

Quel ragazzo è Carlos Alcaraz, e questa è la parte che i titoli sui giornali di solito non raccontano.

Chi era

Nasce il 5 maggio 2003 a El Palmar, Murcia, in Spagna. Comincia a giocare a quattro anni, portatoci dal padre. Nel 2021 vince a Umag il primo titolo ATP e chiude la stagione aggiudicandosi anche le Next Gen ATP Finals.

Nel 2022 vince gli US Open battendo Casper Ruud in finale. Il 12 settembre diventa il più giovane numero uno della storia del ranking ATP, istituito nel 1973, e il primo adolescente a raggiungere quella posizione. Nel 2023, dopo una valutazione medica a Murcia, rinuncia al Masters 1000 di Monte Carlo: comunica un'artrite post-traumatica alla mano sinistra e disturbi muscolari alla colonna che richiedono riposo.

Il punto di svolta

Il 1° febbraio 2026 Alcaraz vince il suo primo Australian Open, superando Novak Djokovic 2-6, 6-2, 6-3, 7-5. A ventidue anni è il più giovane uomo dell'era Open a completare il Career Grand Slam, cioè a vincere tutti e quattro i tornei maggiori. Ai microfoni dice: «I think nobody knows how hard I have been working to get this trophy. I chased this moment so much».

Poi arriva la parte che non finisce in nessuna classifica. Un infortunio al polso lo tiene fuori per oltre quattro mesi, tra Barcellona e gli US Open. Al ritorno raggiunge i quarti di finale a New York. Il 6 ottobre vince il torneo ATP 500 di Tokyo battendo Jiří Lehečka 7-6(4), 6-4: è il primo titolo dopo il rientro. Il 12 ottobre perde al terzo turno di Shanghai contro Zizou Bergs, 7-5, 7-6(4). L'ATP lo indica in quella data numero 3 del mondo, con un bilancio di 11 vittorie e 2 sconfitte dal rientro.

Notate la sequenza: stop, quarti, titolo, sconfitta. Non è la traiettoria di una favola. È una carriera con dentro le pause.

Cosa possiamo prendere da lui

Prima lezione: la precocità non cancella la fatica, la rende solo meno visibile. Chi arriva presto agli occhi di tutti ha comunque giocato partite lunghe, storte, finite a notte fonda. Il talento accorcia i tempi, non elimina i chilometri.

Seconda: rinunciare a un torneo è una decisione professionale, non un cedimento. Monte Carlo arriva dopo una visita medica e una diagnosi dichiarata. Dire «non sono nelle condizioni» quando i punti in palio sono tanti è più difficile di quanto sembri da fuori, perché la rinuncia costa subito e paga, se paga, in un tempo che nessuno ti garantisce.

Terza: un rientro non procede in linea retta. Dopo mesi di stop si può perdere al terzo turno. Il recupero agonistico non è una promessa che il risultato successivo sia quello che speravi.

Alcaraz ha ventitré anni e una lista di traguardi che molti non raggiungono in una vita. Ha anche un polso che gli ha imposto quattro mesi di fermi. Tutte e due le cose sono vere, e la seconda spiega meglio della prima come si attraversa un anno difficile senza mollare.

Riferimenti

Questo contenuto è stato realizzato a partire da fonti reali e autorevoli, con il supporto dell’intelligenza artificiale generativa e la supervisione della redazione.

Altri visionari

Community WhatsApp

Il posto dove You Leader continua durante la settimana

Riflessioni, note vocali, domande, anticipazioni e cose che non finiscono sui social.

Entra nella community